Tre miliardi. È la soglia simbolica che il 5G ha appena superato a livello globale e che racconta meglio di qualsiasi slogan quanto rapidamente la nuova generazione di reti mobili si sia diffusa nel mondo. Secondo l’ultima edizione dell’Ericsson Mobility Report, nei primi tre mesi del 2026 sono stati attivati altri 162 milioni di abbonamenti, portando il totale a 3,1 miliardi.
Ma fermarsi al numero sarebbe riduttivo. Perché dietro la crescita degli utenti emerge un fenomeno più interessante: il modo in cui persone, applicazioni e servizi utilizzano le reti mobili sta cambiando. E il traffico dati, da sempre dominato dai contenuti scaricati verso i dispositivi, comincia a mostrare una dinamica diversa.
Non cresce soltanto il 5G: cambia il traffico che attraversa le reti
La diffusione del 5G continua a procedere a ritmi sostenuti. Oggi quasi la metà del traffico dati mobile mondiale (48%) viaggia già su reti di quinta generazione. Secondo le previsioni riportate da Ericsson, entro la fine del 2031 questa quota raggiungerà l’85%, mentre gli abbonamenti globali saliranno a 6,4 miliardi.
Il dato è particolarmente significativo se si considera che in molte aree del mondo, tra cui Europa Occidentale, Nord America e Asia nordorientale, il 5G è destinato a rappresentare il 90% o più delle sottoscrizioni mobili.
La trasformazione però non riguarda soltanto la diffusione della tecnologia. A cambiare è anche la direzione dei dati che attraversano le reti.
Per anni il traffico mobile è stato caratterizzato soprattutto dal download: video in streaming, social network, musica, contenuti consumati dagli utenti. Oggi molti operatori segnalano una crescita più rapida del traffico in uplink, cioè quello generato dai dispositivi verso la rete.
Su un campione di 55 operatori analizzati da Ericsson, 43 hanno registrato una crescita dell’uplink superiore a quella del downlink. In 17 casi il ritmo è risultato almeno una volta e mezza più elevato.
Dietro questo cambiamento ci sono abitudini ormai consolidate: applicazioni collaborative, condivisione continua di foto e video, utilizzo crescente dei servizi cloud. Attività che producono dati e li inviano costantemente verso la rete invece di limitarsi a riceverli.
Secondo le stime riportate nel report, la crescente domanda generata dall’intelligenza artificiale potrebbe portare il traffico uplink a triplicare o persino superare questa soglia entro il 2031.
Il 5G diventa sempre più una rete “su misura”
Un’altra tendenza evidenziata dal report riguarda la crescita delle offerte di connettività differenziata basate sul 5G Standalone. Alla fine del 2025 erano già 390 gli operatori che avevano lanciato servizi 5G e oltre 90 quelli con reti 5G Standalone attive. Parallelamente sono aumentate anche le proposte commerciali che sfruttano il cosiddetto network slicing: da 65 a 84 in appena sei mesi.
In termini pratici, il network slicing consente di riservare porzioni dedicate della rete a specifici utilizzi, garantendo livelli di servizio differenti a seconda delle necessità. Un approccio che sta progressivamente uscendo dalla fase sperimentale per diventare parte integrante delle offerte disponibili sul mercato.
Anche il Fixed Wireless Access (FWA) continua a guadagnare terreno. Cresce infatti il numero di operatori che propongono piani tariffari basati sulla velocità della connessione: erano il 57% un anno fa, sono diventati il 71%. Nello stesso periodo altri sei Paesi hanno introdotto per la prima volta servizi 5G FWA.
Mentre il 5G cresce, il settore guarda già al 6G
La fotografia scattata dal Mobility Report mostra un ecosistema ancora nel pieno della fase di espansione del 5G, ma con uno sguardo già rivolto alla generazione successiva. Le attività di standardizzazione del 6G sono infatti già in corso. Tra le caratteristiche considerate più rilevanti figurano il supporto all’Integrated Sensing and Communication (ISAC), una maggiore integrazione tra reti terrestri e satellitari per ridurre le aree prive di copertura e una forte attenzione all’efficienza energetica.
Le prime specifiche implementabili sono attese tra la fine del 2028 e l’inizio del 2029, mentre i primi servizi commerciali potrebbero arrivare intorno al 2030. Con uno scenario che ricorda quello già visto per il 5G: Stati Uniti, Cina, Giappone, Corea del Sud e Paesi del Golfo indicati come i candidati più probabili per guidare la fase iniziale di adozione.
Nel frattempo, però, il dato più interessante resta quello del presente. Perché i 3 miliardi di abbonamenti certificano la maturità del 5G, ma soprattutto raccontano reti che non servono più soltanto a consumare contenuti. Sempre più spesso servono a produrli, condividerli e alimentarli in entrambe le direzioni.
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Marco Brunasso
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