Si arriva a Matera e qualcosa spiazza subito: il suono. Passi che risuonano sulla pietra chiara, campane diffuse da più campanili, il vento che risale la Gravina. Poi lo sguardo riconosce il reticolo di tetti, scale e cavità: qui la città non è stata innalzata, ma incisa nella roccia. La sorpresa non finisce all’esterno. Sotto le piazze si aprono cisterne monumentali, all’interno delle case si scoprono stalle e bracieri, nella roccia appaiono cicli di affreschi. E appena oltre il canyon, la Murgia racconta epoche lontanissime, con villaggi difesi da fossati e grotte frequentate fin dal Paleolitico. Il risultato è un paesaggio che cambia a ogni scala: orizzonti, ipogei, pareti affrescate. Ecco cosa sapere prima di visitare Matera.
Orientarsi tra Sassi, Civita e i tre belvedere
La Matera storica nasce attorno ai due rioni dei Sassi, Barisano e Caveoso, divisi dallo sperone della Civita su cui si eleva il Duomo. Tutto dialoga con la Gravina, il canyon che corre ai piedi della città. Lo spartiacque con la parte moderna è Piazza Vittorio Veneto: da qui una terrazza porticata regala il primo colpo d’occhio sul Sasso Barisano, tra tetti color miele e facciate “normali” che celano ambienti scavati nel tufo. Proprio sotto, invisibile da fuori, si estende il Palombaro Lungo, immensa cisterna ipogea con pareti in tufo rivestite d’intonaco e i segni circolari lasciati dai secchi per secoli.
Poco oltre, da Piazzetta Pascoli si inquadra il Sasso Caveoso con la Civita e la rupe del Monterrone in primo piano: qui la città sembra un anfiteatro, con case-grotta in salita interrotte solo dalle chiese. Dalla piazza del Duomo, invece, lo sguardo abbraccia entrambi i Sassi e, oltre il canyon, le altezze della Murgia Timone.
Sassi e case-grotta: la vita scavata nel tufo
La visita inizia davvero quando si affrontano le scale in pietra. Le case-grotta raccontano la quotidianità della Matera contadina: un solo vano per camera, cucina, zona pranzo e stalla. Nel Sasso Caveoso alcune abitazioni sono allestite come negli anni Quaranta e Cinquanta, con letti in ferro, braciere centrale, mangiatoia, tinozze e piccoli water mobili. L’aria fresca e umida – costante anche d’estate – rende tangibile ciò che significava abitare qui in molti, insieme agli animali.
Accanto a queste, esistono case scavate ma più articolate, come Casa Noha nei pressi del Duomo: un insieme di ambienti attorno a una corte, oggi bene FAI con un percorso multimediale che ripercorre la storia dei Sassi dalle origini allo sfollamento degli anni Cinquanta. Sotto il palazzo dei Malvezzi, infine, Materasum rivela la Matera sotterranea: un dedalo di spazi, cunicoli, antiche strade, depositi e luoghi di culto che svela la città in verticale, su più livelli.
Chiese rupestri: affreschi che emergono dalla roccia
La rete di chiese rupestri è capillare: ambienti scavati nella roccia, raccolti, spesso affrescati in stile bizantino con ocra, verdi e rossi ancora leggibili sulle superfici irregolari. Nel cuore del Sasso Caveoso, il blocco del Monterrone custodisce due tappe imperdibili. La chiesa di Santa Maria di Idris, raggiungibile dalla vicina Santa Lucia alle Malve, e la cripta di San Giovanni in Monterrone, collegata da un cunicolo interno. Qui si incontrano affreschi del XIII secolo, con santi, evangelisti e una Madonna col Bambino dalle ombreggiature misurate, opera di maestranze arrivate da Oriente.
Ai margini dell’abitato, lungo la Gravina di Picciano, la Cripta del Peccato Originale concentra in pochi metri quadrati un ciclo pittorico dedicato alla Creazione e al racconto biblico del peccato. La qualità e la conservazione le hanno valso il soprannome di “Cappella Sistina” delle chiese rupestri.
Duomo e Murgia: storia, archeologia e panorami
Per mettere ordine nelle epoche, conviene salire alla Cattedrale sulla Civita, vertice che separa i due Sassi. L’edificio, in stile romanico pugliese, è dedicato alla Madonna della Bruna e a Sant’Eustachio. In facciata spicca il grande rosone scolpito, interpretato come una ruota della fortuna: il cerchio in movimento, inserito in un quadrato con quattro figure asimmetriche, richiama la mutevolezza della sorte e l’imperfezione umana. Dentro, impianto a croce latina, decorazioni barocche e tracce più antiche legate al primo monastero benedettino presente in zona.
Oltre il canyon si apre il Parco della Murgia Materana, sulle alture carsiche di Murgia Timone e Murgecchia. L’area è tra le più rilevanti in Italia per ritrovamenti del Paleolitico e del Neolitico e ospita numerose chiese rupestri e villaggi trincerati, insediamenti difesi da fossati scavati nella roccia profondi circa due metri e mezzo.
Villaggi trincerati e ceramiche di Serra d’Alto
Prima di raggiungere i belvedere, vale la pena conoscere i nomi che ricorrono tra gli appassionati: Trasano, Tirlecchia, Murgia Timone, Murgecchia, Serra d’Alto. Proprio a Serra d’Alto il fossato tocca misure notevoli – oltre quattro metri di larghezza e tre di profondità – segno di una comunità numerosa e organizzata. Molti vasi in ceramica graffita rinvenuti qui sono oggi esposti al Museo Archeologico Nazionale “Domenico Ridola”.
Grotta dei Pipistrelli: tracce dal Paleolitico
Nel parco si incontra anche la Grotta dei Pipistrelli, che conserva testimonianze dalla preistoria all’età dei metalli. Per secoli attirò cercatori di tesori, complici leggende legate a Federico Barbarossa. Gli scavi tra Ottocento e primo Novecento hanno riportato alla luce focolari, strumenti in selce e ossidiana e resti animali, oggi al Museo Ridola. L’accesso richiede attrezzatura adeguata e accompagnatori esperti: il suolo è scivoloso e l’ambiente è delicato.
Ponte sulla Gravina e belvedere di Murgia Timone
Un ponte tibetano collega idealmente la città alla Murgia, permettendo di attraversare la Gravina e risalire verso Murgia Timone. Il percorso è un vero trekking, con pendenze e tratti rocciosi: servono scarpe adatte, acqua e cappello. Non è indicato per chi ha mobilità ridotta o problemi cardiaci, soprattutto per la risalita. Dal belvedere di Murgia Timone, la vista è totale: l’anfiteatro dei Sassi si apre intero.
Mangiare a Matera: pane e peperone crusco
La tavola completa il racconto. Il pane di Matera, con crosta spessa e mollica gialla, nasce da grani duri locali e torna in piatti identitari come la cialledda, preparazione a base di pane raffermo, olio, cipolla e verdure proposta calda o fredda secondo stagione, o il “pane cotto” con l’acqua di cottura delle cime di rapa.
Protagonista irrinunciabile è il peperone crusco, rosso dolce essiccato e poi fritto finché scoppietta, servito come contorno, sbriciolato sulla pasta o con carni e formaggi. Tra i secondi, la pignata – tegame di terracotta per cotture lente di carni e aromi – e il classico fave e cicoria.
Come arrivare e muoversi: consigli pratici
La soluzione più comoda prevede l’arrivo a Bari, servita da voli nazionali e internazionali, e il proseguimento in autobus o treno regionale verso Matera. In auto, dall’Adriatico di norma si segue l’A14 fino a Bari Nord e poi le statali per Altamura e Matera. Una volta in centro, l’accesso ai rioni dei Sassi è regolamentato: conviene informarsi sulle aree di sosta esterne e muoversi a piedi o con i mezzi pubblici urbani. La città è raccolta ma con dislivelli: scarpe adatte e un ritmo cadenzato permettono di vedere molto in uno o due giorni.
Dintorni: dove allungare il viaggio
Con qualche giorno extra, Matera può diventare base per esplorare altri angoli di Basilicata. Verso ovest, la costa tirrenica di Maratea offre calette e acqua profonda. Sulla costa ionica, l’area archeologica di Metaponto conserva resti di templi dorici. Nell’entroterra, il borgo fantasma di Craco si staglia in un paesaggio quasi da western. A Venosa si incontrano il castello aragonese e tracce di una storia che risale al Neolitico.
Articolo visto su (travel.thewom.it) Sembra un immenso presepe scavato nella roccia: è l’angolo più magico e antico della Basilicata
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