Educazione civica non è una seconda interrogazione. La doppia valutazione della stessa prova tradisce la legge, gli studenti e il senso della cittadinanza


Esiste una pratica che continua a diffondersi in numerose scuole italiane e che merita una riflessione seria, rigorosa e, soprattutto, fondata sul diritto scolastico e sulla pedagogia.

Accade che uno stesso compito, una stessa interrogazione o una stessa verifica venga valutata una prima volta per la disciplina di insegnamento e una seconda volta per l’Educazione civica.

Il risultato è spesso paradossale.

Lo studente ottiene, ad esempio, otto in Diritto e otto in Educazione civica.

Sette in Scienze e sette in Educazione civica.

Nove in Economia aziendale e nove in Educazione civica.

Due voti apparentemente distinti che, in realtà, derivano dalla medesima prestazione.

Eppure una domanda dovrebbe sorgere spontanea.

Se il voto è identico, se la prova è identica, se gli indicatori osservati sono identici, se i criteri utilizzati sono identici, che cosa è stato realmente valutato?

La risposta è semplice e inquietante allo stesso tempo.

Non è stata valutata l’Educazione civica.

È stata semplicemente duplicata la valutazione disciplinare.

La Legge 92 del 2019 non ha istituito una nuova materia

Il primo equivoco nasce da una lettura superficiale della normativa.

La Legge 20 agosto 2019, n. 92 non ha introdotto una nuova disciplina scolastica nel senso tradizionale del termine.

Ha introdotto un insegnamento trasversale finalizzato alla formazione della cittadinanza attiva e responsabile.

Lo stesso impianto normativo richiama costantemente la dimensione delle competenze e della formazione della persona.

Le nuove Linee guida ministeriali ricordano che l’Educazione civica mira a promuovere il pieno sviluppo della persona, la partecipazione alla vita democratica, la responsabilità individuale e sociale, la cultura del rispetto e la valorizzazione dei talenti di ogni studente.

Non si parla di memorizzazione.

Non si parla di nozionismo.

Non si parla di ripetizione di contenuti.

Si parla di cittadinanza.

Si parla di competenze.

Si parla di comportamenti.

Si parla di partecipazione.

L’Educazione civica ha obiettivi diversi dalle discipline

Qui si colloca il nodo centrale.

Ogni disciplina possiede obiettivi propri.

La Matematica sviluppa competenze logico-matematiche.

L’Italiano sviluppa competenze linguistiche.

La Storia sviluppa competenze storico-critiche.

Le Scienze sviluppano competenze scientifiche.

L’Educazione civica sviluppa competenze di cittadinanza.

Le Linee guida affermano chiaramente che le competenze attese non sono riconducibili ad una singola disciplina né ad un singolo ambito disciplinare.

Se gli obiettivi sono diversi, la valutazione deve necessariamente essere diversa.

Non è una scelta.

È una conseguenza logica e giuridica.

Se la griglia è la stessa, la valutazione è illegittima

Qui occorre essere estremamente chiari.

Una valutazione non è un numero.

Una valutazione è il risultato di un processo osservativo.

Ogni voto deve essere sostenuto da indicatori, descrittori e criteri coerenti con ciò che si intende valutare.

Se un docente utilizza la stessa griglia per attribuire un voto disciplinare e un voto di Educazione civica, sta implicitamente dichiarando che i due oggetti valutati coincidono.

Ma non coincidono.

Non possono coincidere.

La competenza disciplinare e la competenza civica sono dimensioni differenti.

Pertanto:

  • indicatori differenti richiedono griglie differenti;



  • competenze differenti richiedono rubriche differenti;



  • finalità differenti richiedono strumenti differenti;



  • osservazioni differenti richiedono evidenze differenti.

Quando il voto finale di Educazione civica coincide perfettamente con quello disciplinare, il sospetto pedagogico diventa quasi una certezza metodologica: non è stata effettuata una reale osservazione delle competenze civiche.

È stato semplicemente copiato un voto.

La contitolarità non significa duplicazione

Uno degli errori più frequenti nasce da una lettura impropria del concetto di contitolarità.

Le Linee guida richiamano espressamente la contitolarità dell’insegnamento tra tutti i docenti del consiglio di classe.

Ma contitolarità non significa che ogni docente attribuisca automaticamente un voto di Educazione civica ogni volta che valuta la propria disciplina.

Significa qualcosa di molto diverso.

Significa che tutti i docenti concorrono allo sviluppo delle competenze civiche.

Significa che tutti osservano.

Significa che tutti documentano.

Significa che tutti contribuiscono alla formulazione della proposta valutativa finale.

Non significa duplicare verifiche.

Non significa moltiplicare voti.

Non significa trasformare l’Educazione civica in una seconda disciplina mascherata.

Il tradimento della finalità educativa

L’aspetto più grave non è nemmeno quello normativo.

È quello culturale.

Quando l’Educazione civica viene ridotta ad una seconda interrogazione, viene completamente svuotata del suo significato.

Le Linee guida parlano di sviluppo del pensiero critico, di dialogo, di rispetto reciproco, di inclusione, di partecipazione e di crescita della persona.

Parlano di cittadini responsabili, autonomi e consapevoli.

Parlano di comportamenti coerenti con i valori costituzionali.

Nulla di tutto questo può essere adeguatamente misurato attraverso la semplice ripetizione di contenuti disciplinari.

Uno studente può conoscere perfettamente il Codice della strada e continuare ad assumere comportamenti irresponsabili.

Può conoscere l’articolo 3 della Costituzione e manifestare atteggiamenti discriminatori.

Può conoscere la normativa ambientale e non avere alcuna sensibilità ecologica.

L’Educazione civica nasce proprio per colmare questa distanza tra sapere e agire.

Tra conoscenza e responsabilità.

Tra informazione e cittadinanza.

Quando il docente tradisce la disciplina che insegna

Paradossalmente, chi attribuisce lo stesso voto alla disciplina e all’Educazione civica tradisce anche la propria disciplina.

Perché finisce per affermare implicitamente che la disciplina non possiede una propria identità epistemologica.

Che Diritto ed Educazione civica coincidono.

Che Scienze ed Educazione civica coincidono.

Che Economia aziendale ed Educazione civica coincidono.

Che Italiano ed Educazione civica coincidono.

Ma non è così.

Le discipline mantengono la loro autonomia culturale.

L’Educazione civica dialoga con esse.

Non si sovrappone ad esse.

Non le sostituisce.

Non le replica.

Formare cittadini, non ripetitori di nozioni

La domanda finale che ogni docente dovrebbe porsi è molto semplice.

Sto valutando ciò che lo studente sa?

Oppure sto valutando ciò che lo studente è diventato?

Perché la vera missione dell’Educazione civica non consiste nel produrre studenti capaci di ripetere norme, articoli di legge, definizioni e procedure.

La sua missione consiste nel formare cittadini.

Cittadini capaci di esercitare il pensiero critico.

Cittadini capaci di rispettare gli altri.

Cittadini capaci di partecipare alla vita democratica.

Cittadini capaci di assumersi responsabilità.

Cittadini capaci di tradurre i valori costituzionali in comportamenti quotidiani.

Quando la scuola dimentica questa missione e riduce l’Educazione civica ad un voto copiato da un’altra disciplina, non commette soltanto un errore tecnico.

Tradisce la legge.

Tradisce la pedagogia.

Tradisce i propri studenti.

E tradisce, soprattutto, l’idea stessa di cittadinanza che la Costituzione affida alla scuola della Repubblica.


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 Antonio Fundarò

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