dal patrimonio “usa e getta” al Gemello Digitale Sociale


di Carmelo Iannicelli, Consigliere Tesoriere e Presidente della commissione Telecomunicazioni dell’Ordine Ingegneri della Provincia di Milano

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Per decenni abbiamo guardato alle nostre case, e in particolare ai grandi complessi dell’Edilizia Residenziale Pubblica, come a scatole di mattoni e cemento. Oggetti statici, costruiti una volta e poi abbandonati al loro destino e all’usura del tempo. È il modello dell’edilizia “usa e getta”: una linea retta che parte dai finanziamenti, passa per il cantiere e si interrompe bruscamente il giorno dell’inaugurazione, quando le chiavi vengono consegnate agli inquilini. Da quel momento in poi, l’edificio comincia a invecchiare in silenzio. Chi lo ha progettato esce di scena, e l’ente pubblico si ritrova a gestire un patrimonio immenso senza avere gli strumenti per capire cosa accada davvero tra quelle mura.

Senza informazioni, la manutenzione diventa una rincorsa all’emergenza: si interviene solo quando un tubo è già rotto, quando la caldaia si blocca in pieno inverno o quando le facciate cadono a pezzi. I costi per le casse degli enti pubblici diventano altissimi e i disagi per le famiglie intollerabili. Oggi, però, siamo davanti a una svolta storica. Per salvare questo patrimonio e garantire una vita dignitosa a chi lo abita, dobbiamo cambiare paradigma: passare dall’idea di “casa come prodotto” a quella di “casa come servizio”. Un cambiamento che si realizza attraverso una tecnologia dal cuore profondamente umano: il Social Digital Twin, o Gemello Digitale Sociale.

L’idea di base è affascinante: per ogni edificio reale, fatto di cemento e tubature, costruiamo un suo “gemello” nel mondo dei computer. Non si tratta di un semplice disegno in tre dimensioni, ma di una replica intelligente e sempre aggiornata. Questo modello digitale prende vita grazie a una rete di piccoli sensori posizionati nei punti chiave della struttura reale. Questi sensori, invisibili e per nulla invadenti, misurano costantemente lo stato di salute dell’edificio: la temperatura delle stanze, la pressione dell’acqua nei tubi, l’umidità nei muri e il funzionamento delle caldaie.

In questo modo, l’edificio acquisisce la capacità di “parlare” e di comunicare il proprio stato di salute ai tecnici. Se un isolamento sul tetto comincia a cedere o se una pompa dell’acqua mostra piccole anomalie prima ancora di rompersi, il Gemello Digitale lancia un allarme. La Pubblica Amministrazione può così intervenire in anticipo, programmando la riparazione con calma, spendendo molto meno ed evitando che gli inquilini restino al freddo o senza acqua. È il passaggio fondamentale dalla manutenzione reattiva (intervenire dopo il danno) a quella predittiva (capire prima cosa accadrà).

Il Gemello Digitale è una tecnologia nata nei laboratori della Nasa per monitorare i razzi nello spazio e poi usata nell’industria pesante per controllare motori e grandi ponti autostradali. In quei settori, tutto risponde alle rigide leggi della fisica e della matematica. Ma una casa popolare non è un razzo spaziale. Un palazzo non è fatto solo di muri e impianti; è fatto soprattutto dalle persone che lo abitano.

Se ci limitiamo a guardare solo l’aspetto tecnico, commettiamo un errore di miopia. Un palazzo può essere perfetto sulla carta, isolato termicamente con i migliori materiali e dotato di caldaie modernissime, ma se gli inquilini non sanno come usare i nuovi sistemi di ventilazione, o se si trovano in una condizione di tale povertà da non poter pagare le bollette, quell’edificio smetterà di funzionare come previsto. Il comportamento umano è variabile, imprevedibile e sfugge alle formule degli ingegneri. Per questo motivo è nato il Social Digital Twin: l’evoluzione che unisce la tecnologia alla sociologia.

Il Gemello Digitale Sociale non si limita a copiare i muri, ma cerca di comprendere la comunità che vive all’interno di quei muri. Nel computer, la popolazione del palazzo non viene studiata come una massa indistinta o basandosi su un “inquilino medio” che nella realtà non esiste. Ogni nucleo familiare viene inserito nel modello virtuale, un “agente”,  rispettando le sue caratteristiche uniche: l’età degli abitanti, il numero di componenti, la situazione economica e le abitudini quotidiane. Ovviamente, tutto questo avviene nel massimo rispetto delle leggi europee sulla privacy, proteggendo l’identità di ciascuno.

Mettendo in relazione dinamica la dimensione strutturale dell’immobile con la dimensione sociale dei residenti, il sistema consente di raggiungere obiettivi predittivi di grande valore.

Di seguito vengono riportati alcuni esempi significativi:

1. Prevedere l’impatto delle scelte politiche: Se il Comune decide di cambiare le tariffe degli affitti o di modificare i criteri per accedere agli sconti sulle bollette, può simulare questa decisione nel computer prima di applicarla nella realtà. Il sistema mostrerà in anticipo quali famiglie rischiano di trovarsi in difficoltà economica a causa di quel cambiamento, evitando di fare esperimenti sulla pelle delle persone.

2. Prevedere il valore immobiliare e i benefici economici: Spesso la Pubblica Amministrazione non sa quanto valga davvero il proprio patrimonio o quali interventi possano aumentarne il pregio nel tempo. Il Gemello Digitale Sociale è in grado di calcolare in anticipo come cambierà il valore economico di un palazzo e dell’intero quartiere, prima ancora di muovere un solo mattone. Ad esempio, può simulare l’impatto di una ristrutturazione energetica, dell’aggiunta di uno spazio verde comune o del miglioramento dei servizi di zona, stimando con precisione quanto aumenterà il valore patrimoniale pubblico e quanti costi di gestione verranno abbattuti. In questo modo, lo Stato sa esattamente dove e come investire il denaro pubblico per ottenere il massimo rendimento economico e sociale.

3. Pianificare i servizi comunitari e la rigenerazione del quartiere: Un quartiere non ha bisogno solo di case, ma di vita. Il modello virtuale analizza l’evoluzione demografica reale degli inquilini per guidare la creazione di servizi locali. Ad esempio se il sistema prevede un picco di popolazione anziana in un determinato isolato, l’amministrazione può programmare in anticipo la conversione di locali commerciali sfitti in centri diurni, presidi medici di quartiere o spazi per l’assistenza domiciliare. Questo tipo di pianificazione trasforma i complessi di edilizia pubblica in motori di micro-economia locale, aumentando la coesione sociale e riducendo drasticamente la spesa pubblica per l’assistenza centralizzata.

4. Simulare l’evacuazione in caso di incidenti ed emergenze: In caso di incendio, terremoto o altri incidenti, il Gemello Digitale Sociale si trasforma in uno strumento salvavita. Combinando la struttura geometrica del palazzo con i profili reali degli abitanti, il sistema permette di simulare al computer i piani di evacuazione. Ad esempio, l’algoritmo può prevedere i tempi di uscita considerando che in un determinato piano vivono anziani con mobilità ridotta o famiglie con bambini piccoli. Questo permette ai progettisti di ripensare le vie di fuga e alla Protezione Civile di pianificare soccorsi mirati, sapendo esattamente dove si trovano le persone più vulnerabili da trarre in salvo in caso di emergenza.

L’adozione del Gemello Digitale Sociale trasforma radicalmente anche il modo in cui la Pubblica Amministrazione spende il denaro dei contribuenti. Per troppi anni, la scelta di quali palazzi riparare è stata guidata dall’emergenza del momento o da decisioni politiche poco chiare, lasciando interi quartieri nell’abbandono.

Con questo nuovo approccio, ogni euro speso deve essere giustificato dai fatti. Il sistema permette di misurare non solo il risparmio di energia, ma anche il beneficio sociale. Si può verificare se, dopo un intervento nel quartiere, le persone si ammalano di meno, se i bambini vanno meglio a scuola perché vivono in case sane. I dati anonimizzati, possono essere messi a disposizione di tutti: università, associazioni e cittadini, che possono finalmente controllare con i propri occhi come viene gestito il bene comune.

Questa transizione dall’edilizia “usa e getta” alla complessità del Gemello Digitale Sociale richiede un cambiamento profondo anche nella cultura di chi progetta e amministra le nostre città. Nel secolo scorso, il tecnico si occupava solo di calcoli, cemento e ferro. Una volta finito il lavoro, il suo compito era terminato.

Oggi non può più essere così. Chi si occupa di edilizia pubblica deve trasformarsi in un “umanista digitale”. La tecnologia più avanzata — i computer, i sensori, i modelli tridimensionali — non costituisce il fine ultimo di un urbanista ; è semplicemente lo strumento per raggiungere un obiettivo molto più alto: proteggere i diritti fondamentali delle persone.

La rivoluzione digitale delle nostre città è una grande operazione di giustizia sociale. Ascoltando la voce delle case e le necessità delle persone che le abitano, possiamo trasformare la spesa pubblica da un costo continuo a un valore duraturo, capace di migliorare la vita delle comunità di oggi e di quelle che verranno domani.


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