un miliardo di euro bruciato. Noi lo diciamo da anni


Gentile Direttore, ol dico senza mezzi termini: il rapporto Anac sui medici gettonisti non mi sorprende. Non sorprende nessuno di noi. È la fotografia di un disastro che la dirigenza medica del Ssn porta avanti da anni, davanti al Parlamento, davanti ai Ministri, davanti all’opinione pubblica. E che per anni è stata ignorata.

Adesso i numeri sono sul tavolo di tutti. Nel solo biennio 2024–2025, il Servizio Sanitario Nazionale ha speso un miliardo e 64 milioni di euro per comprare sul mercato privato quello che avrebbe dovuto avere in casa: medici e infermieri. Non come scelta strategica, ma come rattoppo, come resa. E il dato non accenna a migliorare: nel 2025 la spesa è cresciuta del 15% sull’anno precedente, con il 36% di contratti in più attivati rispetto al 2024. Nonostante le norme restrittive, nonostante i decreti, nonostante i proclami.

Questo è il paradosso che abbiamo denunciato più volte: un’azienda sanitaria non può assumere un medico a tempo indeterminato perché esiste un tetto di spesa per il personale, ma può pagare quella stessa persona, o una equivalente, attraverso una cooperativa, a tariffa oraria, senza limiti di budget, imputando il costo alla voce “beni e servizi”. Il risultato? Si spende di più per avere di meno. Nessuna continuità. Nessun rapporto con l’equipe. Nessun medico che conosca il reparto, i pazienti, i colleghi.

Il circolo vizioso che il sistema ha scelto di alimentare

Bisogna essere chiari su una cosa: i gettonisti non sono il problema. Sono la risposta, sbagliata e costosa, a un problema che la politica sanitaria non ha mai voluto affrontare davvero. E quel problema si chiama valorizzazione dei professionisti.

La ‘grande fuga’ e il cosiddetto ‘quiet quitting’ che denunciamo da anni non derivano solo da stipendi bassi, anche se questa è una componente fondamentale. Derivano da condizioni di lavoro diventate insostenibili: carenza di personale che si autoalimenta, un modello di governance percepito come autoritario, la medicina difensiva che pesa come un macigno su ogni decisione clinica, il burnout strutturale nei pronto soccorso. Un medico di 40 anni, formato con risorse pubbliche, guarda i propri colleghi guadagnare il doppio facendo turni come gettonisti. E alla fine cede. Non per mancanza di vocazione, ma per pura logica.

Il paradosso che non possiamo più tollerare

Le stesse aziende sanitarie che non valorizzano i propri dipendenti perdono quei professionisti verso il mercato dei gettonisti. Poi riassumono gli stessi pagandoli attraverso cooperative con tariffe due, tre volte superiori allo stipendio che avevano da dipendenti.

Nel 2024 si sono dimessi volontariamente oltre 20.000 infermieri solo nei primi nove mesi dell’anno e ogni anno circa 8.000 sanitari lasciano l’Italia. Il Ssn ha formato questi professionisti per anni, retribuendo la loro specializzazione, per poi perderli o, peggio, riacquistarli a prezzo maggiorato attraverso intermediari privati.

Questo non è un problema di risorse. È un problema di scelte.

Cosa si poteva fare con quei soldi? Lo diciamo noi.

Il Ministro della Salute Schillaci sostiene correttamente che quella spesa potrebbe essere usata per indire concorsi e quindi per assumere. Ha ragione in via di principio, ma manca ancora il decreto ministeriale sui fabbisogni (l’ultimo è del 1988, trentasei anni fa) senza il quale nessuna azienda sa quanti medici deve assumere in un reparto. È il nodo tecnico che blocca tutto. Serve quel decreto, subito. E serve velocizzare le procedure concorsuali: oggi un concorso nel Ssn richiede mediamente tre anni! Nel frattempo, i reparti restano scoperti e i gettonisti restano l’unica risposta praticabile.

    COME VIENE SPESO OGGI     COME POTREBBE ESSERE
1,06 Mld €   In due anni, per coprire turni attraverso cooperative private. Nessuna stabilità, nessuna trasmissione di competenze, nessun risparmio futuro. E le cooperative trattengono fino al 30% come margine di intermediazione. INVESTITO   ~7.000 medici strutturati assunti. Con effetto permanente e un SSN più forte e attrattivo.   ~15.000 Infermieri assunti a tempo indeterminato per due anni, con contratto, tutele, diritti e continuità di cura.

Non è fantascienza. È aritmetica. E l’aritmetica dice che continuare su questa strada è irrazionale oltre che iniquo.

La proposta Anaao è concreta, non un libro dei sogni.

Come Anaao Assomed abbiamo messo sul tavolo del Governo e del Parlamento una proposta di revisione organica del Dlgs 502/1992, trentaquattro anni di norme ormai del tutto superate. Non è un libro dei sogni. È una risposta al disagio medico che è diventato una vera emergenza nazionale.

Questi sono i punti su cui non arretriamo.

01         Il decreto sui fabbisogni: non è più rinviabile

Senza un decreto ministeriale aggiornato sui fabbisogni di personale, ogni discorso sulle assunzioni resta vuoto. L’ultimo risale al 1988. Chiediamo che venga emanato in tempi certi e vincolanti, regione per regione, reparto per reparto. Senza questo strumento, le Asl non possono programmare e continuano a rattoppare.

02         Sblocco strutturale delle assunzioni

Il tetto di spesa per il personale è stato formalmente rimosso nell’ultima finanziaria, ma senza il decreto sui fabbisogni è lettera morta. Chiediamo che la rimozione del tetto diventi operativa e che le risorse oggi usate per i gettonisti vengano riallocate per concorsi veri, rapidi, con procedure semplificate. Un concorso deve durare mesi, non anni.

03         Retribuzioni adeguate e contratto immediatamente operativo.

La firma del Ccnl 2022-2024 rappresenta un passo avanti. Ma da soli i numeri del contratto non bastano se non sono accompagnati da un piano strutturale di adeguamento alle medie europee. Un medico italiano guadagna in media il 30-40% in meno del suo omologo tedesco o francese. Questa forbice è la causa principale della fuga. Non possiamo fingere che non esista.

04         Riforma della governance: il governo clinico

La sanità deve essere governata dai clinici, non dai ragionieri. Non è una polemica: è un principio costitutivo. Il nostro modello di ‘governo clinico’ mette al centro medici e dirigenti sanitari nella programmazione e nella valutazione dei risultati di salute. Un primario deve rispondere sulla qualità delle cure, non solo sul rispetto del budget.

05         Depenalizzazione dell’atto medico e sicurezza sul lavoro

Nessun medico lavora serenamente in un sistema dove un errore clinico — anche in una situazione di grave carenza di personale — può sfociare in un procedimento penale. La medicina difensiva ha un costo enorme per il SSN e per i pazienti. Lo scudo penale è una misura transitoria necessaria. Ma serve una riforma strutturale della responsabilità medica. E serve fermare la violenza negli ospedali, che è diventata endemica.

06         Riforma della formazione post-laurea: i learning hospital

Il 17% delle borse di specializzazione del 2025 non è stato assegnato. Quasi una su due in medicina d’urgenza. Il messaggio è inequivocabile: i giovani medici non vogliono specializzarsi in quelle discipline perché le condizioni sono insostenibili. Proponiamo un contratto di formazione-lavoro con diritti e responsabilità crescenti, incardinato nel Ccnl. I learning hospital non aumentano la spesa: eliminano strutturalmente il bisogno dei gettonisti.

Chiediamo un grande patto della salute, adesso. C’è una cosa che i cittadini devono sapere con chiarezza: se crolla il SSN, crolla lo stato sociale. Non è uno slogan. È la realtà di un sistema che garantisce cure universali a 60 milioni di persone e che si sta sgretolando per scelta politica, non per necessità.

I soldi ci sono. Ce lo dimostra il miliardo speso in due anni per i gettonisti. Il problema non è la disponibilità di risorse: è dove vengono indirizzate. Si preferisce pagare una cooperativa privata piuttosto che assumere un medico. Si preferisce tappare il buco piuttosto che costruire una fondazione solida.

Chiediamo un tavolo permanente. Un nuovo patto della salute tra cittadini, istituzioni e professionisti. Non per difendere la categoria: per salvare un bene comune che appartiene a tutti.

I medici e i dirigenti sanitari del Ssn sono esauriti, sottopagati, esposti alla violenza fisica, minacciati di procedimenti penali per ogni errore in un sistema già al collasso. Nonostante questo, ogni giorno entrano in reparto e si prendono cura dei pazienti. Con impegno, abnegazione e senso del dovere, in un clima spesso ostile.

Quello che chiediamo in cambio non è un privilegio: è il minimo indispensabile perché questo sistema regga.

Il rapporto ANAC ha detto quello che noi diciamo da anni. Speriamo che adesso qualcuno ascolti. Non per noi. Per i pazienti che rischiano di trovare un pronto soccorso senza medici. Per i giovani colleghi che scelgono di emigrare invece di restare. Per un’idea di Paese che non può permettersi di smettere di curarsi.

Il SSN è ancora salvabile. Ma il tempo delle parole è finito. Vogliamo i fatti.

Pierino Di Silverio,

Segretario Nazionale Anaao Assomed


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