Il Governo promette tutele contro le ondate di calore, ma nasconde tagli drammatici ai fondi. Una corsa contro il tempo che lascerĂ molti a secco.
Le temperature schizzano oltre i quaranta gradi. I cantieri edili e i campi agricoli diventano veri e propri forni a cielo aperto. Il Governo annuncia in pompa magna il nuovo decreto Infrastrutture Pnrr. L’esecutivo promette di salvare i lavoratori attraverso una cassa integrazione speciale per le ondate di calore, in vigore dal 1° luglio al 31 dicembre 2026. A prima vista sembra una vittoria su tutta la linea per la sicurezza sul lavoro. Le regole cambiano in favore delle imprese. I limiti temporali per l’edilizia si azzerano. Il settore agricolo riceve sussidi facili anche per mezze giornate di inattività . Tutto bellissimo sulla carta.
La verità dei fatti è purtroppo molto diversa. Questo provvedimento nasconde una beffa silenziosa ma devastante. Il Governo ha dimezzato le risorse finanziarie. La tutela della salute si trasforma in una spietata lotteria, mortificata da un tetto di spesa ridicolo. Chi arriva primo e prenota i fondi si salva. Gli altri restano a mani vuote e con i bilanci in rosso.
Promessa vs RealtĂ
Come era la situazione prima di questa novitĂ e cosa promette la legge oggi? Fino a ieri, chiedere la cassa integrazione per il grande caldo significava scontrarsi con un muro di burocrazia. L’azienda doveva dimostrare la presenza di temperature superiori ai 35 gradi. In alternativa, doveva provare che la temperatura percepita era insostenibile a causa dell’umiditĂ o dei pesanti indumenti di protezione. Si dovevano produrre perizie tecniche minuziose. In piĂ¹, ogni giorno di stop erodeva il monte ore degli ammortizzatori sociali a disposizione dell’impresa.
Oggi la promessa statale cambia le carte in tavola in modo radicale. Per il settore edile, il decreto congela il contatore delle 52 settimane nel biennio mobile. I giorni di fermo per il caldo non si sommano alle altre richieste di cassa integrazione. Inoltre, scompare del tutto il contributo addizionale, ovvero la tassa che le aziende pagano per attivare gli ammortizzatori. Per gli agricoltori, il vantaggio scatta anche a fronte di una mezza giornata di inattivitĂ . Viene cancellato persino il vecchio e severo requisito delle 181 giornate lavorate.
La realtà , tuttavia, smaschera l’inganno in un istante. Il legislatore ha inserito una clausola letale sulle risorse. Il budget crolla in modo drastico rispetto all’anno scorso. Parliamo di soli 10 milioni di euro per l’agricolturacontro i 22,5 milioni precedenti. Per l’edilizia e i settori affini lo schianto è identico. Si passa da 10,5 milioni a miseri 5 milioni di euro. L’Inps ha ricevuto un ordine tassativo. L’ente deve monitorare la spesa e respingere le domande non appena il limite economico viene superato. Hanno creato un diritto di facciata, totalmente asservito a un click-day non dichiarato.
Il paradosso della norma
Il primo grande cortocircuito riguarda il calendario. Il decreto entra in vigore dal 1° luglio. Le drammatiche ondate di caldo di fine giugno restano clamorosamente fuori da questa tutela rafforzata. Un’azienda ferma i lavori a fine giugno a causa di temperature record, ma deve scontrarsi con le regole vecchie. La sicurezza sul lavoro viene frammentata in base al mese in cui il termometro sale.
I rischi per chi applica la legge
Le aziende si trovano davanti a un bivio diabolico. Da un lato, le ordinanze regionali obbligano gli imprenditori a fermare i cantieri e i lavori agricoli nelle ore centrali della giornata. Dall’altro lato, i soldi dell’Inps non sono affatto garantiti. Un imprenditore obbedisce alla Regione e blocca le attività . Poi presenta la domanda di cassa integrazione e riceve un secco rifiuto per esaurimento dei fondi Inps. L’azienda subisce tutto il danno. Paga le conseguenze economiche di un blocco forzato senza ricevere il sostegno promesso dallo Stato.
I figli di un dio minore
Cosa succede a tutti gli altri settori produttivi? Il decreto crea una discriminazione assurda. L’agevolazione vale solo per l’edilizia e l’agricoltura, in particolar modo per favorire i cantieri del Pnrr. Le altre industrie restano incastrate nel vecchio e farraginoso sistema. Un operaio metalmeccanico all’interno di un capannone di lamiera rovente gode di tutele molto inferiori rispetto a un muratore. Per fermare le macchine serve ancora una complessa relazione tecnica. L’azienda deve giustificare ogni dettaglio, dai macchinari alle tute indossate dai dipendenti.
Conseguenze pratiche
Passiamo dalla teoria alla pratica. Ecco cosa succederĂ in modo ineluttabile nei prossimi mesi, analizzando gli scenari piĂ¹ estremi.
Il disastro annunciato: l’imprenditore edile Rossi ferma i lavori di un grande cantiere a metà luglio per una intera settimana a causa di temperature letali. Un’ordinanza regionale gli impone lo stop per evitare malori mortali tra i ponteggi. Rossi agisce correttamente e anticipa i soldi ai lavoratori. Ad agosto invia la richiesta formale all’Inps. Nel frattempo, alcune grandi aziende del Nord hanno già assorbito i 5 milioni di euro del plafond nazionale. L’Inps rigetta la pratica. Rossi subisce un danno finanziario devastante. Ha pagato stipendi a vuoto e non riceverà un singolo centesimo di rimborso statale, a rischio di fallimento.
L’eccezione temporale assurda:l ‘azienda agricola Bianchi blocca la raccolta nei campi il 28 giugno per tutelare i propri braccianti dal sole cocente. Il decreto speciale non è ancora attivo. L’azienda si scontra con le regole ordinarie e deve dimostrare il requisito delle 181 giornate lavorativeper i suoi stagionali. Molti braccianti restano del tutto privi di indennitĂ , poichĂ© assunti da poco tempo. Se l’ondata di calore avesse colpito le campagne soli tre giorni dopo, la pratica sarebbe scivolata via liscia e tutti avrebbero ricevuto il sussidio. I diritti dei lavoratori dipendono dal lancio dei dadi sul calendario.
In conclusione, questa riforma porta con sé delle lacune enormi. I difetti della norma si riassumono in questi punti:
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i fondi messi a disposizione risultano ridicoli rispetto al numero di imprese colpite dal caldo;
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il meccanismo a esaurimento scorte scarica tutto il rischio finanziario sulle spalle degli imprenditori;
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il limite temporale dal primo luglio taglia fuori i mesi di giugno in modo arbitrario e illogico;
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i lavoratori della manifattura e dell’industria pesante subiscono una discriminazione ingiustificabile.
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 Raffaella Mari
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