Dopo anni di confronti, protocolli e verbali di incontro, Amazon Italia e le organizzazioni sindacali della logistica provano a inaugurare una nuova fase delle relazioni industriali. Sul tavolo del primo incontro avvenuto mercoledì 24 giugno ci sono due accordi destinati, nelle intenzioni delle parti, a valere per l’intero perimetro nazionale dell’azienda: uno sulla videosorveglianza e uno dedicato alla gestione dei turni, ai congedi e alle tutele sociali. Un passaggio che, se dovesse andare in porto, rappresenterebbe una novità assoluta non soltanto in Italia ma nell’intero universo Amazon. «L’obiettivo è produrre, per la prima volta, due accordi valevoli per tutti i siti e per tutto il territorio nazionale», spiega Danilo Morini, segretario nazionale della Filt Cgil. «Sarebbe la prima volta al mondo che si fanno accordi con Amazon a livello nazionale».
La trattativa si inserisce in un percorso iniziato ormai cinque anni fa. Il punto di svolta fu il marzo del 2021, quando dopo il primo sciopero nazionale della filiera Amazon e l’intervento dell’allora ministro del Lavoro Andrea Orlando venne sottoscritto il protocollo sulle relazioni industriali che ha consentito di strutturare il confronto tra azienda e sindacati. Da allora sono arrivati miglioramenti su diversi fronti, ma sempre attraverso protocolli, verbali di incontro, senza mai approdare a veri accordi di secondo livello. Una fase che ha sì funzionato, osserva Morini, «ma adesso vogliamo normalizzare le relazioni industriali e realizzare una contrattazione di secondo livello che produca accordi su diversi elementi, compresi quelli economici, valevoli per tutte le lavoratrici ed i lavoratori dei 54 siti di Amazon in Italia.”
La svolta è arrivata durante l’incontro del 21 maggio, quando le parti hanno definito un calendario articolato in tre sessioni negoziali. Il primo tavolo si è svolto, appunto, il 24 giugno e ha affrontato i temi della videosorveglianza, della flessibilità organizzativa, dei congedi parentali e delle gravi malattie. Un secondo incontro è già previsto per settembre e sarà dedicato ai diritti e all’omogeneizzazione dei trattamenti normativi nell’intero perimetro aziendale. A ottobre, invece, il confronto entrerà nel terreno più delicato delle questioni economiche, a partire dal premio di risultato — tema che Amazon non ha mai voluto affrontare formalmente — e dal miglioramento di alcuni istituti, come potrebbero essere i buoni pasto.
Il confronto del 24 giugno non ha portato alla firma dei due accordi attesi, ma ha consentito alle parti di lavorare sulle bozze e di avvicinare le rispettive posizioni. La trattativa riprenderà il 21 luglio con l’obiettivo dichiarato di chiudere la prima fase del negoziato.
Uno dei dossier più delicati riguarda la regolamentazione dei sistemi di videosorveglianza presenti nei magazzini Amazon. L’obiettivo dei sindacati è definire una disciplina uniforme per tutti i siti italiani nel rispetto dell’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori, della normativa sulla privacy e delle indicazioni del Garante. La proposta punta a distinguere nettamente tra esigenze tecniche e organizzative dell’impresa e utilizzo disciplinare degli strumenti di controllo.
«L’accordo migliora tutto quello che oggi esiste sulla videosorveglianza in Amazon dal punto di vista della tutela del lavoratore», afferma Morini. «Noi escluderemmo tutto quello che viene ripreso e rilevato ai fini disciplinari, seguendo la norma e secondo i principi del Garante della privacy rispetto alla riservatezza e all’appropriatezza della raccolta delle immagini e dei dati».
Nei grandi hub logistici Amazon operano migliaia di lavoratori e sono presenti sistemi di monitoraggio particolarmente complessi. Il sindacato non mette in discussione la necessità di tali strumenti per esigenze di sicurezza o per il funzionamento degli impianti, ma chiede che non possano trasformarsi in meccanismi di controllo individuale delle prestazioni. «Rendiamo fattibile la parte tecnico-operativa che serve all’azienda», precisa Morini. «Il danno doloso resta perseguibile anche attraverso l’utilizzo delle telecamere. Quello che non deve esserci è l’utilizzo disciplinare degli strumenti di controllo».
L’altro accordo in discussione è forse quello che potrebbe incidere maggiormente sulla vita quotidiana dei lavoratori. Il progetto negoziale si fonda infatti su un pacchetto composto da misure già sperimentate localmente e da tre nuove tutele che il sindacato punta a rendere operative in tutto il perimetro Amazon.
La prima parte della piattaforma riguarda strumenti che in alcuni stabilimenti esistono già, ma che vengono applicati attraverso verbali di incontro o prassi aziendali e che ora si vorrebbero trasformare in diritti omogenei e riconosciuti a tutti i lavoratori.
Un primo intervento riguarda la gestione della malattia dei figli. Oggi la normativa consente l’assenza dal lavoro, ma non sempre garantisce la retribuzione. L’obiettivo sindacale è permettere ai lavoratori che dispongono di ferie o ROL accumulati di utilizzarli per coprire economicamente quei periodi di assenza.
Un secondo strumento riguarda i permessi per esigenze urgenti e imprevedibili. La proposta prevede che richieste formulate con scarso preavviso possano essere accolte entro contingenti definiti nei singoli stabilimenti, garantendo comunque la continuità produttiva.
Il terzo elemento consiste nella possibilità di scambiare turni e giornate di riposo tra lavoratori con la stessa professionalità. Una misura che consentirebbe di affrontare esigenze personali o familiari senza incidere né sulle ferie né sull’organizzazione del lavoro.
Accanto a questi strumenti, il sindacato chiede inoltre di rendere strutturali specifici percorsi dedicati ai lavoratori con figli, attraverso l’accesso agevolato al part-time oppure a turnazioni diurne centrali che consentano una migliore conciliazione tra lavoro e vita familiare.
A queste misure già sperimentate in parte della rete Amazon si aggiungono tre nuove tutele che rappresentano il cuore innovativo della piattaforma.
La prima riguarda il congedo parentale. Attraverso un accordo aziendale, spiegano i sindacati, sarebbe possibile arrivare a un frazionamento molto più flessibile dell’istituto. «Il congedo parentale, attraverso accordo, potrebbe essere fruito addirittura a frazioni anche di una sola ora», sottolinea Morini. «Così lo strumento darebbe ai lavoratori la massima flessibilità possibile nella gestione delle esigenze familiari».
La seconda innovazione è costituita dall’introduzione delle ferie solidali. Il meccanismo consentirebbe a un dipendente di cedere una parte delle ferie o dei permessi, a un collega che si trovi ad affrontare una situazione familiare, sociale o personale particolarmente complessa, mantenendo comunque il monte ferie minimo previsto dalla legge per il recupero psicofisico.
La terza misura, considerata dalla Filt Cgil quella di maggiore impatto sociale, riguarda invece le gravi patologie individuate dall’Inps con la circolare n. 95 del 7 giugno 2016. La richiesta è che le assenze dovute a queste malattie non vengano conteggiate nel periodo di comporto e che il lavoratore continui a percepire il 100% della retribuzione per almeno diciotto mesi. «È probabilmente l’elemento più importante della piattaforma», afferma Morini. «Sarebbe un miglioramento significativo rispetto alla disciplina oggi applicata».
Per il sindacato, il negoziato in corso ha una valenza che va oltre i singoli istituti contrattuali. La partita riguarda infatti anche il consolidamento di un modello di relazioni industriali che Amazon ha storicamente faticato a riconoscere. «L’azienda non ha nel proprio Dna la cultura del confronto sindacale collettivo – sottolinea Morini -. Nella sua impostazione il rapporto sarebbe uno a uno, tra impresa e singolo lavoratore, mentre noi rivendichiamo il ruolo della rappresentanza collettiva previsto dalla Costituzione».
Oggi la galassia Amazon in Italia conta circa 50 mila addetti tra lavoratori diretti, indiretti, interinali e personale della consegna. Una realtà che negli anni ha progressivamente strutturato il confronto con le organizzazioni sindacali e che adesso potrebbe compiere un ulteriore salto di qualità. «A noi piacciono diritti e doveri, che marciano in parallelo», conclude Morini. «Ma abbiamo imparato che i diritti non sono mai da dare per scontati. Vanno conquistati e continuamente presidiati».
Il prossimo passaggio è fissato per il 21 luglio. Da quel tavolo potrebbe arrivare la firma dei primi due accordi nazionali della storia di Amazon in Italia, un risultato che aprirebbe una nuova fase nelle relazioni industriali del colosso dell’e-commerce nel nostro Paese.
Elettra Raffaela Melucci
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Elettra Raffaela Melucci
Source link


