I soldi ricevuti sul conto vanno dichiarati?


Non tutti i bonifici in entrata sono reddito imponibile. Stipendi, compensi e affitti sì. Donazioni, prestiti, rimborsi e restituzione di capitale no. L’Agenzia delle Entrate può comunque controllare i movimenti bancari. Guida pratica con esempi.

Arriva un bonifico da un genitore per aiutare a comprare casa. Un amico restituisce un prestito. Il datore di lavoro accredita lo stipendio. Tre movimenti sul conto corrente, tre situazioni fiscali completamente diverse.

La risposta alla domanda su quali soldi sul conto corrente vadano dichiarati al fisco non dipende da quanti soldi entrano, ma dalla loro natura giuridica. Solo ciò che costituisce reddito imponibile va indicato nella dichiarazione dei redditi — nel Modello 730 o nel Modello Redditi PF. Il resto è fiscalmente irrilevante ai fini IRPEF, ma deve essere documentabile in caso di controllo.

Il principio di partenza: conta la natura, non l’importo

L’IRPEF colpisce i redditi — non i movimenti di denaro. Un bonifico in entrata sul conto corrente può rappresentare uno stipendio, una donazione, la restituzione di un prestito, un rimborso spese o la vendita di un immobile. Solo il primo è reddito da dichiarare nella sua interezza. Gli altri seguono regole diverse.

Cosa va dichiarato: i redditi imponibili

Stipendi, salari e pensioni sono redditi imponibili IRPEF. Anche se il datore di lavoro effettua ritenute in busta paga, questi redditi vanno indicati in dichiarazione — normalmente nel Modello 730 — per il calcolo dell’imposta complessiva e il conguaglio finale.

Compensi da lavoro autonomo occasionale sono redditi diversi soggetti a ritenuta d’acconto del 20%. La parola chiave è “acconto”: la ritenuta non chiude il debito fiscale, quindi il reddito va dichiarato al netto delle spese inerenti documentate, e la ritenuta subita si scomputa dall’imposta totale.

Redditi d’impresa e di lavoro autonomo abituale — professionisti, artigiani, commercianti — vanno sempre dichiarati nel Modello Redditi PF, indipendentemente dal fatto che i compensi transitino sul conto corrente.

Canoni di locazione senza opzione per la cedolare secca sono redditi fondiari da dichiarare. La cedolare secca è invece un’imposta sostitutiva: in quel caso i canoni non entrano nel reddito complessivo IRPEF e non si dichiarano ulteriormente.

Redditi finanziari in regime dichiarativo — plusvalenze su titoli, proventi non assoggettati a imposta sostitutiva — vanno indicati nel Modello Redditi PF con la ricostruzione dei costi di acquisto.

Cosa non va dichiarato: le somme fiscalmente irrilevanti

Interessi bancari e rendite finanziarie già tassate alla fonte: gli interessi su conti correnti, depositi e obbligazioni sono normalmente assoggettati a imposta sostitutiva o ritenuta a titolo d’imposta — generalmente al 26% — applicata direttamente dall’intermediario. Per il privato non imprenditore, questi redditi sono già definitivamente tassati e non vanno inseriti nella dichiarazione.

Donazioni e liberalità familiari: il bonifico con cui un genitore aiuta il figlio a comprare casa, il pagamento di un debito del figlio da parte del padre, l’accredito di somme tra familiari senza corrispettivo — tutti questi sono trasferimenti patrimoniali a titolo gratuito e non costituiscono reddito IRPEF per chi li riceve. Possono in certi casi rilevare ai fini dell’imposta di donazione, ma non formano base imponibile IRPEF.

Prestiti infruttiferi ricevuti o restituiti: la somma ricevuta a titolo di prestito non è reddito — è un debito che dovrà essere restituito. La restituzione al mutuante non è nemmeno un suo reddito. Se il prestito prevedesse interessi, quelli sarebbero reddito di capitale per il mutuante; il capitale in sé è fiscalmente irrilevante per entrambe le parti.

Restituzione di somme già tassate: se si restituisce uno stipendio o un compenso precedentemente percepito e già tassato, quella restituzione non è un nuovo reddito. A seconda che le somme fossero state assoggettate a ritenuta o meno, può generare un onere deducibile o un credito d’imposta per il sostituto.

Rimborsi spese puri: il rimborso di spese strettamente necessarie anticipate per conto di terzi, senza alcun compenso aggiuntivo, è fiscalmente irrilevante. Attenzione però: se il rimborso accompagna un compenso, spesso è considerato parte di quel compenso e viene tassato insieme ad esso.

Semplici movimentazioni patrimoniali: trasferire denaro tra propri conti, versare risparmi già tassati, ricevere indietro somme prestate — nulla di tutto questo costituisce reddito. Sono movimentazioni che non modificano la ricchezza, solo la sua collocazione.

Il controllo dell’Agenzia delle Entrate: cosa può vedere

L’Agenzia delle Entrate ha accesso all’Anagrafe dei rapporti finanziari, che raccoglie i dati di tutti i conti correnti, depositi, carte di pagamento, investimenti, finanziamenti e garanzie intestati o delegati a ciascun contribuente.

Per i soggetti titolari di reddito d’impresa o di lavoro autonomo, la legge prevede che i versamenti non giustificati sul conto possano essere presunti come ricavi non dichiarati, con recupero a tassazione, salva prova contraria del contribuente. La stessa logica si applica ai prelevamenti non documentati per gli imprenditori.

Per i privati la situazione è meno automatica, ma l’Agenzia può avviare controlli sostanziali se rileva movimenti incoerenti con i redditi dichiarati. In quel caso tocca al contribuente dimostrare che quelle somme non erano reddito.

La regola pratica è semplice: conservare la documentazione che dimostri la natura non reddituale delle somme ricevute — il contratto di mutuo, la ricevuta di restituzione, la comunicazione della donazione, le ricevute del rimborso spese. Non perché queste somme debbano essere dichiarate, ma perché in caso di controllo serve poterle qualificare.

La tracciabilità per le detrazioni

Un tema collegato riguarda le spese detraibili: molte spese che danno diritto a detrazioni IRPEF — spese sanitarie private, interessi sul mutuo prima casa e altri oneri — devono essere pagate con strumenti tracciabili per poter essere portate in detrazione. Contanti non ammessi. Sono considerati tracciabili bonifici, carte di credito e debito, assegni e sistemi di pagamento elettronici che consentano di identificare pagatore e beneficiario. Fanno eccezione i farmaci e i dispositivi medici, che possono essere pagati in contanti.

In sintesi

Sul conto corrente possono entrare ogni tipo di somme, ma l’obbligo di dichiarazione riguarda solo quelle che costituiscono reddito imponibile IRPEF non già definitivamente tassato alla fonte. Stipendi, compensi, affitti e ricavi d’impresa vanno dichiarati. Donazioni familiari, prestiti, restituzioni di capitale e rimborsi spese puri sono fiscalmente irrilevanti ai fini IRPEF. Gli interessi bancari e le rendite finanziarie tassate alla fonte non vanno dichiarate ulteriormente. L’Agenzia delle Entrate può controllare i movimenti bancari e presumere redditi non dichiarati: è prudente conservare i documenti che giustificano la natura non reddituale delle somme ricevute.




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 Angelo Greco

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