Gas TTF a 45,63 euro, scorte Italia oltre 56%


Il 25 maggio merita una lettura più ampia del semplice arretramento di Borsa. La seduta arriva dopo la perdita di quota 50, dopo giorni di prezzi ancora alti per la stagione di iniezione e dentro una trattativa geopolitica che incide sul GNL prima ancora che sulla molecola fisicamente consegnata in Europa.

Perimetro: questa analisi distingue il future TTF di Amsterdam dagli stoccaggi fisici e dalla trasmissione verso il mercato italiano. Le quotazioni all’ingrosso cambiano durante la seduta; l’effetto sulle fatture dipende dai tempi contrattuali e dagli aggiornamenti dei fornitori.

La seduta del 25 maggio: il ribasso resta dentro una fascia sensibile

La sequenza del 25 maggio ha un valore tecnico preciso. In avvio il future giugno sul TTF è sceso a 45,65 euro/MWh con una flessione del 6,23%; a metà giornata il contratto risultava a 46,49 euro/MWh con un calo del 4,5%. La sera il riferimento è tornato vicino al minimo, a 45,63 euro/MWh con -6,27%. La nostra lettura collima con il riscontro di ANSA sul passaggio intermedio e con quello di Teleborsa sulla rilevazione serale.

Il punto da isolare è la fascia. Sopra 50 euro/MWh il mercato paga copertura difensiva; fra 45 e 47 euro/MWh inizia a riaprire una finestra per acquisti più selettivi. La discesa del 25 maggio rende meno costoso comprare gas per il breve periodo, però lascia il benchmark su livelli ancora elevati rispetto a una campagna di riempimento che deve correre per mesi.

Perché Hormuz entra nel prezzo del gas europeo

La catena causale passa dal GNL. Lo Stretto di Hormuz è uno snodo energetico globale; quando il mercato vede una possibilità concreta di riapertura o di riduzione della tensione militare, toglie una parte del premio pagato sui carichi alternativi e sulle coperture invernali. La reazione del TTF nasce quindi da un calcolo sul rischio di approvvigionamento mondiale, più che da un cambiamento immediato dei flussi via tubo verso l’Europa.

La nostra ricostruzione della finestra diplomatica si allinea al riscontro di Reuters sull’ipotesi di riapertura dello Stretto durante un’estensione del cessate il fuoco. Per il gas europeo questo dettaglio vale perché il compratore continentale compete con l’Asia per il GNL disponibile. Se la rotta del Golfo viene percepita come meno fragile, la domanda di protezione finanziaria cala. Se la normalizzazione resta incompleta, la stessa componente di rischio può rientrare nel prezzo in poche sedute.

Che cosa prezza davvero il TTF

Il TTF funziona come punto virtuale olandese in cui gli operatori trasferiscono diritti su gas già immesso nel sistema, con registrazioni e nomine gestite nel perimetro di Gasunie Transport Services. Per questo il prezzo osservato ad Amsterdam diventa riferimento continentale anche quando il rischio nasce lontano dai Paesi Bassi.

Il contratto future usato dagli operatori su ICE è quotato in euro per megawattora e prevede consegna fisica attraverso il Title Transfer Facility. Il future giugno osservato il 25 maggio concentra il costo atteso del gas del mese successivo e la convenienza delle iniezioni in stoccaggio. Una variazione giornaliera lascia fuori la bolletta finale in senso stretto; orienta però il prezzo a cui fornitori e grandi consumatori si coprono.

Stoccaggi: il vantaggio italiano riduce il rischio solo se prosegue l’iniezione

La fotografia fisica spiega perché serve qualcosa oltre il ribasso. L’Italia è oltre il 56% di riempimento con quasi 115 TWh. L’Unione europea è al 37,83% con 428,18 TWh e la Germania resta al 29,33% con 76,67 TWh. Il perimetro collima con Gas Infrastructure Europe. Il divario conta perché il mercato compra sicurezza per l’inverno insieme al gas da consumare oggi.

Nel percorso italiano, il riferimento del 22 aprile segnalato da Snam collocava i depositi in fase di iniezione al 46,5% con assegnazioni coerenti con il target del 90%. Il passaggio a oltre 56% entro il 25 maggio indica un avanzamento reale dentro la campagna di iniezione. Il Consiglio dell’Unione europea mantiene il riferimento del 90% per gli stoccaggi con una finestra più flessibile fra 1 ottobre e 1 dicembre; usando i valori arrotondati disponibili, il percorso residuo italiano verso quella soglia resta nell’ordine di circa 70 TWh.

Il raccordo con la sequenza di maggio

Nel nostro aggiornamento del 22 maggio sul TTF in area 48 avevamo isolato quota 50 come soglia di controllo delle coperture. Il 25 maggio conferma quel passaggio e lo rende più leggibile: il mercato prova a togliere premio geopolitico senza cancellare il problema fisico degli stoccaggi europei.

La differenza rispetto al 22 maggio sta nel contesto. Allora la perdita di quota 50 era un primo segnale di alleggerimento. Ora il calo si lega a una finestra negoziale su Hormuz e al dato più robusto sugli stoccaggi italiani. La notizia nuova sta nella possibilità che prezzo e riempimento inizino a lavorare nella stessa direzione.

Cosa cambia per imprese, fornitori e bollette

Per le imprese energivore il beneficio più rapido riguarda le coperture. Un TTF sotto 47 euro/MWh consente di rivedere una parte dei preventivi su consumi ravvicinati e riduce il costo della prudenza rispetto alle sedute sopra quota 50. La convenienza effettiva dipende dalla struttura del contratto e dalla quota già coperta, oltre alla capacità del compratore di spalmare gli acquisti senza concentrare il rischio su pochi giorni.

Per famiglie e piccole attività il passaggio è più lento. La fattura incorpora materia prima, rete e componenti fiscali con le condizioni commerciali del contratto. Nei contratti indicizzati conta la media del periodo; nei fissi conta il costo della copertura già acquistata dal venditore. Per questo il calo del 25 maggio è una buona notizia di mercato e diventa sollievo in bolletta solo quando si traduce in medie più basse e in offerte aggiornate.

Il controllo del 27 maggio: rientro sotto 48, nessuna normalizzazione piena

Alla verifica di mercoledì 27 maggio 2026, il future giugno resta sotto la soglia che aveva irrigidito il mercato a metà mese. Il contratto presenta chiusura precedente a 47,472 euro/MWh, apertura a 47,145 e range giornaliero 46,145-47,145, un quadro che collima con Investing.com. Il riferimento TTF in area 46,44 euro/MWh trova riscontro anche in Trading Economics.

Il quadro politico delle ore successive conferma la fragilità della tregua. Dopo la spinta ribassista del 25 maggio, nuovi attriti militari e diplomatici hanno impedito al mercato di cancellare tutto il premio su Hormuz. Il gas resta sotto 48 perché gli operatori vedono ancora spazio negoziale; rimane lontano da livelli di normalità perché la rotta energetica del Golfo è ancora in fase di normalizzazione incompleta.

Il segnale aggiornato è coerente con la seduta del 25 maggio: il premio di rischio si è ridotto, la fascia 50 resta alle spalle e la curva deve ancora costruire una normalità di prezzo. La normalità, per il gas europeo, richiede due conferme insieme: prezzi abbastanza bassi da favorire iniezioni e depositi che continuano a salire senza stressare la domanda di GNL.

La nostra deduzione: il mercato sta comprando tempo

La lettura più solida è che il mercato stia comprando tempo più che certezza. Un TTF fra 45 e 47 euro/MWh permette agli operatori di ridurre il costo immediato delle coperture e di accelerare alcune iniezioni. La sicurezza resta legata alla continuità del riempimento e alla stabilità della rotta del GNL quando l’autunno si avvicina.

Per l’Italia la posizione iniziale è migliore del perimetro Ue. Questo vantaggio va trasformato in volume fisico prima che le temperature e il calendario tornino a spostare domanda sul trimestre freddo. Se il prezzo resta in area 46 e gli stoccaggi avanzano, il ribasso del 25 maggio avrà prodotto un effetto reale. Se Hormuz torna a pesare e il TTF risale oltre 50, la seduta resterà una finestra favorevole dentro una stagione ancora costosa.


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 Junior Cristarella

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