I numeri, in politica, non sono mai solo numeri. Sono messaggi. I 70mila euro appena intercettati dall’Amministrazione Querqui per il progetto “Vibrazioni – Le Feste di Ceccano” sono, all’apparenza, un’ottima notizia per le casse municipali e per l’offerta culturale cittadina. È il settimo finanziamento centrato nel primo anno di mandato sul fronte delle Politiche Culturali: 213mila euro portati a casa e quasi altri 200mila in attesa di esito.
Ma se si alza lo sguardo dal pallottoliere dei bandi regionali e si osserva la plancia di comando di Palazzo Antonelli, si scorge un disegno molto più profondo. Un disegno in cui il sindaco Andrea Querqui sta piazzando, con chirurgica precisione, le sue pedine in vista del futuro. E al centro di questa scacchiera c’è un nome che brilla di luce riflessa (e voluta) dal primo cittadino: quello dell’assessore Alessandro Ciotoli.
“Vibrazioni” e l’addio all’effimero
La cronaca amministrativa ci dice che i 70mila euro finanzieranno un cartellone ambizioso. Una parte sosterrà il diciottesimo “Festival Francesco Alviti”, storica manifestazione diretta dal Maestro Mauro Gizzi (Direttore del Conservatorio di Frosinone). Il resto foraggerà concerti per pianoforte al tramonto in Villa Comunale, una parata urbana di marching band e il “Sismica Festival”, aperto a giovani talenti, slam poetici e band emergenti, con un occhio di riguardo al legame internazionale con il ceccanese Oreste Sindici, autore dell’inno colombiano.
«Trasformiamo l’estate in un grande festival diffuso» ha dichiarato il sindaco Andrea Querqui. «Saranno coinvolti oltre 500 artisti, per l’80% under 35. Una forte tradizione musicale locale s’intreccia con le sinergie con Conservatorio, Camera di Commercio, Unindustria e Provincia».
A fargli eco è proprio Ciotoli, che traccia la linea di demarcazione con il passato: «Non ci interessa l’evento singolo, la serata che finisce e lascia tutto come prima. Ci interessa costruire un sistema che duri e cresca nel tempo. L’idea è semplice: una comunità che condivide emozioni e bellezza è una comunità più forte».
La metafora dei brasiliani e l’azzardo di San Giovanni
L’addio al concetto di “evento effimero” porta dritto alla grande scommessa a breve termine dell’amministrazione: la festa patronale di San Giovanni. Nei giorni scorsi, anticipando i proverbiali malumori da bar e da tastiera sulla mancanza del classico “concertone” con l’ospite di grido, Ciotoli ha affidato ai social un manifesto programmatico.
Usando una metafora calcistica in clima di Mondiali, ha spiegato che la creatività a Ceccano abbonda. «Gli artisti ceccanesi sono in questo territorio come i calciatori brasiliani: ce ne sono tantissimi, sono tutti bravissimi e non tutti riescono a giocare in Nazionale. Il progetto è costruire una festa vera, condivisa. Ogni sera ci saranno ceccanesi sul palco, storie, stili e spettacoli diversi. Questa festa vuole diventare un format». Insomma, niente “nomone”, ma una vetrina per il talento locale. Un azzardo? Sicuramente un cambio di paradigma.
Il fantasma del “grande nome”
La tradizione ceccanese ha sempre viaggiato su binari diametralmente opposti. La festa di San Giovanni si è storicamente contraddistinta proprio per l’arrivo in piazza del “grande nome”, il classico artista di fama capace di calamitare migliaia di persone anche dai paesi limitrofi. Basti pensare alle ultime due edizioni, quando a infiammare la piazza principale furono chiamati prima i The Kolors e poi Arisa. All’epoca, la cabina di regia e la delega ai Grandi Eventi erano saldamente nelle mani di Fabio Giovannone, oggi seduto tra i banchi dell’opposizione.
È proprio alla luce di questo ingombrante precedente che saranno tutte da decifrare le mosse della minoranza. Di fronte a un cortocircuito così evidente e a un cambio di rotta radicale sull’evento più sentito della città, ci si aspetterebbe un fuoco di sbarramento. Invece, almeno per ora, l’opposizione appare sorprendentemente spenta, quasi letargica. Non un vero affondo politico su un tema che, fino a ieri, era il loro fiore all’occhiello. Un silenzio che fa rumore.
Il codice della politica: dimmi che delega hai…
E qui entra in gioco la politica, quella che si mastica nei corridoi. Il comunicato ufficiale diffuso dal Comune mette in forte e voluto risalto la figura dell’assessore della Lista del Sindaco. Querqui ci tiene a evidenziare il lavoro di Ciotoli, lo elogia, gli copre le spalle sulla scelta (potenzialmente impopolare per i tradizionalisti) di un San Giovanni a chilometro zero.
Come si leggono queste dinamiche? Semplice. In politica i percorsi non si improvvisano a fine mandato, ma si tracciano il giorno dopo le elezioni, nel momento esatto in cui si distribuiscono le deleghe. Chi conosce la grammatica degli enti locali sa che non tutti gli assessorati pesano allo stesso modo. Esistono tre fattori cruciali: la visibilità, il portafoglio e la facile capacità di portare voti. L’esempio da manuale, in tal senso, è sempre rappresentato da quel settore nevralgico che si interfaccia quotidianamente con i bisogni delle famiglie, l’assistenza e le fragilità cittadine: la delega “porta consensi” per eccellenza, storicamente la macchina elettorale più potente, che non a caso a Palazzo Antonelli è saldamente e strategicamente affidata a chi ricopre i gradi di numero due dell’amministrazione.
Quando un sindaco affida queste deleghe, lo fa seguendo una regola aurea: le dà a chi si fida e a chi vuole al suo fianco nella prossima tornata elettorale.
Le scelte di Querqui sono state chiarissime fin dall’inizio. Ciotoli è stato inserito in questa ristretta cerchia di figure di prospettiva. Se si vuole puntare su una squadra per il futuro, lo si fa dotando i propri fedelissimi degli strumenti giusti fin dal primo anno. E il Sindaco, leggendo in filigrana l’assegnazione delle deleghe attuali, ha mandato un messaggio inequivocabile su chi siano i pilastri della sua coalizione futura.
La prova del nove
Certo, in politica vale anche un corollario: non è la delega pesante a fare un bravo assessore ma è l’assessore che deve dimostrare di essere all’altezza della delega. E senza girarci intorno, è infinitamente più facile mettersi in mostra quando si gestiscono portafogli, visibilità e aiuto alle persone.
Ad oggi, Ciotoli sta dimostrando di saperci fare, quantomeno nella fondamentale e complessa arte del reperimento fondi tramite i bandi, portando a casa risultati tangibili. Ma la politica è fatta anche di percezione e piazze. Ecco perché la vera prova del nove lo attende tra pochissimi giorni: la festa di San Giovanni. Il patrono è sacro. Aver rinunciato al “nomone” per puntare sul format locale e diffuso è una scelta coraggiosa che porta la sua firma. Se la piazza risponderà bene, Ciotoli avrà vinto la sua scommessa, consolidando definitivamente il suo peso politico. In caso contrario, i fucili dei detrattori sono già carichi. La palla, per restare in tema di brasiliani, ora passa al campo.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse. Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link Alessioporcu.it
Source link

