AlmaLaurea 2026: ecco la guida agli atenei del Lazio che danno lavoro

Tito Boeri — economista, già presidente dell’INPS e consulente del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale — durante un’intervista ha osservato: «Nei Paesi dove si studia in media dodici anni c’è un livello di reddito pro capite otto volte superiore a quello dei Paesi in cui mediamente si studia la metà, vale a dire sei anni»La laurea, dunque, continua a rappresentare uno dei migliori investimenti per il futuro professionale.

A ribadirlo è la XXVIII edizione del Rapporto AlmaLaurea 2026, di fatto la più autorevole e completa indagine italiana sul rapporto tra università e mercato del lavoro. In pratica: se vuoi sapere qual è l’università che manda a lavorare il maggior numero dei suoi laureati ed entro quanto tempo, te lo dice AlmaLaurea.

Foto: Can Stock Photo / Alphaspirit

L’edizione 2026 ha coinvolto quasi 335mila laureati nel 2025 di 81 atenei italiani, monitorandone il percorso occupazionale a uno, tre e cinque anni dal conseguimento del titolo. L’obiettivo è misurare l’efficacia dei percorsi universitari nel favorire l’ingresso nel mondo del lavoro, analizzando non solo quanti trovano un’occupazione, ma anche la qualità del lavoro svolto, la stabilità contrattuale, le retribuzioni e la coerenza tra studi compiuti e attività professionale.

I risultati del 2025 raccontano un quadro incoraggiante: il mercato del lavoro continua ad assorbire laureati, nonostante le incertezze economiche internazionali e gli effetti delle tensioni geopolitiche globali.

Occupazione ai massimi decennali

A un anno dalla laurea il tasso di occupazione raggiunge l’81,2% tra i laureati triennali e l’80,8% tra i magistrali: sono i valori più elevati registrati negli ultimi dieci anni. Rispetto all’anno precedente si registra una crescita rispettivamente di 2,6 e 2,2 punti percentuali.

Ancora più significativo il dato nel medio periodo: a tre anni dalla laurea lavora l’89,9% dei laureati triennali e il 91,6% dei magistrali; a cinque anni le percentuali salgono al 91,7% e addirittura al 94,4%. Parallelamente, il tasso di disoccupazione scende ai minimi storici: appena 9,2% tra i laureati triennali e 9,3% tra i magistrali a un anno dal titolo.

Il titolo universitario continua a garantire un vantaggio competitivo importante rispetto ai diplomati: nella fascia 25-34 anni il tasso di occupazione dei laureati è del 74%, oltre cinque punti superiore alla media nazionale della stessa fascia d’età e oltre trenta punti più elevato rispetto ai giovani diplomati tra i 18 e i 29 anni.

Le lauree che trovano lavoro più facilmente

L’indagine conferma una forte differenziazione tra aree disciplinari. Le migliori performance occupazionali si registrano nei percorsi di: medicina e professioni sanitarie; ingegneria industriale e dell’informazione; informatica e tecnologie ICT; architettura e ingegneria civile; area economica; educazione e formazione.

Tra i fattori che aumentano la probabilità di trovare lavoro emergono le esperienze lavorative durante gli studi, i periodi di studio all’estero, le competenze informatiche avanzate e la partecipazione alle attività di orientamento organizzate dagli atenei. 

Inoltre i giovani si scoprono più selettivi: solo il 23-27% è disposto ad accettare contratti sotto i 1.250 euro al mese: segno di una aumentata consapevolezza del valore del proprio investimento culturale.

Il focus sul Lazio: Unicas al quinto posto

L’analisi dei dati regionali restituisce un’istantanea particolarmente interessante. A un anno dalla laurea il tasso di occupazione complessivo vede in testa alcuni atenei specializzati e di dimensioni medio-piccole, ma l’Università di Cassino e del Lazio Meridionale si conferma tra le realtà più performanti del sistema universitario regionale.

egionale.

AteneoTasso di occupazione totale
Roma Unicamillus81,3%
Università della Tuscia81,3%
Tor Vergata80,2%
Campus Bio-Medico Roma79,7%
Università di Cassino e del Lazio Meridionale76,3%
Roma Tre75,9%
Sapienza74,4%
Lumsa72,3%
Roma Unint64,9%

L’Unicas si colloca al quinto posto regionale, precedendo atenei storici e molto più grandi come la Sapienza, Roma Tre e Lumsa. 

L’elemento più interessante emerge però dall’analisi dei diversi livelli di studio. L’Università di Cassino registra: 67,5% di occupati tra i laureati triennali; 87,2% tra i laureati magistrali a ciclo unico; 85,6% tra i laureati magistrali biennali. Numeri che evidenziano come l’ateneo del Lazio meridionale riesca a trasformare con particolare efficacia la formazione avanzata in opportunità professionali.

Il dato dell’87,2% nelle lauree magistrali a ciclo unico colloca Cassino tra le migliori università della regione, superando il Campus Bio-Medico (80%), Tor Vergata (82,9%) e Roma Tre (84,1%). Particolarmente significativo anche l’85,6% registrato dalle lauree magistrali biennali — valore superiore a Sapienza (84,5%) e Lumsa (81,1%) e molto vicino alle performance di Roma Tre (86,7%).

Per un ateneo periferico, un risultato di assoluto rilievo

Per un ateneo collocato in un’area tradizionalmente più periferica rispetto a Roma, il risultato dell’Unicas assume un significato ancora più rilevante. L’Università di Cassino conferma la propria capacità di costruire percorsi formativi strettamente collegati alle esigenze delle imprese e del tessuto produttivo del Lazio meridionale, favorendo l’inserimento professionale dei laureati soprattutto nei percorsi magistrali.

Il dato suggerisce inoltre che la scelta di completare il percorso universitario con una laurea magistrale rappresenta, per gli studenti dell’ateneo cassinate, un investimento particolarmente redditizio in termini occupazionali.

Il Rapporto AlmaLaurea 2026 consegna dunque un messaggio netto agli studenti e alle famiglie: la laurea continua a essere uno strumento decisivo per entrare nel mercato del lavoro e costruire carriere più solide e qualificate. E nel Lazio emerge con forza il ruolo dell’Università di Cassino e del Lazio Meridionale che, pur operando lontano dai grandi numeri della Capitale, riesce a esprimere risultati occupazionali di assoluto rilievo — soprattutto nelle lauree magistrali — confermandosi uno dei poli universitari più efficaci della Regione nel trasformare la formazione accademica in occupazione.


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