Cariati. Una CRESCENTE voglia di privilegi
Gentile ma mai domo Direttore,
a Cariati da qualche tempo si parla della vicesindaca Maria Crescente e del fatto che lavorerebbe all’interno dell’ospedale di Cariati. Sia chiaro subito: il problema non è che la vicesindaca lavori. Ci mancherebbe altro. Il problema è capire come sia arrivata proprio lì.
Il nome che si fa è quello di Generazione Vincente, un’Agenzia per il Lavoro con sede a Napoli. Benissimo. Le Agenzie per il Lavoro esistono e lavorano con tanti enti e aziende. Questo è il modus operandi, niente di strano. Ma allora perché nessuno riesce a spiegare in maniera semplice come è avvenuta questa assunzione?
C’era un annuncio? C’era una selezione con altri candidati? Quale figura professionale cercavano? Chi ha fatto il colloquio? Chi ha scelto? Chi ha deciso che quella persona dovesse lavorare proprio all’ospedale di Cariati?
Perché questo è il punto. Non si è visto niente. Nessun avviso e nessuna pubblica selezione. Nessuno sa spiegare quale fosse il profilo richiesto. E alla fine, guarda caso, dentro l’ospedale ci ritroviamo la vicesindaca. Certamente formalmente tutto sarà perfettamente regolare.
MA ESATTAMENTE CHE LAVORO FA?
Questa è un’altra cosa che non si capisce. Da quello che si racconta, Maria Crescente avrebbe una sua postazione all’interno della struttura. Computer, connessione internet e intranet. Insomma, uno spazio dedicato ad hoc. Ma per fare cosa?
Lavora al CUP? Fa prenotazioni? Svolge attività amministrativa? Si occupa di assistenza agli utenti? Qual è la sua qualifica? Quali mansioni sono scritte sul contratto? Chi le ha assegnato quella postazione? Chi le ha dato eventuali credenziali per utilizzare i sistemi dell’ASP? Chi ha deciso che doveva svolgere quelle attività proprio a Cariati?
POI CI SONO LE VOCI SULLE “CORSIE PREFERENZIALI”
Qui la questione diventa più seria. Si racconta che alcune persone vadano direttamente da lei. Non persone che capitano lì per caso. Persone che saprebbero già a chi rivolgersi. Si dice che attraverso quella postazione qualcuno riuscirebbe ad avere informazioni, prenotazioni o percorsi più semplici e più veloci rispetto a quelli che deve affrontare normalmente il cittadino comune. Io e i tanti cariatesi che, silenziosamente, si interrogano non sappiamo quanto tutto questo sia vero. E proprio perché non si sa, penso che dovrebbe essere l’ASP a chiarirlo. Perché questa non è una sciocchezza. Noi cittadini sappiamo benissimo cosa significa cercare di prenotare una visita.
Telefonate. Attese. Liste. Tempi lunghi. A volte mesi. E allora, se qualcuno sostiene che esista una specie di scorciatoia per determinate persone, bisogna verificare. I sistemi informatici lasciano tracce. Le operazioni vengono registrate. Gli accessi vengono fatti con credenziali. Non si chiede di pubblicare il nome o i dati sanitari di nessuno, ma l’ASP può tranquillamente controllare se da quella postazione siano state fatte operazioni strane, anomale o non compatibili con le mansioni assegnate. Sempre se ci sono mansioni ufficialmente assegnate. Se non è successo nulla? Meglio ancora, si dice chiaramente e la questione finisce.
Però la sanità pubblica deve funzionare allo stesso modo per tutti. Non può esserci la fila per chi non conosce nessuno e una porta laterale per chi invece sa a chi telefonare.
SI FA IL NOME DI STRAFALARIA
Le voci nei corridoi corrono. Pare che il posto alla vicesindaca, sia stato un regalo lasciato da Strafalaria (l’ex dg dell’Asp di Cosenza Antonello Graziano, ndr), il quale, avrebbe eseguito un ordine arrivato dall’ultimo piano. Si narra che il sindaco abbia usato la sua unica cartuccia da giocarsi con Occhiu’. Invece di pretendere un sacrosanto finanziamento per ricostruire le fogne di Cariati (e nell’aria se ne SENTE il bisogno), il Mino-Tauro ha pensato di chiedere, col cappello in mano, qualche lavoro interinale.
Ma la cosa che dovrebbe preoccupare tutti non è soltanto la posizione di Maria Crescente.
IL PROBLEMA È CAPIRE COME FUNZIONA QUESTO SISTEMA
Perchè l’ASP paga un’Agenzia esterna per assumere il personale da mandare nelle proprie strutture? Così facendo, quando un cittadino chiede chi abbia scelto quella determinata persona, rischia di sentirsi rispondere: “Non l’abbiamo assunta noi”. “È dipendente dell’Agenzia”. “Non sappiamo come l’Agenzia recluta il proprio personale”. In questo modo nessuno sembra essere quello che ha deciso. In realtà qualcuno deve aver deciso.
Qualcuno avrà pur chiesto quella figura. Qualcuno avrà scelto il profilo. Qualcuno avrà selezionato il nominativo. Qualcuno avrà deciso la sede. Utilizzando questo metodo però non si potrà mai sapere chi è questo “Qualcuno”.
E DOMANI COSA SUCCEDERÀ CON LE CASE E GLI OSPEDALI DI COMUNITÀ?
Questa è la parte che mi preoccupa di più. Perché nei prossimi mesi dovrebbero arrivare nuove strutture, almeno sulla carta e stando alle parole del Commissario della Sanità calabrese. Nuovi Ospedali, Case di Comunità, Ospedali di Comunità e di zona disagiata. Nuovi strutture, nuovi servizi e per questo servirà personale. Molto personale.
Come verrà assunto? Con i concorsi? Graduatorie? Mobilità? Oppure ancora attraverso queste Agenzie per il Lavoro?
Perché se si utilizzeranno Agenzie interinali, è giusto che si sappia prima come verranno scelti i lavoratori, non dopo. Chi farà i colloqui? L’ASP potrà indicare persone? L’Agenzia sceglierà autonomamente? Ci saranno annunci pubblici? Le candidature saranno aperte a tutti? Non è che stiamo creando un sistema dove i posti vengono riempiti senza che nessuno capisca davvero come? Perché questo sarebbe un problema.
Il rischio è che questo sistema, apparentemente legittimo, possa diventare una specie di porta laterale per far entrare persone vicine alla politica, mentre gli altri aspettano concorsi e graduatorie. Un sistema che può sistemare (il gioco di parole ci sta) qualche “trombato” alle elezioni o anche qualche candidato portatore di numeri importanti che riesce a condizionare il potente di turno (vedi Crescente). Questo sarebbe ed è inaccettabile.
Se qualcuno pensa che tutte queste domande siano esagerate, vi racconto un’altra storia. Torniamo a Cariati e alla questione della vicesindaca con delega politica alla Polizia Locale. Questa volta però non si tratta soltanto di voci ma ci sono anche atti strani. Esiste un documento del Comune di Cariati nel quale si risponde alla Stazione locale dei Carabinieri. La richiesta dei militari del 11 maggio 2026, a seguito di un esposto, era quella di ottenere atti e documentazione tecnica in riferimento ad un immobile sito in via Provinciale. Il Comune, a suo modo, li ha forniti. Vediamo.
Nella comunicazione del Comune di Cariati datata 19 maggio 2026 si legge che, in data 6 maggio 2026, il personale dell’Ufficio Tecnico, accompagnato dalla Polizia Municipale, ha effettuato un sopralluogo presso l’immobile in questione verbalizzando che non riescono ad entrare nell’area e quindi non possono verificare completamente consistenza delle opere, caratteristiche costruttive e destinazione d’uso.
Dagli accertamenti degli stessi uffici la vicenda diventa più complicata.
Il fabbricato non risulta censito al catasto urbano. L’area è sottoposta a vincolo idrogeologico e a vincolo paesaggistico. Ci sono limitazioni legate al PAI. Il fabbricato viene indicato addirittura in una zona P3 di alta pericolosità idraulica, corrispondente a subarea R4.
L’ufficio tecnico scrive che, da un verbale di PM del 8 maggio 2026, lo zio della Vicesindaca Crescente, fratello del padre, si sarebbe dichiarato proprietario dell’immobile ma, dalle visure catastali, la proprietà del terreno risulta ad altre persone, pertanto il terreno sarebbe stato anche occupato.
L’ufficio tecnico controlla CALABRIASUE e CALABRIASUAP ma non risultano pratiche relative a quel fabbricato.
A questo punto io, da semplice cittadino, mi chiedo: ma allora questo fabbricato con quale titolo è stato realizzato?
Questa è la parte che fa quasi sorridere, se non fosse una cosa seria.
Il fabbricato esiste, è visibile. Il responsabile dell’ufficio tecnico del Comune lo vede. La Polizia Locale lo vede. Viene fatto un sopralluogo. Si scopre che non risulta censito al catasto urbano ma lo zio della vicesindaca si dichiara il proprietario. Si scopre che il fabbricato è in una zona piena di vincoli. Non si trovano pratiche edilizie riferibili all’immobile. E però tutto resta sospeso perché non sono riusciti ad entrare? Davvero basta non aprire un cancello per fermare un Comune? Davvero un accertamento urbanistico finisce così? Perchè la Polizia Locale non interviene? E i Carabinieri? Dopo una certificazione di questo tipo cosa fanno? Ci vuole l’intervento del Ministro? O qualche Carabiniere è in attesa di sistemare qualche congiunto tramite agenzia interinale?
Da quanto risulta e da quanto viene riferito, non sembra che sia successo molto.
Anzi, nel documento redatto a maggio dalla Polizia Locale sugli abusi edilizi, risultano zero abusi. Ma la vicesindaca è responsabile politica della Polizia Locale. E poi c’è la vecchia scusante che a Cariati, ormai, tutti sanno che sono nate abitazioni e interi residence come funghi, senza permessi e con lavori abusivi.
Si aggiungono altre voci di cui sarebbe impossibile trovare gli atti.
Pare che il papà della nostra vicesindaca, un giorno sì e l’altro pure, si rechi in Comune per dare disposizioni al malcapitato personale che, non trovando nel Sindaco punto di riferimento, non riesce ad esprimere la propria autonomia, diciamo così.
Facciamo una cosa molto semplice. Facciamo finta che non si chiamasse Crescente. Immaginiamo che si tratti di Mario Rossi. Secondo voi cosa sarebbe successo? Sarebbe finita così?
Non si sta dicendo che ci sia stata una copertura. Non posso dirlo. Non si sta dicendo che Maria Crescente abbia commesso qualcosa di illecito. Non si sta dicendo che siano state realmente date corsie preferenziali in ospedale. Si sta dicendo che ci sono troppe domande senza risposta.
Maria Crescente lavora nell’ospedale attraverso un’Agenzia. Non si capisce come sia stata scelta ma pare ci sia stata la spinta del sindaco Mino-Tauro. Poi compare un controllo edilizio ad un suo stretto familiare che lascia ancora aperte parecchie domande. Aggiungiamo un pizzico di pressione che il papà della vicesindaca esercita, senza nessun titolo e diritto, sui dipendenti del Comune di Cariati.
Una coincidenza. Due. Tre. Quattro. Cinque.
Ad un certo punto pare che il sindaco Mino-Tauro sia tenuto per le palle anche dai Crescente.
Quindi non si può più chiedere ai cittadini semplicemente di non farsi domande. Bisogna dare delle risposte. Non interessano i comunicati politici. Non interessano le smentite sui social. Non interessano le minacce, perchè sicuramente arriveranno. Interessa sapere come stanno le cose.
Serve che si pubblichi il contratto, se c’è, tra ASP e Generazione Vincente. Quanto viene pagata la società. Per quali servizi. Quante persone fornisce. Come vengono selezionate. Come è stata selezionata Maria Crescente. Qual è il suo contratto. Quali sono le sue mansioni. Chi l’ha destinata a Cariati. Chi le ha assegnato la postazione. E basta che l’ASP faccia una verifica interna sull’utilizzo dei sistemi informatici. E infine basta mostrare cosa è successo dopo il sopralluogo di maggio 2026. Se quel fabbricato è regolare, mostrate il titolo. Se sono stati fatti altri controlli, mostrate i verbali. Se è stata emessa un’ordinanza, si dica quale. Se non c’è nessun abuso, spiegate perché. Ma se invece dopo quella relazione non è successo niente, allora spiegate anche questo. Perché noi cittadini non pretendiamo privilegi. Si pretende soltanto una cosa: che le regole siano uguali per tutti.
Uguali quando si cerca un lavoro. Uguali quando si aspetta una prestazione sanitaria. Uguali quando si costruisce. Uguali quando arriva la Polizia Locale.
Perché la Calabria non può essere una terra dove chi non conosce nessuno aspetta e chi invece conosce la persona giusta trova sempre una porta aperta.
Magari tutte queste domande hanno una risposta semplicissima ma non viene espressa. (Lettera Firmata)
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