Da Odessa. «Che senso ha resistere se non siamo pronti a stare qui? La guerra che stiamo vivendo è una tragedia, ma noi abbiamo il compito morale di mostrare a tutti che un’alternativa è possibile, che ci sono le possibilità di rimanere qui». Oleksiy ha 22 anni, ma quando parla del futuro suo e dell’Ucraina sembra un politico navigato. A guidarlo è la certezza che il conflitto, che da quattro anni e mezzo strangola l’Ucraina, possa trasformarsi in opportunità di cambiamentoproprio perché ha azzerato tutto: la ricostruzione, che sarà necessaria, non dovrà solo riparare i danni di droni, missili e carri armati, ma dovrà partire da quello che già prima dell’invasione russa non funzionava.

Oleksiy studia giurisprudenza a Odessa ed è membro del Consiglio dei giovani di Odessa (un organo consultivo e di rappresentanza giovanile presso le istituzioni locali). Al di là dei bombardamenti russi e della corruzione del governo ucraino, secondo Oleksiy la grande sfida del suo Paese, oggi, è la disaffezione dei giovani dalla cosa pubblica. «Da quando c’è la guerra, sono molti i giovani che hanno lasciato l’Ucraina. Da un certo punto di vista è normale, perché tutti hanno paura». Eppure, aggiunge, «bisogna ripartire da chi ha il coraggio di superare quella paura».

Come giovane attivista e politico, il suo ruolo, dice, «è quello di dimostrare ai miei coetanei che ci sono delle opportunità per rimanere in Ucraina, per cui ha senso farlo. Per esempio, ci sono settori economici che sono del tutto scoperti, ma i giovani hanno talento e potrebbero avviarli». Tra questi, sottolinea Oleksiy, l’ambito tecnologico. Non sono solo parole: il Consiglio dei Giovani ha recentemente redatto insieme all’Unicef la “Strategia giovanile della città di Odessa 2030”, un documento per la città creato dai giovani, che si sviluppa proprio a partire dalla constatazione che i giovani inattivi a causa della guerra sono in aumento. Da qui, l’obiettivo di trasformare questi ragazzi nel «motore dell’Odessa digitale». In questo senso, in qualità di presidente della commissione IT & Business del Consiglio, Oleksiy sta mettendo a terra la strategia promuovendo bandi reali: dalla scuola per ottenere sovvenzioni per il business giovanile, chiamata “B-Lab”, a hackathon per l’innovazione sociale come “Vector of Changes”, fino al programma municipale “Primo business”. «Il mio obiettivo è trasmettere ai giovani entusiasmo e dargli un’opportunità concreta per rimanere nel Paese». Arrendersi? Neanche per sogno: «Più la guerra va avanti, più mi rendo conto di essere sulla strada giusta».

La “Strategia giovanile della città di Odessa 2030” non è un documento “per” i giovani, ma una loro proposta politica e sociale, il segno concreto della loro possibilità di coinvolgimento negli ambiti decisionali. «Se vogliamo che i giovani ucraini restino qui, dobbiamo creare opportunità di sviluppo, ma anche dimostrare loro che possono realmente contribuire alla costruzione di quella che sarà l’Ucraina dopo la guerra», puntualizza Irina, che a 22 anni è a capo sia del Consiglio dei Giovani di Odessa, sia della Camera regionale dei congressi giovanili locali. Lo scopo di queste istituzioni è doppio: da un lato, rappresentano i giovani, dall’altro, sono un organo consultivo per le amministrazioni locali, che sono quindi obbligate a prendere in considerazione la loro voce. «Prima della guerra», commenta Irina, «pensavo solo alla mia formazione e alla mia futura carriera. Oggi, invece, voglio fare qualcosa che valga per tutto il Paese».

In Ucraina, però, essere ottimisti non è facile: implica una scommessa sul futuro, alla quale la generazione Z è obbligata, a meno di non voler emigrare. «Avevo otto anni quando la guerra è iniziata, nel 2014», ricorda Anastasia, che ora di anni ne ha 19. L’infanzia e l’adolescenza le ha passate in un Paese sotto attacco. «All’inizio, ero convinta che la politica non avrebbe mai avuto a che fare con la mia vita, sono proprio cresciuta con un’idea negativa della politica: sporca, piena di propaganda, di scandali e corruzione». Poi, però, dopo l’invasione del 2022, «ho capito che la politica ti riguarda anche se la ignori e che rimanere in disparte non può essere un’opzione, anche se sei giovane». La soluzione, per chi non vuole o non  può arruolarsi, è forse più forte delle armi: mettersi in gioco per costruire un futuro nuovo. «La politica aveva problemi già prima della guerra: oggi il compito di noi giovani è dimostrare che può e sa essere trasparente, responsabile ed efficace».

È un’operazione che richiede un cambio di mentalità netto, che parte dal confronto quotidiano con la realtà di guerra che ridisegna le scelte di vita, di studio e di lavoro di un giovane. Quando la Russia ha lanciato l’invasione dell’Ucraina nel 2022, Kseniia aveva solo 15 anni. Oggi vive tre vite in una, tutte unite dallo stesso intento. Studia all’International humanitarian university di Odessa, lavora come contabile in una multinazionale e fa la volontaria in un’associazione impegnata nell’empowerment giovanile. «Prima della guerra le mie ambizioni professionali erano molto diverse», racconta. «Vivere un periodo così difficile mi ha spinta a riconsiderare cosa voglio fare veramente e quale contributo posso dare». Così, le ambizioni di carriera hanno lasciato spazio a un diverso tipo di realizzazione personale. «Oggi voglio che le mie conoscenze e la mia futura professione siano significative per il mio Paese. Voglio contribuire allo sviluppo e alla ripresa dell’Ucraina, e so già che questi obiettivi non spariranno una volta finita la guerra». Parole che sono già una promessa. Perché se al fronte si combatte per difendere i confini, a Odessa la generazione Z – o almeno una parte di essa – è al lavoro per far sì che in quei confini ci sia ancora un Paese da abitare.

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 Anna Spena

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