Un’area alberata stretta tra la città e lo Stagnone, una storia familiare che arriva da lontano, un’asta giudiziaria fissata per il 24 settembre e una mobilitazione partita dal basso per impedire che quel verde scompaia. A Marsala Diego Linares ha lanciato una petizione e una raccolta fondi per provare a salvare quello che definisce “l’ultimo vero polmone verde del quartiere”.
Il conto alla rovescia è già cominciato. Il 24 settembre 2026 è prevista un’asta giudiziaria che riguarda immobili e terreni in via-vicolo Calipso, a Marsala, nella zona classificata dai principali portali immobiliari come Stagnone. Tra i beni messi in vendita compare un terreno incolto con alberature di alto fusto.
Ed è attorno a quell’area che Diego Linares ha costruito una battaglia che è personale, ma che prova a diventare collettiva.
La petizione, pubblicata su Change.org il 20 agosto, chiede di fermare quella che i promotori definiscono una possibile “speculazione edilizia”, tutelare il sito come oasi di biodiversità e trasformarlo in un luogo aperto alla comunità, destinato anche all’educazione ambientale.
La storia di Diego Linares e degli alberi piantati 44 anni fa
Linares racconta di essere cresciuto in quel luogo e di avere piantato personalmente, 44 anni fa, pini e agrumi. Poi le difficoltà economiche della famiglia, che lui fa risalire a un fallimento iniziato nel 1992, e una lunga vicenda giudiziaria.
Nel frattempo il terreno sarebbe stato progressivamente abbandonato. Ma è proprio questo abbandono, sostiene Linares, ad avere favorito una sorta di rinaturalizzazione spontanea: vegetazione, alberi ormai adulti e fauna avrebbero trovato un rifugio in mezzo a una parte della città che, negli ultimi decenni, si è progressivamente costruita.
Il racconto è diventato una campagna pubblica: prima la petizione, poi una raccolta su GoFundMe. Linares descrive il terreno come una sorta di “isola verde assediata dal cemento”, a ridosso dello Stagnone, e propone di recuperarlo senza stravolgerlo.
L’idea è quella di creare una fattoria didattica e un centro di educazione ambientale, curare le pinete esistenti, reintrodurre alberi della tradizione mediterranea, realizzare una piccola zona umida per gli uccelli e sperimentare anche coltivazioni subtropicali.
Un progetto ambizioso. Forse fin troppo, almeno finché non saranno definiti proprietà, strumenti giuridici e risorse. Ma il punto sollevato dalla mobilitazione resta: che valore attribuisce Marsala agli spazi verdi rimasti dentro o immediatamente a ridosso della città?
Ma davvero il terreno può essere coperto di cemento?
La petizione utilizza toni molto netti e parla apertamente del rischio che il cemento cancelli l’area. Ma un’asta giudiziaria non è, di per sé, un’autorizzazione a costruire.
Una delle descrizioni immobiliari relative al terreno riferisce che le particelle erano in passato interessate da vincoli urbanistici per verde pubblico e parcheggi, poi decaduti. Lo stesso annuncio richiama la disciplina applicabile alle aree rimaste prive di una pianificazione urbanistica efficace.
Ed è proprio qui che la questione diventa interessante.
La normativa siciliana che recepisce l’articolo 9 del Testo unico dell’edilizia stabilisce infatti limiti precisi per le aree interessate dalla decadenza di vincoli preordinati all’esproprio. Non esiste, insomma, l’equazione semplicistica: “è decaduto il vincolo, dunque da domani si costruiscono palazzi”. La possibilità di nuova edificazione dipende dalla localizzazione dell’area, dalle norme urbanistiche, dagli eventuali ulteriori vincoli paesaggistici e ambientali e dai titoli autorizzativi necessari.
Per sapere quale sia la reale capacità edificatoria delle particelle di vicolo Calipso, servirebbe dunque una certificazione urbanistica aggiornata del Comune e la lettura completa della perizia.
Il rischio denunciato dalla petizione non può essere liquidato come inesistente, ma neppure dato per già accertato.
Ed è forse proprio su questo che l’amministrazione comunale potrebbe intervenire subito, chiarendo pubblicamente cosa si può e cosa non si può costruire lì.
Lo Stagnone e il valore dei corridoi ecologici
Sul valore ambientale del contesto, invece, ci sono pochi dubbi.
La Riserva naturale orientata Isole dello Stagnone di Marsala si estende per oltre duemila ettari ed è inserita nella Rete Natura 2000, con una Zona Speciale di Conservazione e una Zona di Protezione Speciale. La Regione la descrive come un ambiente di eccezionale biodiversità marina e terrestre e come un luogo fondamentale per la sosta e la riproduzione di numerose specie di uccelli migratori.
Questo, naturalmente, non significa automaticamente che il terreno di vicolo Calipso faccia parte della Riserva o che goda degli stessi vincoli. La campagna lo indica come posto “a ridosso” dell’area protetta. Anche il rapporto geografico preciso con i confini della Riserva andrebbe documentato cartograficamente.
Ma il tema dei corridoi ecologici è reale: piccoli terreni alberati, giardini abbandonati e appezzamenti non costruiti possono avere un valore molto superiore alla loro superficie quando collegano zone naturali con aree urbane.
Linares sostiene di avere osservato nel terreno gongili, ricci, upupe, cardellini, aironi, gruccioni, civette, barbagianni, poiane, falchi e perfino l’Aquila di Bonelli.
Sono segnalazioni del promotore e non, almeno per quanto risulta finora, il risultato di un censimento naturalistico ufficiale. Sarebbe quindi opportuno verificarle con un sopralluogo di esperti.
L’Aquila di Bonelli, però, non è un nome scelto a caso per rendere più suggestiva una petizione: è un rapace particolarmente importante per la Sicilia. Il WWF ricorda che in Italia la specie è stabilmente nidificante soprattutto nell’Isola.
Una petizione non ferma un’asta. Ma può aprire un caso politico
La petizione, da sola, non sospende una procedura giudiziaria. E neppure una raccolta firme può trasformare automaticamente una proprietà privata in un parco pubblico.
Può però costringere la politica a prendere posizione.
Il Comune potrebbe verificare la destinazione urbanistica aggiornata, promuovere un censimento delle alberature e della biodiversità, valutare eventuali strumenti di tutela e capire se esistano forme di acquisizione, collaborazione con associazioni o gestione pubblica e privata compatibili con la procedura.
Si spendono soldi per creare piccoli spazi verdi artificiali e, nello stesso tempo, si rischia di accorgersi troppo tardi degli spazi verdi già esistenti.
Naturalmente non ogni terreno incolto può diventare un parco e non ogni albero può bloccare il diritto di proprietà. Ma una città dovrebbe almeno sapere cosa possiede, cosa sta perdendo e cosa vale la pena salvare.
Dalla vicenda familiare alla battaglia pubblica
Diego Linares presenta questa iniziativa anche come il tentativo di riscattare una lunga storia familiare.
Scrive di non avere le risorse economiche per farlo da solo e promette che, se la raccolta non consentirà di raggiungere l’obiettivo, le somme saranno destinate ad associazioni ambientaliste locali. È un impegno assunto pubblicamente nella pagina del crowdfunding. Adesso la sfida è trasformare una storia personale in un progetto collettivo credibile e trasparente. Il 24 settembre non è lontano.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
redazione@tp24.it (Redazione)
Source link





