Venerdì 18 giugno a Frosinone, alle 18, con la messa e la tradizionale processione per le vie del centro storico, si aprono ufficialmente i festeggiamenti in onore dei Santi Patroni Silverio e Ormisda. E probabilmente a Ormisda e Silverio il sindaco del capoluogo Riccardo Mastrangeli dovrà «fare voti» — non quelli necessari per tornare a indossare la fascia tricolore tra dodici mesi, ma per chiedere l’intercessione e tentare di semplificare il quadro politico che si sta prospettando all’interno del centrodestra: il suo bacino elettorale.
Senza impropriamente mischiare il sacro con il profano, la verità è che le carte per Mastrangeli si stanno rimescolando in maniera inaspettata. Almeno non in questi termini. E nemmeno come un croupier di un casinò di Las Vegas avrebbe saputo fare. Se fino a qualche settimana fa il sindaco era l’unico candidato sindaco dell’area di centrodestra o di centro-centrodestra, in pochi giorni è cambiato tutto.
Vannacci, Scaccia alla tintoria
Prima l’incognita Vannacci, che realisticamente potrebbe decidere di far scendere in campo alle elezioni comunali del prossimo anno, in ogni capoluogo, un candidato sindaco con l’uniforme di Futuro Nazionale. A Frosinone il vicesindaco Antonio Scaccia ha già portato la sua divisa alla tintoria Tiberia a Madonna della Neve per la promozione sul campo. Estote parati.
Poi la presentazione ufficiale, in queste ore, del Terzo Polo, formato da Forza Italia e lista FutuRa con la partecipazione straordinaria — ma fino a un certo punto — dei consiglieri comunali Paolo Fanelli (FdI) e Norberto Venturi (PD). Più trasversale di così, c’è solo il Ponte Danyang-Kunshan in Cina — conosciuto come il viadotto più lungo del mondo in assoluto, con un tracciato di 164,8 km che integra la ferrovia ad alta velocità.
Sia l’eventuale candidatura dell’area Vannacci che il Terzo Polo pescano, in buona parte, nello stesso bacino elettorale di Mastrangeli. Se oltre al sindaco uscente anche le altre due componenti candidano un proprio rappresentante a indossare la fascia tricolore, vincere al primo turno ha le stesse possibilità di centrare il 6 al Superenalotto: 1 su 622 milioni. Al ballottaggio la coalizione del centrodestra in purezza potrebbe anche tornare unita, ma intanto il danno sarebbe fatto.
Per il centrosinistra si spalancano le porte
È in questa frantumazione atomica del centrodestra, in questo scenario inedito di polarizzazione, che per l’opposizione di centrosinistra si potrebbero spalancare inaspettatamente le porte di Palazzo Munari. O, quantomeno, potrebbe presentarsi un’occasione forse irripetibile — di quelle che la storia politica del capoluogo concede una tantum. Dopo quindici anni consecutivi di batoste elettorali, e con uno scenario favorevole almeno sulla carta, il campo progressista avrebbe il dovere morale e politico di presentarsi unito agli elettori. Un solo schema, un’unica coalizione e un solo candidato sindaco forte, capace di capitalizzare il malcontento verso il governo Mastrangeli e l’inevitabile dispersione di voti nel campo del centrodestra spacchettato.
Ma, conoscendo la logica «tafazziana» che da sempre contraddistingue la strategia della sinistra a Frosinone, una simile soluzione lineare non è affatto scontata. Anzi, il rischio del classico «auto-sabotaggio» è quantomai concreto.
Venturi al Terzo Polo: solista o autorizzato?
A complicare maledettamente le cose in casa Partito Democratico, nelle ultime ore, ci ha pensato il consigliere comunale dem Norberto Venturi — politico di lungo corso e signore delle preferenze — che ha partecipato ieri alla conferenza stampa di presentazione del Terzo Polo al bar Minotti. Una presenza autorevole e importante che, proprio per questo, ha fatto balzare sulla sedia più di qualcuno in casa PD e che rischia di mandare in cortocircuito i già precari equilibri interni al partito.
La segreteria cittadina — e forse anche quella provinciale dem — dovrà affrettarsi a spiegare se la partecipazione di Venturi al tavolo con Forza Italia e FutuRa sia avvenuta a titolo esclusivamente personale, o se ci sia stata un’esplicita autorizzazione dei vertici. Il silenzio in questi casi complica solo le cose, perché lascia spazio a interpretazioni «incontrollate» e per questo destabilizzanti. Lo capirebbe anche un bambino dell’asilo nido «Pollicino» a Corso Lazio.
Le due ipotesi fanno tutta la differenza del mondo. Se Venturi si è mosso da «solista», sarebbe una frattura importante ma esclusivamente interna al partito — della serie, i panni sporchi si lavano in famiglia. Se invece c’è stato il benestare della segreteria, significa che il PD sta giocando una partita a scacchi parallela — certamente legittima e con un senso strategico — ma che rischia di minare fin dalle fondamenta la costruzione di quel campo largo unitario della sinistra, indispensabile per tornare a governare Frosinone. Una sorta di tela di Penelope locale, che si costruisce di giorno e si disfa di notte.
La mappa geopolitica in fibrillazione
La mappa geopolitica a Frosinone, dunque, improvvisamente e in poche ore, è entrata in una fase di fibrillazione come non si vedeva da tempo — e in entrambi gli schieramenti. Se fino a ieri la ricandidatura di Mastrangeli nell’area di centrodestra appariva come un percorso blindato dall’assenza di competitor, la nascita del Terzo Polo con l’asse FI-FutuRa, le sponde trasversali di Fanelli e Venturi e l’«incubo» della destra identitaria di Vannacci che potrebbe chiedere ad Antonio Scaccia di scendere in campo rimette tutto in discussione. Uno scenario che di fatto smantella il vecchio bipolarismo cittadino e prospetta una balcanizzazione del voto moderato e di destra.
In questo caos, il centrosinistra si ritrova con l’oro tra le mani, ma non sa come maneggiarlo. Deve mettere da parte le ambiguità e le sfibranti tattiche ad oltranza, con il rischio di rimanerci sotto. Il PD, in modo particolare, se non scioglierà immediatamente il nodo del suo posizionamento e dei suoi consiglieri in vista delle prossime elezioni, rischia di trasformare l’occasione storica della vittoria della sinistra nell’ennesimo, clamoroso, suicidio politico assistito — regalando il Comune a un centrodestra che, seppure potenzialmente diviso allo starter in tre poli distinti, al secondo turno, per la cinica logica della realpolitik, potrebbe ritrovare l’unità. E a quel punto, rien ne va plus.
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