Dietro ogni prodotto agroalimentare tradizionale non c’è soltanto una ricetta tramandata nel tempo. C’è un pezzo di economia italiana fatto di imprese agricole, territori, biodiversità, turismo e occupazione. Un patrimonio che conta oggi 5.813 Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT) censiti dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, con la Campania al primo posto per numero di riconoscimenti (614), seguita da Lazio (520) e Toscana (471). Numeri che raccontano una ricchezza diffusa ma ancora poco valorizzata, al centro del convegno “La via dei PAT: dall’identità gastronomica allo sviluppo territoriale del Bel Paese”, promosso a Roma dall’Associazione Italiana Coltivatori e da Penìsola Verde – Agriturismi AIC.
Un patrimonio economico che parte dalle radici
Per il presidente nazionale dell’AIC, Giuseppino Santoianni, i PAT rappresentano molto più di una semplice eccellenza gastronomica. “I Prodotti Agroalimentari Tradizionali rappresentano un tesoro dell’Italia rurale, un patrimonio diffuso che racconta il lavoro delle imprese agricole, la biodiversità dei territori, la memoria delle comunità e la capacità del nostro Paese di trasformare tradizione e qualità in valore economico”. Una ricchezza che, secondo Santoianni, non riceve ancora la visibilità che merita. “I PAT sono eccellenze spesso ancora poco conosciute, che meritano di essere raccontate e valorizzate molto meglio”. Da qui la richiesta di una strategia nazionale capace di trasformare queste produzioni in un asset strutturale per la crescita dei territori. Lo stesso Santoianni ha sottolineato come “serve un percorso nazionale capace di renderle più riconoscibili, sostenute e integrate nelle politiche di filiera, nell’agriturismo, nella ristorazione e nel turismo esperienziale”. Un passaggio considerato essenziale per sfruttare anche l’effetto trainante del recente riconoscimento UNESCO della cucina italiana. “Il riconoscimento UNESCO della Cucina italiana rappresenta un grande risultato, ma oggi occorre valorizzarne le radici profonde: i territori, i coltivatori e le tradizioni agroalimentari locali”.
Agriturismi e turismo, il valore dell’esperienza
La valorizzazione dei PAT passa inevitabilmente attraverso il turismo rurale e gli agriturismi, considerati un ponte naturale tra produzione agricola e consumatore. Per Silvia Bernini, presidente di Penìsola Verde – Agriturismi AIC, “gli agriturismi sono presidi fondamentali dell’identità agricola italiana”. In queste realtà il prodotto tradizionale non viene soltanto venduto o consumato, ma raccontato e contestualizzato all’interno del territorio che lo genera. “Quando un prodotto tradizionale entra nell’offerta agrituristica, non viene semplicemente servito un alimento: viene raccontato un territorio, viene sostenuta una filiera locale, viene resa visibile una comunità agricola”, ha spiegato Bernini. Una visione che amplia il concetto stesso di PAT. “I PAT non sono soltanto prodotti tradizionali. Sono sistemi territoriali condensati dentro un prodotto: dentro un PAT esistono competenze agricole, paesaggi, memoria produttiva, biodiversità, relazioni sociali e cultura materiale”. Per questo, ha aggiunto, “difendere i PAT significa difendere la capacità dell’Italia di restare riconoscibile nel mondo, proteggere economie territoriali non sostituibili e mantenere presidio umano nelle aree più fragili”.
Giovani, innovazione e ricambio generazionale
Tra i temi più dibattuti durante il confronto c’è stato quello del ricambio generazionale, considerato decisivo per il futuro delle produzioni tradizionali. Secondo Leoluca Pollara, coordinatore nazionale AIC Giovani, la vera emergenza riguarda la trasmissione delle competenze e delle attività agricole alle nuove generazioni. “Il vero rischio non è perdere una ricetta, ma perdere le persone che quella ricetta la coltivano, la trasformano e la tramandano”. Una riflessione che si accompagna alla necessità di superare la contrapposizione tra innovazione e tradizione. “Noi giovani non vogliamo essere i custodi di un museo agricolo. Vogliamo essere imprenditori del futuro”, ha affermato Pollara. “La nostra responsabilità è custodire la tradizione senza rinunciare all’innovazione”. Per il coordinatore dei giovani coltivatori, infatti, “la tradizione è ciò che ci siamo. L’innovazione ci permette di continuare ad esistere”. In questo scenario assumono un ruolo crescente gli strumenti digitali. “Oggi non vendiamo soltanto un alimento. Vendiamo una storia, un’identità, emozioni”, ha evidenziato Pollara. E ancora: “Un tempo bastava produrre bene. Oggi bisogna anche raccontare bene”. Social media, e-commerce, storytelling e turismo esperienziale diventano così strumenti indispensabili per avvicinare i consumatori alle produzioni tradizionali e aprire nuovi mercati. “La migliore tutela dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali non è soltanto quella normativa. La migliore tutela consiste nel creare le condizioni affinché un giovane scelga di produrli”.
Una leva di sviluppo per imprese e territori
A portare l’esperienza concreta delle imprese è stato Natale Amoroso, presidente di AIC Pesca e imprenditore ittituristico. “Da produttore porto in questo convegno l’esperienza concreta di chi ha intrapreso il percorso per ottenere il riconoscimento PAT di una propria produzione”. Un percorso che evidenzia il valore economico e culturale di queste produzioni. “I Prodotti Agroalimentari Tradizionali rappresentano un patrimonio straordinario di saperi, tecniche e tradizioni che raccontano l’identità dei nostri territori e il lavoro delle comunità che li custodiscono”. Per Amoroso il riconoscimento PAT può diventare uno strumento concreto di crescita. “Oggi più che mai è necessario rafforzarne la tutela, la conoscenza e la valorizzazione, affinché possano diventare una reale opportunità di sviluppo per le imprese e per le economie locali”. Senza entrare in concorrenza con altri sistemi di certificazione. “Il riconoscimento PAT non si pone in alternativa alle DOP o alle altre certificazioni di qualità, ma ne integra il valore, contribuendo a dare visibilità all’immenso patrimonio di cultura, storia e competenze che rende unico l’agroalimentare italiano”.
La sfida è trasformare la tradizione in competitività
Dal confronto romano emerge una convinzione condivisa: i PAT non possono restare confinati in un elenco ministeriale. Rappresentano una leva di sviluppo economico, uno strumento di valorizzazione delle aree interne e una risorsa strategica per il Made in Italy. In un contesto in cui sostenibilità, identità territoriale e qualità sono sempre più richieste dai mercati, valorizzare queste produzioni significa sostenere imprese, giovani, turismo rurale e comunità locali. La sfida, ora, è trasformare un patrimonio diffuso ma spesso invisibile in un elemento stabile di competitività, capace di generare occupazione, attrarre investimenti e rafforzare il ruolo dell’agricoltura italiana nell’economia del Paese.
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