Chi acquista online o fuori dai locali commerciali ha 14 giorni per recedere senza spiegazioni. Il termine sale a 30 giorni in certi casi e fino a un anno se il venditore non ha informato correttamente. Il rimborso deve avvenire entro 14 giorni con lo stesso mezzo di pagamento usato.

Un consumatore acquista online un paio di scarpe. Cambiano le dimensioni richieste, le scarpe non vanno bene, oppure semplicemente ci si è ripensati. Si può restituire? Entro quando? A quali condizioni? E se il sito non aveva informato correttamente sul recesso, cosa cambia?

La domanda che molti si pongono dopo un acquisto a distanza o a domicilio è come funzioni il diritto di recesso per gli acquisti online e fuori dai negozi: la risposta emerge dal Codice del Consumo — d.lgs. n. 206 del 2005 — in attuazione della direttiva 2011/83/UE. Il consumatore ha quattordici giorni per recedere senza dover fornire alcuna motivazione e senza sostenere costi aggiuntivi non previamente indicati. Se il professionista non ha informato correttamente sul recesso, quel termine si allunga fino a un anno.

Quando si applica il diritto di recesso

Il diritto di recesso si applica a tutti i contratti conclusi tra un professionista e un consumatore a distanza — tramite internet, telefono o qualsiasi altro mezzo — e fuori dai locali commerciali — a domicilio, in strada, in fiera, in un centro commerciale ma al di fuori del negozio. Si applica alle vendite di beni, alle prestazioni di servizi e ai contratti per contenuti digitali non forniti su supporto materiale come download, streaming e applicazioni.

I termini: quattordici giorni, trenta giorni o un anno

Il termine ordinario è di quattordici giorni. Per gli acquisti di beni, decorre dal giorno in cui il consumatore — o un terzo da lui designato, diverso dal corriere — acquisisce il possesso fisico del bene. Se l’ordine riguarda beni multipli consegnati separatamente, il termine decorre dall’ultimo. Per i servizi e per i contenuti digitali non su supporto materiale, il termine decorre dal giorno della conclusione del contratto.

In alcune tipologie di contratti — individuate dal Codice del Consumo in applicazione di aggiornamenti normativi del 2 aprile 2023 — il termine è esteso a trenta giorni, in sostituzione del precedente termine di quattordici giorni in quei casi specifici.

Se il professionista non informa correttamente il consumatore sul diritto di recesso — condizioni, termini, procedure, modulo tipo — il termine si prolunga fino a un anno oltre il termine ordinario. Se nel corso di questo anno il professionista fornisce l’informativa corretta, il termine ordinario inizia a decorrere da quel momento. La Cassazione ha chiarito che l’informativa deve essere completa e non fuorviante: se è incompleta, l’estensione opera comunque.

Come si esercita il recesso

Il consumatore deve inviare una dichiarazione esplicita al professionista prima della scadenza del termine. Non è obbligatorio usare il modulo tipo di recesso allegato al Codice del Consumo: qualsiasi comunicazione chiara di voler recedere è sufficiente — una lettera, un’email, un messaggio tramite il sito. Conta la data di invio, non quella di ricezione: il recesso è tempestivo se la comunicazione parte prima che scadano i quattordici o trenta giorni.

Dal 19 giugno 2026, per i contratti conclusi tramite interfacce online — come app, portali bancari o piattaforme digitali — entrerà in vigore l’art. 54-bis del Codice del Consumo, che obbliga il professionista a rendere disponibile una funzione di recesso facilmente accessibile sulla stessa interfaccia usata per concludere il contratto. Il professionista dovrà anche informare espressamente il consumatore sull’esistenza e la collocazione di questa funzione.

Gli effetti del recesso: rimborso e restituzione

Una volta esercitato il recesso, il contratto si considera come mai concluso. Il consumatore deve restituire i beni entro quattordici giorni dalla comunicazione del recesso. Il professionista deve rimborsare tutti i pagamenti ricevuti, compresi i costi di consegna standard — non quelli di consegna speciale come la spedizione espressa — senza ingiustificato ritardo e comunque entro quattordici giorni. Il rimborso deve avvenire con lo stesso mezzo di pagamento usato dal consumatore, salvo diverso accordo espresso, e senza costi aggiuntivi per il consumatore. Il professionista può trattenere il rimborso finché non riceve i beni restituiti o finché il consumatore non dimostra di averli rispediti.

I costi di restituzione dei beni sono a carico del consumatore solo se il professionista lo aveva informato in anticipo. In mancanza di questa informazione, i costi restano a carico del professionista.

Il consumatore è responsabile solo della diminuzione di valore dei beni causata da un utilizzo che va oltre quello necessario per verificarne la natura, le caratteristiche e il funzionamento — in sostanza, l’uso che si farebbe in un negozio per provare il prodotto. Un uso più intenso può comportare una riduzione del rimborso.

Se il professionista non aveva fornito le informazioni sul recesso richieste dalla direttiva 2011/83/UE e il consumatore esercita comunque il recesso, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha stabilito che il consumatore è liberato dall’obbligo di pagare il prezzo del servizio già prestato durante il periodo di recesso.

I casi in cui il diritto di recesso non esiste

L’art. 59 del Codice del Consumo elenca tassativamente i casi in cui il diritto di recesso non si applica. Per gli acquisti online e fuori negozio non è possibile recedere da: acquisto di beni confezionati su misura o chiaramente personalizzati; beni che rischiano di deteriorarsi o scadere rapidamente come gli alimenti freschi; beni sigillati non restituibili per motivi igienici o di salute se aperti dopo la consegna — come cosmetici o biancheria intima; registrazioni audio o video sigillate o software sigillati se aperti; giornali e periodici singoli — non gli abbonamenti; servizi completamente eseguiti con il consenso espresso del consumatore e con la sua accettazione della perdita del diritto di recesso; contenuti digitali non su supporto materiale il cui avvio è stato autorizzato dal consumatore con il riconoscimento di perdere il diritto di recesso.

Il professionista deve comunque informare chiaramente il consumatore di queste eccezioni prima della conclusione del contratto. Se non lo fa, l’eccezione può non operare correttamente a suo favore.

Le regole speciali per i servizi finanziari online

Per i contratti di servizi finanziari a distanza — conti correnti online, carte di credito, prestiti conclusi via internet o telefono — esistono regole particolari con termini e modalità specifici per il recesso. Per i contratti conclusi dopo il 19 giugno 2026, il d.lgs. n. 209 del 2025 introduce conseguenze più severe per le violazioni: se il professionista viola gli obblighi informativi o ostacola il recesso, il contratto può essere dichiarato nullo con obbligo di restituzione delle prestazioni e possibile risarcimento del danno.




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 Angelo Greco

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