È stato un fine settimana da dimenticare per la provincia di Trapani. Dalla montagna al mare, dalle campagne alle aree industriali, il territorio è stato assediato dalle fiamme in una sequenza impressionante di incendi che ha impegnato senza sosta Vigili del Fuoco, Corpo Forestale, Protezione Civile, volontari e mezzi aerei.
Il bilancio provvisorio è pesante: oltre 1.100 ettari di vegetazione distrutti a Montagna Grande, un impianto di recupero rifiuti in fiamme a Marsala, incendi nelle campagne tra Castelvetrano e Santa Ninfa e un vasto rogo alle porte del quartiere Amabilina. Un’emergenza che riporta al centro il tema della prevenzione, della repressione dei piromani e della fragilità di un territorio che ogni estate sembra ripiombare nello stesso incubo.
Montagna Grande devastata: oltre 1.100 ettari in cenere
L’incendio più grave è quello che da sabato pomeriggio ha devastato l’area di Montagna Grande, tra i territori di Erice, Valderice, Buseto Palizzolo e Vita.
Le prime fiamme sono state avvistate nella zona di Casal Monaco intorno alle 15 di sabato. In poche ore il rogo si è trasformato in un fronte lungo chilometri, alimentato dal vento e dalla vegetazione secca.
Per tutta la giornata e la notte si sono alternati Canadair, elicotteri della Forestale, Vigili del Fuoco e squadre antincendio boschivo. Persino un elicottero HH139B dell’82° Centro SAR dell’Aeronautica Militare di Trapani-Birgi è stato chiamato a intervenire, effettuando oltre dieci lanci d’acqua in circa un’ora di volo.
Le operazioni sono proseguite anche domenica, con tre Canadair e tre elicotteri tornati in azione all’alba.
Il bilancio è drammatico: oltre 1.100 ettari di bosco, macchia mediterranea e aree naturali ridotti in cenere. Un colpo durissimo per uno dei principali polmoni verdi della Sicilia occidentale e per la fauna selvatica che popolava queste aree.
Le autorità non escludono l’origine dolosa del rogo. Un’ipotesi che trova purtroppo precedenti inquietanti nella storia recente della zona, già devastata dal grande incendio del 2020.
Le telecamere e la caccia ai piromani
A rendere ancora più amara la vicenda c’è il fatto che l’area è monitorata dalla rete “Occhio Virtuale”, il sistema gestito dall’associazione SOS Valderice che dispone di oltre venti telecamere distribuite su circa 100 mila ettari di territorio.
Dalla sala operativa è possibile controllare costantemente gran parte dell’hinterland trapanese e delle aree boschive più sensibili. Le immagini raccolte potrebbero ora diventare uno strumento prezioso per individuare eventuali responsabili.
Perché, come ripetono operatori e amministratori locali, gli incendi non si accendono da soli. Il caldo e il vento possono favorire la propagazione, ma troppo spesso dietro questi disastri si nasconde la mano dell’uomo.
La domanda resta sempre la stessa: come è possibile che gli incendi tornino a colpire, anno dopo anno, gli stessi luoghi?
Paura a Marsala: il fuoco arriva alle case di Amabilina
Domenica pomeriggio un altro vasto incendio ha tenuto con il fiato sospeso Marsala.
Le fiamme sono divampate in contrada Timpone d’Oro, alle spalle dell’Eurospin e a ridosso del quartiere Amabilina. Una zona già problematica per la presenza di cave abbandonate e discariche abusive.
Secondo le prime testimonianze, il rogo sarebbe partito proprio da cumuli di rifiuti abbandonati per poi propagarsi rapidamente alla vegetazione circostante.
L’allarme è scattato intorno alle 18. I residenti, vedendo il fuoco avanzare verso le abitazioni, hanno cercato di arginarlo con mezzi di fortuna prima dell’arrivo dei soccorsi.
Le fiamme hanno raggiunto il muro di cinta di alcune case, generando momenti di forte preoccupazione. Sul posto sono intervenute due squadre dei Vigili del Fuoco di Marsala che hanno lavorato per evitare ulteriori propagazioni.
Anche in questo caso l’episodio riaccende i riflettori sul problema delle discariche abusive, che durante l’estate si trasformano in vere e proprie bombe ecologiche.
Sabato in fiamme anche tra Castelvetrano e Santa Ninfa
Tra gli incendi che hanno impegnato i soccorritori nel fine settimana c’è stato anche quello sviluppatosi sabato nell’area compresa tra Castelvetrano e Santa Ninfa.
Anche qui il fuoco ha interessato vaste superfici di vegetazione, richiedendo l’intervento delle squadre antincendio e contribuendo ad aggravare un quadro già particolarmente critico per l’intera provincia.
Notte di paura alla Sarco di Marsala
Come se non bastassero gli incendi di vegetazione, nella notte tra domenica e lunedì un vasto rogo ha interessato la Sarco Srl di contrada Ponte Fiumarella, a Marsala.
L’allarme è scattato intorno alle due del mattino all’interno dell’impianto che dal 1991 si occupa del trattamento e del recupero di vetro e metalli provenienti dalla raccolta differenziata.
Sul posto sono intervenute squadre dei Vigili del Fuoco da Marsala, Mazara del Vallo e Alcamo, con autobotti e mezzi speciali. Presenti anche i Carabinieri, mentre l’Arpa è stata allertata per le verifiche ambientali.
Le cause dell’incendio sono ancora in fase di accertamento.
Un territorio sotto assedio
Quello appena trascorso è stato il primo vero weekend dell’estate siciliana e ha già mostrato tutta la vulnerabilità del territorio trapanese.
Boschi che bruciano, rifiuti che prendono fuoco, impianti industriali coinvolti da incendi, abitazioni minacciate dalle fiamme. Scene che si ripetono ogni anno e che continuano a lasciare dietro di sé danni ambientali enormi.
L’indignazione è inevitabile. Ma da sola non basta. Servono controlli, prevenzione, manutenzione del territorio e soprattutto l’individuazione di chi, per interesse, incuria o follia, continua a trasformare il patrimonio naturale della provincia di Trapani in cenere.
Perché ogni ettaro che brucia non è soltanto un pezzo di bosco perduto. È un danno economico, ambientale e culturale che impoverisce l’intera comunità. E che richiederà anni per essere riparato.
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