L’aspetto umano prima di tutto. Per creare spazi funzionali e accoglienti, è fondamentale che si crei una sinergia con il committente ma, soprattutto, che si riesca a percepire “l’anima della casa”. Per la interior designer Gigliola Arisi, infatti, il suo mestiere non è solo questione di trend e di render. “La soddisfazione di un cliente mi lascia un enorme senso di gratitudine per il lavoro che faccio”. idealista/news l’ha intervistata nel suo appartamento di Roma per chiederle la sua visione della professione farsi raccontare i progetti a cui è più legata.
Qual è la mission di un interior designer secondo la tua visione?
Un interior designer rielabora gli spazi, trasformandoli in ambienti accoglienti, confortevoli e che soprattutto sappiano rispecchiare la personalità di chi li abita.
Qual è il tuo approccio alla professione, come funziona il processo di confronto con il cliente?
Prima di tutto, incontro il cliente e stabiliamo un primo contatto conoscitivo. Conoscere il cliente è molto importante, soprattutto per me è importante un approccio empatico, cioè stabilire un feeling con il cliente. Perché un interior designer entra, diciamo in maniera anche molto invadente, nel tuo spazio, nella tua casa, per capire di cosa hai bisogno.
Dopo il primo incontro conoscitivo, si comincia un processo graduale, dove il cliente viene completamente accompagnato in tutte le fasi. Quindi la prima fase senza dubbio è quella dell’ascolto delle necessità.
E poi, per me è molto importante capire sia chi è il cliente ma anche l’anima della casa che ho davanti.
Il primo step è quello di stabilire una connessione con il cliente, la mia intenzione è quella di entrare in empatia con il cliente e capire le sue emozioni in relazione alla casa. Quello che mi mi interessa di più è capire l’anima della casa, cioè quando mi approccio a un a un nuovo progetto. Prima di tutto parto da una sensazione o da qualcosa che percepisco o vedo all’interno della casa.
Come prosegue il processo creativo?
Dopo il primo approccio conoscitivo parte la fase progettuale, durante questo processo creativo la mia mente è continuamente in funzione, immaginando scenari, colori, materiali e non solo. Subito dopo questo processo deve essere trascritto in qualche maniera, quindi messo su disegno e mostrato al cliente. Dalla mente, si può dire, si passa all’illustrazione al cliente, al quale viene spiegato. Dopodiché attendo il feedback del cliente e si va avanti.
Il progetto viene svolto in totale sinergia e sintonia con il cliente, che è consapevole di tutte le scelte che fa, ma viene letteralmente guidato, preso per mano dall’inizio alla fine.
Mi piace portare a termine i progetti in maniera ‘all inclusive’, cioè mi piace prendere una casa, trasformarla completamente e consegnare il progetto al cliente, diciamo con una formula chiavi in mano, cioè dove il cliente si trova la casa completamente allestita, con gli arredi, i tessili e tutto il necessario per avere un ambiente confortevole.
Come sei arrivata a fare l’interior designer, è qualcosa che hai sempre sognato?
Sono arrivata a fare questo mestiere, inizialmente, quasi inconsapevolmente. Cioè sapevo di avere un potenziale creativo. Era un qualcosa che sentivo, che percepivo fin da piccola, sentivo il bisogno di creare e delle volte anche proprio un bisogno di creare manualmente. Quasi lo identifico come un prurito alle mani. E da lì mi sono approcciata inizialmente agli studi di scenografia, che ho concluso, e ho lavorato anche nel mondo del teatro come scenografa.
Subito dopo ho capito che la strada dell’interior design era quello che mi rispecchiava maggiormente come approccio personale. Tuttavia, ci sono arrivata dopo aver sperimentato tantissime cose, questo mi permette di avere un approccio anche molto pratico e di trovare delle soluzioni anche sui cantieri. L’esperienza in teatro mi ha lasciato una visione assolutamente concreta delle cose che faccio.
Ci sono dei progetti a cui sei rimasta più legata tra tutti quelli che hai realizzato nella tua carriera?
Certamente, uno dei progetti che ricordo con tantissimo affetto, e che veramente mi ha lasciato il segno, è un enorme progetto di restyling svolto per una cliente americana in un appartamento a Piazza del Popolo di più di 400 metri quadri. Era il periodo subito dopo il covid, quindi uscivamo da un periodo di assoluto torpore. Questa cliente mi contatta perché aveva necessità di realizzare i lavori prima di trasferirsi a Roma con le figlie.
Quello che mi fa piacere ricordare è la sinergia che si è creata con questa cliente in pochissimo tempo. Cioè, vale a dire nei primi 10 minuti in cui ci siamo incontrate, tutto è successo in un attimo. Lei mi ha portato a vedere questo enorme appartamento insieme ai proprietari di casa, perché lei lo stava affittando, è stato un incontro quasi surreale.
La cosa eccezionale era proprio la connessione che avevamo stabilito in pochissimo tempo, agli occhi delle persone che erano con noi sembravamo vecchie amiche. In realtà ci eravamo conosciute da appena 20 minuti.
Quindi da lì è iniziato questo processo di restyling veramente molto imponente perché avevamo da dipingere, non so, più di 5.000 metri quadrati di pareti, soffitti alti più di quattro metri ecc., ma questo restyling lo abbiamo realizzato in un paio di mesi. È stato veramente un progetto fantastico, che mi ha lasciato un enorme senso di gratitudine per il lavoro che faccio.
La cliente aveva le idee molto chiare, desiderava uno stile parigino, ma detestava i colori, diciamo noiosi, come li chiamava lei, e mi diceva che i verdi blu erano i nuovi grigi. L’appartamento fu totalmente restaurato sotto un’ottica contemporanea. Quindi immaginate un appartamento storico, con i soffitti a cassettoni, con le porte in legno antiche e completamente ridisegnato, dai colori e carte da parati con colori accesi che andavano dal verde all’azzurro, al blu.
Abbiamo rifatto completamente tutte le stanze e ridipinto qualsiasi cosa e arredato completamente da zero ogni ambiente secondo il suo gusto. È stato un lavoro veramente enorme e lei mi ha gratificato tantissimo in quanto a soddisfazione. È rimasta talmente soddisfatta, che la sua soddisfazione è stata una grande ricompensa anche per me.
Il mio concetto è che se disperdi energia positiva, ti ritorna energia positiva.
Ti è capitato altre volte di lavorare per una clientela straniera?
Sì, perché un altro dei progetti a cui sono maggiormente legata mi fu commissionato da una cliente francese. Anche da lei sono stata contatta via mail, mi ha trovato cercando su internet e mi ha chiesto di proporle un progetto per la sua casa di Roma. Ma il tema è che la casa a Roma non l’aveva ancora comprata, quindi, il suo desiderio era avere una casa a Roma e avere un progetto realizzato da me.
E come sono andate a finire le cose?
Le cose sono andate che io le ho trovato la casa e le ho realizzato il progetto per la dei suoi sogni a Roma. E anche questa è stata un’altra storia incredibile, perché noi ci siamo conosciute solamente virtualmente, abbiamo solo parlato per telefono, fatto un paio di videochiamate e avviato questo progetto da remoto. Dopo mesi lei è venuta in Italia e ha visto la casa che io le avevo fatto acquistare e l’inizio del suo progetto. È una storia incredibile anche questa.
Casa tua, invece, com’è?
Casa mia è più intesa come un laboratorio creativo. Nel senso che sono più le volte che voglio cambiare qualcosa piuttosto che quelle in cui mi decido a tenere tutto così com’è. Ovviamente, vengo detestata da tutti i miei familiari, che non ne capiscono l’esigenza, ma io sono in continuo movimento, la mia mente creativa è in continuo movimento, per cui ovviamente se devo sperimentare qualcosa, in primis lo sperimento su casa mia.
Casa mia è cresciuta pian piano con me, con la nostra famiglia, con i miei tre figli, quindi, ha subito cambiamenti ad ogni figlio. A ogni nascita, ci sono stati, diciamo, dei cambiamenti sostanziali. Quindi vuoi per i colori, vuoi per la disposizione delle camere, vuoi per gli arredi, è sempre tutto in continua evoluzione.
Diciamo che nei confronti della mia casa, forse, non sono mai soddisfatta e non riesco mai ad avere quell’occhio distaccato per decidere le cose. Vado avanti anche in base agli oggetti che trovo. Mi piace tantissimo viaggiare, mi piace tantissimo andare per mercatini e quindi in base agli oggetti che riesco a scovare in questi mercatini, magari cambio la disposizione di alcune cose.
L’approccio nei confronti della mia casa è un approccio che prova a rispecchiare la filosofia danese. Quindi ho vari angoli preferiti in casa, per esempio, l’estate, il mio angolo preferito è la veranda. L’inverno, invece, il mio spazio preferito è attorno al salotto con una tazza di caffè, e mi piace creare dei rituali in casa.
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Flavio Di Stefano,Oriana Iaciancio
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