Il fallimento totale della politica, opposizione compresa, e l’inutile creazione di Azienda Zero
NUE 112/118: fermatevi prima che sia troppo tardi
14 ammessi, 7 presenti, zero idonei. Questo è il risultato della selezione per la direzione della COEUR (Centrale Operativa Emergenza Urgenza) 112/118. Un esito che, da solo, dovrebbe imporre una domanda: com’è possibile?
Gli operatori del 118, preoccupati, se lo chiedono da tempo. Siamo nel caos più totale per quanto riguarda la governance del sistema 112/118 sin dalla sua apertura, una situazione ulteriormente aggravata dalla sparizione, voluta o imposta, di alcuni soggetti incaricati dalla direzione di Azienda Zero, che hanno dato vita, in tutta fretta, a questo obbrobrio di NUE (Numero Unico Emergenza), con il solito vizio di copiare: questa volta da AREU Lombardia. Ma la Calabria non è la Lombardia. I nomi dei protagonisti di questa gestione sono noti a tutti.
Partiamo dal dott. Riccardo Borselli, alla guida di questa struttura complessa, mandato in ferie per accompagnarlo alla pensione molto prima della scadenza del suo incarico, previsto fino al compimento del 70° anno di età.
Il dott. Sergio Coscarella, direttore della CO Nord, è andato in quiescenza nonostante l’importanza del ruolo che ricopriva. Poteva essere mantenuto in servizio fino al compimento del 70° anno di età.
Il dott. Andreacchi, direttore della CO Sud, si è dimesso dall’incarico ed è stato collocato dalla sua azienda di appartenenza, Vibo Valentia, non si sa dove, nonostante, in base ai suoi dati anagrafici, avesse ancora anni di servizio davanti a sé, famoso per le sue dichiarazioni inquietanti rilasciate durante una trasmissione televisiva di una TV locale.
Il dott. Domenico Minniti, già direttore del 118 della provincia di Reggio Calabria, è stato nominato Direttore Sanitario di Azienda Zero e, successivamente, dopo l’uscita di scena di Borselli, è stato nominato direttore ad interim della COEUR 112/118. Anche lui rilascia interviste… sulle quali magari sarebbe meglio stendere un velo pietoso, per evitare di… vomitare – e chi vuole capire ha capito…
E poi, per cambiare profilo, il mitico “rais”, Mimmo Schirripa, coordinatore infermieristico della cosiddetta area Sud, indicato dal dott. Borselli e nominato da Graziano ex Commissario ASP di Cosenza, in quanto vincitore di concorso presso l’ASP di Catanzaro, e mandato in comando presso l’ASP di Cosenza. È sparito dalla circolazione: non si capisce bene se sia in ferie o per quale altro motivo, mentre continua a svolgere i turni all’elisoccorso.
Il dott. Marco Laratta ricopriva, e forse tuttora ricopre — perché sembra esserci un vero e proprio segreto di Stato — il ruolo di coordinatore infermieristico della Sala Operativa Nord facente funzione. Una posizione che, a forza di cercarne il profilo nel Contratto collettivo nazionale di lavoro del Comparto Sanità, non trovereste mai, perché il ruolo di facente funzione di coordinatore, così come viene esercitato in questo caso, non risulta configurato come uno specifico profilo contrattuale. Eppure, a detta di molti, sembra essere diventato una posizione riservata ai “galoppini di qualcuno”. Inoltre, svolge turni all’elisoccorso ed è stato nominato responsabile del procedimento per la verifica dei requisiti delle ODV che espletano il servizio di supporto al SEU 118 (Victor): un affare da milioni di euro affidato a un infermiere…
Il Dr. Leonardo Pilò, formalmente nominato coordinatore infermieristico dell’elisoccorso regionale dal dott. Borselli, in quanto vincitore di concorso presso l’ASP di Catanzaro per il coordinamento delle PET, in comando presso l’ASP di Cosenza, ma sempre più percepito dagli operatori come una figura di “tuttologo”. Firma i turni del personale dell’ASP di Catanzaro afferente alle PET, coordina l’elisoccorso regionale per i turni degli infermieri e, forse, anche dei medici, espleta turni all’elisoccorso e pare che firmi anche i turni del personale infermieristico della CO area Sud.
E allora viene spontaneo chiedere: chi tiene oggi il timone? Dopo Vibo, ora tocca a Cosenza: il passaggio di funzioni ad Azienda Zero.
Come se tutto questo non fosse già abbastanza, arriva un’altra operazione che rischia di aumentare ulteriormente confusione, incertezza e disagio tra i lavoratori: il passaggio di funzioni dalle ASP ad Azienda Zero. Una vicenda che ha già avuto un precedente pesante sulla pelle dei lavoratori dell’ASP di Vibo Valentia e che ora si ripropone con i lavoratori del 118 dell’ASP di Cosenza.
Ed è proprio qui che nasce un’altra domanda, forse ancora più importante: perché questa disparità di trattamento? I lavoratori dell’ASP di Vibo Valentia, chiamati a decidere se aderire o meno al passaggio, hanno avuto un tempo estremamente ristretto, appena 5 giorni, per assumere una decisione destinata a incidere sul proprio futuro professionale e lavorativo. Ora, per i lavoratori dell’ASP di Cosenza, vengono concessi 15 giorni. Quindici giorni, nel pieno del mese di agosto, per prendere una decisione che non riguarda soltanto un cambio di amministrazione o di intestazione organizzativa, ma che coinvolge ruoli, funzioni, organizzazione del lavoro, prospettive professionali e certezze occupazionali. È davvero questo il modo in cui si dovrebbe gestire una riorganizzazione così delicata? E soprattutto: che cosa ne uscirà da questa operazione?
Perché il rischio concreto, almeno per come viene percepito dai lavoratori, è che invece di fare chiarezza si produca l’effetto opposto: un ulteriore peggioramento della situazione, alimentando confusione e incertezza in un sistema che già oggi soffre della mancanza di una leadership definita e riconoscibile.
Prima ancora di chiedere ai lavoratori di scegliere, non sarebbe necessario spiegare con chiarezza: quali funzioni passano ad Azienda Zero, con quali modalità, con quali garanzie per il personale, quali saranno i nuovi assetti organizzativi e, soprattutto, chi sarà concretamente responsabile del sistema 112/118?
Perché non si può chiedere ai lavoratori di decidere il proprio futuro in pochi giorni, nel pieno di agosto, mentre dall’altra parte la governance del sistema continua a essere avvolta da interrogativi e incertezze. La vicenda di Vibo dovrebbe aver insegnato qualcosa. Se quella esperienza è stata un grande pasticcio organizzativo, perché ripeterne gli stessi schemi a Cosenza? E se invece il passaggio ad Azienda Zero rappresenta una scelta strategica e necessaria, allora la politica e i vertici aziendali hanno il dovere di spiegarlo ai lavoratori, con atti, numeri, tempi e responsabilità precise. Non bastano circolari, ordini di servizio e comunicazioni dell’ultimo minuto di cui non si conosce nemmeno la provenienza. Serve una visione. E serve soprattutto rispetto per chi, ogni giorno, garantisce il funzionamento del 118.
C’è poi il tema della trasparenza. Perché non rendere conoscibili, nel rispetto delle norme, i nomi dei 14 candidati ammessi e l’esito dei 7 che si sono presentati e sono stati dichiarati non idonei? I lavoratori del 118 conoscono bene le persone che operano all’interno di questo sistema. Ne conoscono competenze, percorsi professionali e ruoli. E allora, forse, è proprio per questo che sarebbe opportuno fare chiarezza, soprattutto alla luce delle ultime notizie apparse sulla stampa riguardanti alcuni rinvii a giudizio richiesti dalla Procura di Catanzaro.
È possibile che tra i candidati ammessi, compresi quelli che non si sono presentati alla selezione, vi sia qualcuno interessato da queste vicende giudiziarie? Se tutto è regolare, perché lasciare spazio al dubbio?
E ancora: come mai la dott.ssa Monardo, dell’ASP di Catanzaro e membro della commissione esaminatrice, ha presentato domanda di aspettativa all’ASP di Catanzaro in data 04/08/2026, ottenendola il giorno successivo, con una rapidità degna degli sprinter, per decisione del prode Generale Battistini? Anche in questo caso, non sarebbe sufficiente fare chiarezza e rendere pubblici gli atti, affinché ogni dubbio possa essere fugato?
Perché, quando mancano spiegazioni, inevitabilmente si alimentano interrogativi. E viene spontaneo chiedersi: forse qualche “pupillo” non ha ricevuto le giuste considerazioni? Nessuno può affermare, senza prove, che ci siano state manovre politiche o clientelari. Ma quando mancano risposte e trasparenza, il sospetto prende inevitabilmente il posto dei fatti. E allora, prima che qualcuno possa dire che “a pensar male si fa peccato…”, una soluzione c’è: pubblicare gli atti, chiarire i criteri, spiegare le decisioni. E soprattutto, nel caso del passaggio delle funzioni ad Azienda Zero, spiegare ai lavoratori perché devono decidere in tempi così diversi da quelli applicati in precedenza e quali garanzie concrete vengono offerte loro.
Il tavolo tecnico permanente: ottenuto dai sindacati, ma poi cosa è cambiato?
Il tavolo tecnico permanente, ottenuto dalle organizzazioni sindacali che avevano proclamato lo stato di agitazione e successivamente affrontato il tentativo di conciliazione con il Prefetto, è stato effettivamente istituito? E, soprattutto, a cosa è servito, se nel frattempo si continua ad andare avanti come un treno, senza fermarsi a confrontarsi con chi il sistema lo vive e lo conosce ogni giorno? I sindacati avevano chiesto un confronto permanente proprio per affrontare le numerose criticità del sistema 112/118, con l’obiettivo di individuare soluzioni condivise e tutelare lavoratori e servizio.
Eppure, nonostante la “conquista” di quel tavolo tecnico permanente, sembra che si continui a procedere a tutta velocità, come se nulla fosse accaduto: nuove riorganizzazioni, trasferimenti di funzioni, cambiamenti negli assetti e decisioni che incidono direttamente sul personale vengono portati avanti senza che sia chiaro quale sia il reale spazio lasciato al confronto. Se il tavolo tecnico permanente è stato istituito, perché non viene utilizzato?
A questo punto viene da chiedersi se si sia trattato di un vero strumento di confronto oppure soltanto dell’ennesimo passaggio formale destinato a rimanere sulla carta.
Perché non si può, da una parte, accettare il confronto istituzionale con le organizzazioni sindacali e, dall’altra, continuare a prendere decisioni come un treno lanciato a tutta velocità, senza fermate e senza ascoltare nessuno.
Il sistema 112/118 non ha bisogno di altri annunci o di ulteriori decisioni calate dall’alto. Ha bisogno di confronto, trasparenza, programmazione e responsabilità. E soprattutto ha bisogno che gli impegni assunti nei confronti dei lavoratori e delle loro rappresentanze non rimangano semplicemente parole pronunciate davanti a un Prefetto. Perché il 112/118 non è una poltrona, non è una stanza della Cittadella e non è il terreno di nessuno. È il sistema che deve salvare vite. E chi lo governa ha il dovere di garantire certezza, continuità, competenza e responsabilità.
Non si può continuare a cambiare assetti, funzioni e responsabilità senza che nessuno sappia davvero chi comanda, chi decide e chi risponde degli eventuali errori. Prima che sia troppo tardi, fermatevi.
Fermatevi prima di produrre un’altra riorganizzazione calata dall’alto; fermatevi prima di mettere, ancora una volta, i lavoratori davanti a scelte affrettate; fermatevi prima di aggravare il caos di un sistema che avrebbe bisogno, prima di tutto, di una guida autorevole e definita. Perché il tempo delle sperimentazioni sulla pelle degli operatori del 118 dovrebbe essere finito. E allora la voce che si alza, inesorabile, è una sola: “C’è un giudice a Berlino?” – https://www.inpa.gov.it/bandi-e-avvisi/dettaglio-bando-avviso/?concorso_id=d0348b0c04374dcca1f362d900d95076
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Iacchite
Source link

