16 agosto 2026 – ore 10:00 – Sono da poco tornati a casa i due tuffatori triestini Andrea Barnabà ed Elisa Cosetti, atleti della Triestina Nuoto Samer&Co. Shipping. Tra venerdì 7 e sabato 8 agosto i ragazzi hanno disputato nei Campionati Europei degli sport acquatici, partiti il 31 luglio a Parigi e in chiusura oggi, domenica 16 agosto, vestendo l’azzurro della nazionale italiana. Tra emozioni e grandi soddisfazioni, i due atleti hanno lasciato la capitale francese con due medaglie d’argento. Barnabà, classe 2004, già oro nei Mondiali giovanili di Montreal e la 24enne Cosetti, la prima tuffatrice italiana a competere a livello internazionale nella divisione femminile, raccontano una gara che non è fatta solo di punteggi. Dietro a queste due medaglie c’è uno sport in cui la preparazione tecnica deve andare di pari passo con quella mentale. L’high diving porta gli atleti a confrontarsi con altezze vertiginose, con il rischio e con una paura che, come raccontano entrambi, non scompare mai del tutto.

Andrea Barnabà

La gara parigina si è tenuta in un contesto e secondo norme particolari: grazie a un trampolino allestito davanti alla Senna, sia uomini che donne si sono tuffati nel fiume da una pedana di 20 metri d’altezza, contrariamente a quanto accade di solito per le categorie maschili, che si tuffano da 27 metri. Questa scelta, come spiega l’atleta, potrebbe essere stata un esperimento per sondare il terreno: “Probabilmente il Comitato Tecnico voleva capire se abbassando lo standard a 20 metri ci sarebbero stati più partecipanti. Potrebbe essere un cambiamento necessario nella prospettiva di inserimento dei Tuffi anche alle Olimpiadi”, attualmente precluse alla disciplina.

La prova maschile ha visto la partecipazione di quattordici atleti, che si sono contesi la classifica con l’esecuzione di quattro tuffi distribuiti su due giornate: la classifica, poi, è stata costruita sommando i risultati delle prove, che contavano due tuffi semplici e altrettanti di maggiore difficoltà. Gli atleti avevano la possibilità di costruire il proprio programma di gara: “I tuffi che decidiamo di portare devono essere comunicati prima e poi bisogna fare esattamente quelli dichiarati” illustra Barnabà, “se sbagli tuffo vale zero”. Con un’altezza di 20 metri, alcune evoluzioni che si eseguono sui 27 diventano fisicamente impossibili; dunque i concorrenti si sono trovati a disputare con tuffi “più o meno sullo stesso livello. Vinceva chi riusciva a prendere il voto più alto”. E infatti Barnabà ha portato a casa un meritato argento, forse anche grazie al modo in cui si è approcciato alla competizione: “Stavolta ho cercato di divertirmi il più possibile e pensare meno al risultato. Tante volte, in passato, andavo in gara stressato: osservavo i tuffi degli avversari, ascoltavo i loro punteggi, facevo loro complimenti”. Quest’anno invece il ragazzo ha scelto di isolarsi da ciò che aveva intorno, senza “guardare neanche un tuffo. E questa cosa mi è servita”. Una scoperta che potrebbe diventare parte integrante della sua preparazione mentale nelle prossime competizioni.

La paura prima del tuffo però, resta sempre, almeno un pochino. “Ogni volta che arrivi sulla punta della piattaforma guardi giù e hai sempre 20 o 27 metri sotto. È veramente un bel salto” dove pochi centimetri o un calcolo leggermente sbagliato hanno dei rischi molto pericolosi. Stare in piedi sulla pedana, dopo che hanno annunciato il proprio nome; il pubblico che guarda, le urla e il tifo. È in quel momento che qualcosa cambia, tutto diventa solo un contorno e non c’è più rumore. “Quando mi metto sulla punta parte la concentrazione del tuffo. Entro in quello che si può chiamare flow: magari c’è gente che urla o una macchina per strada che suona e in quel momento non sento niente”.

Questo risultato riconferma per Barnabà la possibilità e la voglia di lavorare per raggiungere obiettivi più alti. Nella stagione passata, durante un tuffo da 27 metri, il ragazzo si è confuso in aria nel mezzo di un’esecuzione, rischiando di farsi male seriamente. Fortunatamente, non ci sono state conseguenze fisiche ma “la cosa mi ha un po’ traumatizzato. Ho dovuto fare un passetto indietro per stare più tranquillo e riprendere confidenza con i 27 metri”. Una scelta prudente, che l’atleta rivendica anche parlando della progressione necessaria in una disciplina nella quale accelerare i tempi, può significare esporsi a rischi enormi. Dai 27 metri, osserva, l’esperienza conta almeno quanto la tecnica: chi pratica l’high diving da molti anni può affrontare tuffi che un atleta più giovane sarebbe tecnicamente in grado di eseguire, ma per i quali potrebbe non possedere ancora la necessaria sicurezza. “Se entri male rischi di farti male davvero. A volte il gioco non vale la candela”. Con questa nuova sicurezza, Barnabà si allenerà in futuro per avvicinarsi progressivamente al livello degli specialisti più esperti e provare a competere per posizioni sempre più alte.

Soddisfatto, Andrea Barnabà è tornato a Trieste condividendo il suo trionfo con la famiglia e la sua ragazza, Elisa Cosetti;anche lei medaglia d’argento nella categoria di tuffi femminile. “Sembrava che ci fossimo messi d’accordo, invece no. Quando ho visto che ero arrivato secondo sono corso da lei. È stata una gioia immensa”. Prossimamente, resta da confermare un’ipotetica partecipazione alla Coppa del Mondo che si terrà a novembre in Cina, e che potrebbe essere canale privilegiato di qualificazione per i Mondiali di Budapest nel 2027. In dubbio anche l’appuntamento di Polignano con il circuito Red Bull – al quale Barnabà ed Elisa Cosetti hanno partecipato negli ultimi quattro anni – ma per il quale l’atleta attende ancora convocazione. Nel frattempo, Trieste torna orgogliosa ad ospitare le sue giovani promesse.

Elisa Cosetti

Anche Cosetti ha portato quattro tuffi da 20 metri: “Come primo esercizio ho fatto un salto al rovesciato in tre posizioni, poi il doppio indietro con due avvitamenti, poi triplo con mezzo avanti, quindi un triplo avanti con mezzo avvitamento, e l’ultimo triplo ritornato con mezzo avvitamento”. Per prepararsi alla gara è stato fondamentale l’allenamento all’Area 47, un parco acquatico in Austria dove ci sono le piattaforme fino a 27 metri: “è una cosa rarissima da trovare” spiega Cosetti “perché ci sono solo altre due strutture di questo tipo, una piscina in Florida e l’altra in Cina. Averla così vicina a casa è un privilegio, di solito non abbiamo l’occasione di provare così tanto i tuffi”.

Entrata a far parte della Triestina Nuoto nel 2010, all’età di 8 anni, Elisa racconta un avvicinamento un po’ “casuale” al mondo delle grandi altezze. Racconta: “Quando ero piccola giocavo a basket, perché lo faceva anche mia sorella. Poi però ho visto una gara di una mia amica che faceva tuffi e io non sapevo neanche che esistesse come sport. Mi ricordo che ho subito detto a mia mamma che volevo provare. E da lì, basta, ho continuato”. Definendosi una persona molto attiva e determinata, Elisa racconta come le venga naturale dedicare del tempo allo sport. Ora, in una pagina Instagram con 17mila follower, sta iniziando a lavorare per farsi conoscere, per dare un determinato messaggio su come vivere lo sport e come affrontare certe sfide. “Se c’è una persona che devo ringraziare per tutto questo sei tu mamma, so quanto saresti stata felice per me in questo momento. Ricordo ancora quando a metà del primo anno di tuffi volevo smettere, perché eravamo troppi bambini e mi annoiavo, e tu mi hai costretta a finire l’anno perché avevi già pagato. Ad oggi mi viene solo da pensare ‘Che fortuna’, altrimenti non sarei qui con questa medaglia”, scrive l’atleta in uno degli ultimi post.

Tra le Coppe del Mondo, gli Europei di Roma e i Red Bull Cliff Diving World Series, quello di Parigi è il risultato di cui va più fiera: “Mi è piaciuto il modo in cui ho affrontato la gara, e un po’ me l’aspettavo di prendere il podio. Però sapevo che dovevo fare una gara quasi perfetta e quindi sono molto soddisfatta del fatto che fino all’ultimo tuffo sono riuscita a reggere la tensione. Non è stato come gli Europei precedenti a Roma, dove ero prima, ma poi ho sbagliato l’ultimo tuffo e per fortuna sono arrivata terza, però non era così scontato. Adesso posso dire che sono veramente soddisfatta di tutta la gara”. Per gestire le emozioni, Cosetti ha utilizzato una strategia simile a quella del collega e compagno Barnabà: “Ho cercato di focalizzarmi sulla gara in sé e non pensare al risultato, perché più volte mi sono fatta distrarre guardando i punti, e calcolavo quanti punti dovessi fare per battere le altre atlete. Invece in questa gara non ho guardato niente: facevo il tuffo, tornavo su, magari mi mettevo sul telefono e ascoltavo la musica. È una strategia che utilizzerò anche in futuro perché ho vissuto bene la gara”.

La vita degli atleti poi è fatta di molte trasferte e alcune volte la quotidianità può diventare frenetica: “L’importante è sempre costruirsi un equilibrio, quando è possibile” racconta Elisa “fortunatamente le gare sono spesso vicine. Quando sono a casa cerco di uscire il più possibile con gli amici e sto con la mia famiglia, cercando di utilizzare il tempo che ho a Trieste al meglio”. Anche perché già alle prime convocazioni – nel panorama nazionale e al momento del debutto internazionale – l’emozione verso questo sport era molto alta. Racconta Cosetti: “All’inizio c’era il semplice piacere di essere un’atleta di questo livello e poter dire: ‘Cavolo, sono stata la prima femmina a fare una cosa del genere’. Poi i risultati sono arrivati, ho visto che pian piano crescevo e allora dopo la prima medaglia ho iniziato a dire: ‘Ok, posso giocare per vincere. Però non sono mai andata con l’idea: ‘Adesso vinco io’. Alla fine, l’ambizione di un atleta è diventare sempre più forte, però non lo so, io penso un po’ di più a godermi il percorso, a divertirmi e a fare quello che amo”.

A sfatare il mito secondo cui i tuffatori delle grandi altezze non hanno paura è anche Elisa: “Non è assolutamente vero, anzi, la paura deve esserci quando ci tuffiamo perché sennò saremmo dei pazzi, veramente degli incoscienti. È normale avere paura, e forse la parte più bella di questo sport è riuscire ad affrontarla. Quando arrivi in acqua senti una sensazione bellissima e dici: ‘Caspita, cosa ho appena fatto?’”.

La prossima gara in programma per la tuffatrice triestina è a Polignano a Mare con Red Bull, per poi proseguire con la Coppa del Mondo in Cina, che in realtà è un impegno non ancora confermato. Facendo un salto fino alle Olimpiadi, Cosetti commenta: “Mi piacerebbe anche solo partecipare. A livello mondiale ci conosciamo un po’ tutte, sarebbe una cosa bellissima. Non so però quanto sarebbe fattibile a breve termine perché siamo ancora in pochi a fare questo sport. Sarebbe un sogno, e mi rimane ancora quel pensiero che avevo da bambina ‘voglio andare alle Olimpiadi’”.

Approfondimento a cura di Aurora Cauter e Agata Cragnolin

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 Aurora Cauter

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