Potare può sembrare un’operazione semplice: si prendono delle forbici, si taglia qualche ramo e la pianta ne esce più ordinata. Nella realtà è però una pratica che richiede conoscenza della fisiologia vegetale, degli strumenti giusti e dei tempi corretti: un intervento sbagliato può indebolire la struttura della pianta, favorire l’ingresso di germi, ridurre la produzione di fiori e frutti o compromettere la stabilità di un albero. Conoscere e riconoscere gli errori di potatura è dunque il punto di partenza per chi vuole occuparsi del verde con efficacia e rispetto.
Potatura eccessiva: perché tagliare troppo fa male
Tra le convinzioni più radicate c’è quella che una potatura drastica renda la pianta più forte e produttiva: in realtà un intervento di potatura eccessivo può agire in modo negativo, andando a ridurre la superficie disponibile per la fotosintesi e costringendo la pianta a consumare le proprie riserve per ricostituire rapidamente la vegetazione perduta.
Il risultato è spesso controproducente, con nuovi germogli strutturalmente deboli e dalla scarsa capacità produttiva:
- nelle piante fruttifere, ad esempio, la fioritura successiva può risultare compromessa;
- nelle piante ornamentali il portamento naturale viene alterato, e nelle siepi possono comparire dei vuoti difficili da recuperare.
Per evitare questi problemi è dunque consigliato seguire la regola generale secondo cui l’intensità di potatura deve essere inversamente proporzionale al vigore della pianta: prima di intervenire, è utile osservare la lunghezza dei rami dell’anno precedente per valutare lo stato di equilibrio e, in base a questo dato, decidere l’intensità del taglio.
La capitozzatura degli alberi: perché non è una vera potatura
La capitozzatura è tra le pratiche più dannose e purtroppo ancora molto diffuse per una pianta: si tratta del taglio indiscriminato della parte all’apice di un albero o delle sue branche principali, con il risultato finale di grandi monconi.
Questa pratica viene eseguita spesso per contenere l’altezza di un albero, ma produce l’effetto opposto:
- la pianta reagisce producendo nuovi germogli inseriti in modo superficiale sul legno tagliato, e quindi particolarmente vulnerabili a rotture causate da vento o neve;
- inoltre le ampie ferite così create non vengono gestite correttamente dalla pianta, aprendo la strada alla presenza di funghi che rovinano il legno dall’interno e compromettono la stabilità strutturale nel corso del tempo.
La tecnica corretta per ridurre una chioma è il taglio di ritorno: si interviene sopra un ramo laterale ben posizionato e sufficientemente sviluppato così da contenere la pianta senza traumatizzarne la fisiologia.
Eseguire tagli sbagliati su rami, collare e corteccia
Tra gli errori più comuni quando si decide di potare una pianta, due in particolare producono degli effetti negativi: recidere il ramo troppo vicino al tronco, andando a intaccare il collare di corteccia, oppure lasciare uno sperone troppo lungo.
Il collare di corteccia è la zona rigonfia che si trova all’inserzione del ramo: è da qui che la pianta avvia il processo di cicatrizzazione; un taglio che lo danneggia impedisce la corretta formazione del callo di chiusura. Uno sperone residuo eccessivo, al contrario tende a seccarsi, rimanendo esposto all’ingresso di funghi e insetti: il taglio corretto è netto, con una lieve inclinazione per evitare ristagni d’acqua, posizionato appena oltre il collare senza intaccarlo.
Come fare un taglio di potatura corretto ed evitare infezioni
Il taglio corretto di una potatura va eseguito con uno strumento affilato, procedendo perpendicolarmente all’asse del ramo o con una lieve inclinazione, appena al di là del collare di corteccia; nei casi di rami con diametro più grande, è utile eseguire prima un intaglio dal basso per evitare lacerazioni della corteccia.
Quando si interviene su piante malate, è sempre bene ricordare di disinfettare gli strumenti tra un taglio e l’altro per non diffondere patogeni.
Trascurare i rami secchi, malati o lesionati
Rimandare la rimozione di rami secchi, spezzati o colpiti da malattie è un errore frequente, spesso dettato dalla difficoltà nel riconoscere il legno morto distinguendolo da quello ancora vitale o semplicemente dalla tendenza a rinviare interventi che sembrano non urgenti.
Queste parti non svolgono però alcuna funzione utile per la pianta, e diventano punti di accesso privilegiati per parassiti e batteri; nei casi più gravi, poi, un ramo pesante e lesionato può rappresentare un rischio concreto per la sicurezza, soprattutto in presenza di vento forte o neve abbondante.
Per tutti questi motivi la cosiddetta potatura di rimonda, ossia l’eliminazione sistematica del secco e del danneggiato, dovrebbe rappresentare il primo intervento da compiere a ogni stagione, prima ancora di qualsiasi taglio di forma o produzione: una rimozione attenta migliora la salute generale della pianta e redistribuisce le energie verso la vegetazione produttiva.
Non sfoltire la chioma: i rischi per luce, aria e salute della pianta
Così come una chioma eccessivamente povera può rappresentare un problema per la pianta, anche non sfoltire una chioma troppo fitta ha delle conseguenze: i rami si incrociano, si sfregano reciprocamente o crescono verso l’interno impedendo alla luce di penetrare nelle zone più interne della pianta e riducono la circolazione dell’aria tra i rami.
Questo porta a condizioni di umidità favorevoli allo sviluppo di malattie fungine delle piante, come l’oidio o mal bianco e la labolla del pesco, e ad una maturazione non omogenea dei frutti; nelle piante ornamentali, poi, una chioma equilibrata mantiene più evidente la forma e la struttura naturale.
Il diradamento deve però essere svolto in modo ragionato eliminando i rami rivolti verso l’interno, quelli concorrenti rispetto all’asse principale e quelli che si sovrappongono inutilmente.
Sbagliare il periodo di potatura: quando potare le piante?
Non esiste un unico periodo giusto per potare tutte le piante; il momento ottimale è infatti variabile in funzione della specie, dell’età, del clima locale e della finalità dell’intervento.
- Alberi caducifogli: si potano durante il riposo vegetativo, dalla caduta delle foglie fino all’inizio della ripresa primaverile, escludendo i periodi di gelo intenso.
- Drupacee: per il pesco, il ciliegio e l’albicocco il momento migliore è la fine dell’inverno; le potature autunnali o invernali precoci aumentano invece il rischio di gommosi delle piante e riducono l’accumulo di sostanze di riserva nelle radici.
- Arbusti da fiore: non devono essere potati prima della fioritura, altrimenti si eliminano le gemme a fiore.
Un caso a parte è rappresentato dalle siepi: esse tollerano interventi più frequenti, che però vanno evitati nei periodi di stress idrico, quindi di grande caldo o di gelo intenso.
Usare attrezzi per potare non idonei o non disinfettati
Per una potatura delle piante senza effetti collaterali indesiderati è importante usare gli attrezzi giusti: uno strumento non affilato o non adatto al diametro del ramo, ad esempio, produce tagli irregolari, con sfrangiature della corteccia e schiacciamenti del legno; si tratta di ferite che richiedono più tempo per cicatrizzarsi e aumentano il rischio di infezioni.
La scelta degli attrezzi per potare deve dunque seguire il principio della proporzionalità: forbici per i rami sottili fino a 2-3 cm, troncarami per i diametri intermedi, seghetti o motoseghe leggere per le branche più importanti.
Altrettanto rilevante è la manutenzione degli attrezzi da giardino: le lame devono essere pulite e disinfettate, soprattutto quando si passa da una pianta all’altra o si interviene su rami colpiti da malattie. La disinfezione con alcol o prodotti specifici non richiede più di pochi secondi, ma può fare la differenza tra una pianta sana e la diffusione di un’infezione fungina o batterica all’intero giardino.
Lasciare le piante per lungo periodo senza potatura
Se potare troppo fa male alla pianta, è altrettanto vero che non farlo mai può produrre delle conseguenze gravi nel lungo periodo: una pianta adulta mai potata tende infatti a concentrare la vegetazione all’esterno della chioma, mentre i rami interni, privati della luce, smettono progressivamente di produrre.
Intervenire dopo anni di abbandono significa dunque trovarsi a eseguire tagli su rami di grande diametro: più estesa è la ferita da rimarginare, maggiore è l’energia che la pianta deve impiegare e più elevato è il rischio di infezione.
La potatura annuale o biennale, anche quando limitata alla rimozione di pochi rami mantiene invece la chioma in equilibrio, rende più semplici tutte le altre operazioni colturali e prolunga la vita della pianta.
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Tiziana Morganti
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