L’artista internazionale Uffe Isolotto in mostra a Palazzo Monti di Brescia


A quattro anni dalla presentazione internazionale alla 59. Biennale di Venezia, dove ha rappresentato la Danimarca con la monumentale installazione We Walked the Earth, Uffe Isolotto arriva a Brescia con un progetto che segna un cambio di prospettiva nella sua ricerca artistica. Danese, nato nel 1976, Uffe Isolotto è noto per utilizzare un linguaggio che pone in dialogo scultura, video, animazione 3D e performance, per indagare il corpo, la sessualità, la tecnologia e le trasformazioni dell’identità contemporanea. Le sue opere, che abitano spesso una dimensione liminale, sono popolate da figure ibride e postumane. Così, dal 13 giugno 2026 gli spazi di Palazzo Monti ospitano la mostra Impotenza, a cura di Edoardo Monti, che si sviluppa in una riflessione sulla fragilità dell’ambizione e sull’erosione dei sistemi simbolici tradizionali. Se lavori come We Walked the Earth e Milk Eye si fondavano, infatti, su ambienti immersivi e produzioni complesse realizzate attraverso il contributo di numerosi artigiani e specialisti, in questa occasione Uffe Isolotto sceglie di esporre il processo, accogliendo l’incertezza come elemento costitutivo dell’opera.

Uffe Isolotto a Palazzo Monti

L’artista internazionale Uffe Isolotto in mostra a Palazzo Monti di Brescia

Tra gli affreschi storici del palazzo bresciano compaiono così figure sospese tra vulnerabilità e aspirazione: un centauro decapitato che porta con sé due teste umane, un giovane corpo deformato che tende verso il soffitto una rudimentale asta di legno, sculture in cui silicone, cera e oggetti trovati dialogano con bronzo, marmo e decorazioni secolari. Per l’occasione, abbiamo intervistato Uffe Isolotto per parlare di questa nuova fase della sua pratica artistica, del rapporto tra autobiografia e mito, e di come l’incertezza possa trasformarsi in uno strumento di ricerca.

Un palazzo storico di Brescia continua a ospitare artisti internazionali. Intervista a Uffe Isolotto
Uffe Isolotto a Palazzo Monti

L’intervista a Uffe Isolotto

Nelle tue precedenti installazioni, come We Walked the Earth e Milk Eye, hai creato ambienti altamente immersivi e complessi. In questa mostra, invece, emerge una dimensione più incompiuta e precaria. Cosa ti ha portato a lavorare con l’approssimazione e l’incertezza?
Impotenza può apparire e risultare diversa rispetto a quelle due installazioni, ma le mostre sono in realtà piuttosto simili, nel senso che il mio approccio è quasi sempre lo stesso. Il contesto espositivo rappresenta una parte fondamentale del modo in cui l’opera prende forma. Il lavoro nasce come risposta al mondo esterno, perciò tende a inserirsi naturalmente nell’ambiente che lo ospita, mantenendo al contempo un legame con i miei interessi centrali: ciò che sta nel mezzo, negli interstizi, e il processo attraverso cui qualcosa diventa qualcos’altro. Di solito lavoro con tempi di produzione più lunghi, durante i quali gran parte dell’incertezza viene risolta prima che l’opera arrivi nello spazio espositivo. In questo caso, invece, a causa della breve durata della residenza, mi ha interessato rimanere dentro quell’incertezza e renderla visibile. Piuttosto che produrre figure completamente nuove, ho iniziato a lavorare con i resti di produzioni precedenti, realizzando sculture a partire da questi. Una sorta di sensazione sospesa tra prima, dopo e adesso: il trovarsi nello stato vulnerabile del processo.

Avevo a disposizione diversi stampi delle sculture iperrealistiche che ho realizzato negli anni, trasferiti nel mio studio presso Fertile da Copenaghen. Quegli stampi erano stati realizzati da artigiani estremamente qualificati, perciò l’idea era di affidarmi a quel livello di perfezione e creare una tensione tra il finito e il non finito, cercando al tempo stesso di spingere gli elementi simbolici in una nuova direzione. Tutto questo confrontandomi con la paura di non essere all’altezza, di non riuscire a portare a termine il lavoro. Il titolo della mostra, Impotenza, era presente fin dall’inizio. Nella sua condizione di mancanza di potere contiene, paradossalmente, una grande forza, sia come parola sia come idea, e volevo esplorare proprio questa ambiguità.

Corpi ibridi e postumani compaiono frequentemente nella tua produzione, mettendo in discussione i confini tra umanità, tecnologia e natura. In Impotenza, questa riflessione sembra intrecciarsi con una dimensione più intima, quasi autobiografica, legata all’ambizione e al fallimento. Consideri questa mostra un punto di svolta nel tuo percorso artistico?
È sicuramente una mostra importante da realizzare, soprattutto qui in Italia, quattro anni dopo We Walked the Earth alla Biennale. Questo gruppo di opere possiede una certa intimità, ma anche l’installazione con i centauri ne aveva una. Anche quel lavoro nasceva da esperienze personali, ma l’alto livello produttivo dell’installazione, realizzata grazie al contributo di altre persone, probabilmente teneva maggiormente a distanza la dimensione autobiografica. Questa, tuttavia, è sempre stata presente, ma in passato era incorporata all’interno di ambienti estremamente definiti e risolti. Qui, invece, emerge attraverso la stessa condizione materiale delle opere. La vulnerabilità risiede nei materiali, nelle imperfezioni, nelle incapacità. Ogni singola scelta riflette ciò che avrebbe potuto essere e ciò che invece non è stato possibile. Vedo il mio lavoro operare su un registro più ampio rispetto all’iperrealismo perfettamente orchestrato o a opere rigidamente incorniciate da un tema. Introducendo un’estetica più grezza, una dimensione personale più aspra e una maggiore apertura verso ciò che supera il realismo, ho scoperto che queste figurazioni fortemente codificate e simboliche finiscono per comportarsi quasi come carte dei tarocchi. Arrivano cariche di autorità simbolica, ma restano radicalmente aperte all’interpretazione

Un palazzo storico di Brescia continua a ospitare artisti internazionali. Intervista a Uffe Isolotto
Uffe Isolotto a Palazzo Monti

A Palazzo Monti di Brescia c’è in mostra un artista internazionale che riflette su vulnerabilità e fallimento

Le sculture di Impotenza dialogano con simboli tradizionali di autorità, virilità e mito, ma si presentano come forme esauste e instabili. Qual è il tuo rapporto con queste eredità e cosa significa per te continuare a lavorare con esse?
In Impotenza si incontra una grande figura maschile di centauro, in parte stilizzata, priva di testa e con due teste trasportate in una fascia sulla schiena; in una stanza adiacente si trova invece una figura giovanile con una crescita deforme sulla schiena e sulla testa, che regge una verga passante attraverso il cranio e terminante in un gruppo di pastelli vicino all’affresco del soffitto. Il rapporto tra queste figure potrebbe essere quello di padre e figlio, portando con sé idee ereditarie di forza, autorità e mascolinità, ma anche di cura, tenerezza e dipendenza. Potrebbero però essere altrettanto bene due versioni della stessa persona in differenti fasi del proprio divenire. Mi interessa meno fissare una narrazione precisa e più costruire una struttura simbolica capace di accogliere simultaneamente molteplici interpretazioni.

La mostra è allestita negli spazi di Palazzo Monti, dove l’architettura e gli affreschi storici entrano in dialogo con materiali come silicone, cera e oggetti trovati. Quanto è stato importante il confronto con questo contesto e in che modo ha influenzato lo sviluppo delle opere?
Quel contesto è stato davvero fondamentale nella realizzazione del lavoro. Non soltanto perché sopra la testa del centauro, nell’affresco, compare un Pegaso, o perché le sculture-portacandele in bronzo e marmo sono state progettate per adattarsi alla mensola del camino, ma anche perché l’ambiente mi ha offerto un modo per comprendere i vecchi rapporti di potere nel mondo dell’arte. Quello tra mecenati e artisti, per esempio, mi è apparso improvvisamente molto chiaro.

Invecchiare significa che la morte sta diventando per me qualcosa di meno astratto. Questo modifica il rapporto con la permanenza, con i materiali e forse perfino con il concetto di eredità. Il Palazzo è diventato un luogo in cui queste domande si sono fatte improvvisamente molto presenti. Sono sempre stato riluttante a confrontarmi con gli interessi commerciali legati alla produzione e alla vendita dell’arte, così come a lavorare con materiali destinati a sopravvivermi. Ma il mio mondo sta cambiando, e con esso cambiano anche i materiali e il modo in cui mi relaziono a ciò che mi circonda.

Caterina Angelucci

Uffe Isolotto. Impotenza
dal 13 giugno 2026
Palazzo Monti
Piazza Tebaldo Brusato, 22, Brescia

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