Con l’evento “Ad Refugium” la comunità ha scoperto le proposte sviluppate nell’ambito del campus progettuale “PAZ /// esperienza Cesi”, tra design, identità territoriale e innovazione sociale
Terni, 13 giugno 2026 – Si è svolto oggi nella Chiesa di Sant’Agnese a Cesi, piccolo borgo montano del comune di Terni, l’evento “Ad Refugium”, momento di restituzione alla cittadinanza dei progetti elaborati dagli studenti universitari che hanno partecipato nel luglio 2025 al campus progettuale “PAZ /// esperienza Cesi. La Comunità tra pensiero e azione”.
Dopo la presentazione del progetto “Paz /// esperienza Cesi” a cura dell’ideatore Francesco Maria Giuli e l’introduzione di Claudio Batini, consigliere comunale del Comune di Terni, si sono succeduti gli interventi dei docenti universitari coinvolti nel progetto: Paolo Berardi, docente dell’Università degli Studi di Perugia – Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale – e Presidente del Corso di Laurea Magistrale in Planet Life Design/ Design per la vita del pianeta; Valeria Menchetelli, Professoressa Associata di Disegno all’Università degli Studi di Perugia – Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale – e referente per il progetto PAZ; e Carlo Martino, Professore Ordinario di Design alla Sapienza Università di Roma, co-fondatore del Corso di Laurea Magistrale in Design, Comunicazione Visiva e Multimediale.
“Abbiamo aderito all’esperienza di PAZ come corso di laurea” – ha evidenziato Carlo Martino, docente della Sapienza Università di Roma – “coinvolgendo studenti del primo e del secondo anno che hanno poi sviluppato progetti in forma individuale o in gruppo e, in alcuni casi, delle tesi di laurea magistrale. Il workshop è stato fondamentale per acquisire conoscenza del territorio e per un’esperienza di vita reale a contatto con la popolazione e i luoghi. Di seguito” ha concluso Martino “abbiamo tradotto le sensazioni raccolte sul campo dagli studenti in progetti di strategie di brand, cercando di tradurre elementi identitari in sistema di segni e in un linguaggio in grado di essere declinato in diversi ambiti”.
“La partecipazione al workshop” – ha osservato Valeria Menchetelli, Professoressa Associata di Disegno all’Università degli Studi di Perugia – “è stata un momento formativo prezioso per il percorso di studio in quanto ha consentito ai partecipanti di sperimentare sul campo cosa significa fare esperienza diretta di contatto con le persone e il patrimonio storico-culturale e ambientale di Cesi, e comprendere come il design possa diventare strumento strategico attivo per la valorizzazione e la consapevolezza del valore dei luoghi”.
Francesco Maria Giuli, designer e curatore del progetto “Paz /// esperienza Cesi”, ha osservato, come bilancio del workshop, che “l’utilità del design trova il suo completamento quando si traduce in una interlocuzione tangibile con una amministrazione locale sensibile”, augurandosi quindi “che il comune di Terni si faccia carico dei progetti di ricerca emersi dal percorso Paz e si preoccupi di tradurli in azioni concrete sul territorio”.
Nel prosieguo della mattinata, sono intervenuti alcuni degli studenti universitari che hanno partecipato al campus progettuale di luglio 2025 presentando i contenuti dei progetti elaborati sulla base dell’esperienza vissuta in prima persona nei giorni del workshop e proseguita nei mesi successivi in lunghi tempi di sintesi e metabolizzazione.
Andrea Della Vecchia, studente della Sapienza Università di Roma, ha esposto le caratteristiche del suo progetto di identità territoriale “Cesi: porta dell’Umbria”, nato dalla volontà di interpretare e valorizzare il Genius Loci del borgo umbro attraverso gli strumenti del branding e della comunicazione visiva, con l’obiettivo di costruire una visione strategica capace di rafforzare la narrazione per la promozione del territorio. Dalla interpretazione di Cesi come luogo di passaggio, prende forma il concetto identitario della Porta dell’Umbria intesa come “ingresso, accoglienza, ma anche protezione, nonché come simbolo di transizione”, principio base che fonda l’intero sistema visivo e narrativo del luogo. Elemento centrale è il logo, che si presenta come un “varco che sale in altitudine rappresentando visivamente la relazione tra il borgo e il contesto dei Monti Martani, un progetto visivo che s’inserisce in una più ampia strategia di marketing territoriale finalizzata a rafforzare l’attrattività di Cesi”.
Nell’intervento del gruppo di lavoro composto da Federica Binario, Valentina Capecci, Fabiana Chieco, El Kasmi Najoua e Laura Minelli, studentesse della Sapienza Università di Roma, è stato esposto il progetto di design strategico elaborato con l’obiettivo di dare un’identità territoriale e visiva definita a Cesi rilanciando l’immagine del borgo. Il progetto, nel delineare la nuova identità visiva, la strategia di comunicazione e il sistema di wayfinding ed elementi urbani per il borgo storico di Cesi “Porta dell’Umbria” si articola in tre macro-componenti: 1) Brand Identity e Comunicazione, che comprende la creazione del logo, inteso non come semplice “segno grafico, ma come atto finale di un percorso di rilettura consapevole volto a valorizzare l’eredità storica, paesaggistica e culturale del borgo”, composto dall’unione dei quattro elementi chiave dell’identità di Cesi, il campanile di Palazzo Contelori, le torri, le grotte Eolie e il rosone della Chiesa di Sant’Erasmo; 2. Sistema di Wayfinding, che include la progettazione di una segnaletica urbana coerente e integrata nel paesaggio; 3. Micro-interventi e Arredo Urbano, che estende l’identità visiva a elementi funzionali pensati per il benessere sia dei residenti che dei turisti, come il corrimano personalizzato e le tende da muro in tessuto.
Davide Vallati, studente della Sapienza Università di Roma, ha voluto definire, con il suo progetto, un sistema visivo identitario non limitato alla realtà di Cesi, ma allargando lo sguardo all’intera Umbria, creando quindi un modello replicabile nei borghi della regione che soffrono delle stesse problematiche di spopolamento e abbandono, con l’obiettivo di renderli attrattivi sia per i visitatori, sia per nuovi residenti. L’idea originaria di progettare l’identità visiva del borgo di Cesi viene quindi estesa a una strategia di branding territoriale volta a creare una rete regionale dei borghi dell’Umbria, con Cesi utilizzato come caso pilota per l’applicazione concreta dell’identità progettata e con l’obiettivo finale di sviluppare un linguaggio visivo condiviso e riconoscibile, in grado di raccontare l’identità del territorio, promuoverne il patrimonio e rafforzare la competitività della regione.
Il progetto di Giacomo De Bellis, studente dell’Università degli Studi di Perugia, denominato “Cesi, borgo del vento”, si fonda sulla rilettura in chiave visiva e identitaria della caratteristica più intima del borgo di Cesi, che è custodita nel sottosuolo, le grotte eoliche, fenditure naturali da cui soffia incessantemente il respiro della Terra. L’installazione progettata da De Bellis intende dare forma acustica a questo soffio invisibile, trasformando la forza del vento in un’architettura sonora viva e pulsante e incanalando le correnti sotterranee per dare vita a uno strumento musicale collettivo, con cui ogni visitatore può interagire.
L’evento di restituzione, che ha anche previsto l’esposizione lungo le vie del borgo di allestimenti visivi ed esempi di arredo urbano creati dagli studenti, si è conclusa con l’intervento istituzionale dell’assessore all’Istruzione del comune di Terni, Tiziana Laudadio, e della Dirigente Scolastica dell’I.C. Fatati., Ilaria Santicchia.
“PAZ /// esperienza Cesi” è una delle azioni messe in campo per potenziare l’attrattività turistica, ma soprattutto residenziale del borgo di Cesi, valorizzando la sua specificità di borgo-territorio, inserita nell’ambito del più ampio progetto “Cesi 2026 – Cesi porta dell’Umbria, porta delle meraviglie: open doors for outdoor”, finanziato dal Ministero della Cultura attraverso il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) M1C3 – Intervento 2.1 – Attrattività dei borghi storici, meglio conosciuto come “Bando Borghi – Linea A”.
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Gilberto Scalabrini
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