La Sicilia si conferma la terza regione agricola d’Italia e la prima del Mezzogiorno. Nel 2025 il comparto dell’agricoltura, silvicoltura e pesca ha generato nell’Isola un valore aggiunto di circa 4,5 miliardi di euro, pari al 9,6% del totale nazionale.
È quanto emerge dal Report sull’Economia Agroalimentare dell’Ufficio Studi, Ricerche e Innovazione di BPER Banca. Davanti alla Sicilia si collocano soltanto Lombardia e Veneto, a conferma del peso che il settore continua ad avere nell’economia regionale.
Un risultato particolarmente significativo per il Mezzogiorno, dove l’agroalimentare rappresenta uno dei principali comparti produttivi e una componente strategica della capacità di creare valore.
Italia prima in Europa
Il quadro regionale si inserisce in un 2025 positivo per l’agricoltura italiana. L’Italia si è infatti posizionata al primo posto in Europa per valore aggiunto agricolo, con il 16,9% del totale dell’Unione europea.
Alle spalle dell’Italia si trovano la Spagna, con il 16,5%, la Francia con il 13,7% e la Germania con il 12,9%.
Nel complesso, l’intera filiera agroalimentare italiana ha generato circa 89 miliardi di euro di valore aggiunto: 46,6 miliardi arrivano da agricoltura, silvicoltura e pesca, mentre 42,3 miliardi sono riconducibili all’industria alimentare.
Export oltre quota 72 miliardi
Il 2025 ha segnato anche un nuovo record per le esportazioni agroalimentari italiane, che hanno superato 72 miliardi di euro, con una crescita del 5%.
Tra i principali mercati di destinazione figurano la Germania, con 11,2 miliardi di euro, la Francia con 7,9 miliardi e gli Stati Uniti con 7,4 miliardi.
A fronte della crescita dell’export, però, aumentano ancora più rapidamente le importazioni, che hanno superato i 73 miliardi di euro, segnando un incremento del 10,5%.
A pesare è soprattutto la componente agricola primaria, le cui importazioni sono cresciute del 18%, sia per i prodotti destinati al consumo sia per quelli utilizzati dall’industria alimentare.
Il nodo degli Stati Uniti
Tra i mercati osservati con maggiore attenzione c’è quello statunitense. Nel 2025 le esportazioni agroalimentari italiane verso gli Usa si sono fermate a 7,4 miliardi di euro, mentre le importazioni hanno raggiunto 1,7 miliardi, determinando un peggioramento del saldo bilaterale.
La contrazione ha interessato soprattutto l’industria alimentare e, in particolare, il comparto delle bevande. Le esportazioni verso gli Stati Uniti hanno registrato cali significativi per birra (-71%), distillati (-14,9%), olio (-20,5%) e vino (-9,2%).
Energia e fertilizzanti, la nuova emergenza
A complicare ulteriormente lo scenario sono le tensioni geopolitiche internazionali e gli effetti della crisi in Medio Oriente sulla logistica e sui costi degli input agricoli.
Nei primi mesi del 2026 i prezzi dei prodotti energetici sono aumentati del 25%, mentre i carburanti agricoli hanno registrato un incremento del 44,5%. I fertilizzanti sono invece cresciuti del 9%.
Particolarmente pesante l’aumento dell’urea, il cui prezzo è raddoppiato dalla fine di febbraio. Secondo il report, nei primi due mesi del conflitto sono state sospese forniture per circa 2,6 milioni di tonnellate.
Un quadro che potrebbe riflettersi sulle prossime campagne agricole, con l’aumento dei costi di produzione destinato a rappresentare uno dei principali fattori di rischio per le imprese.
La sfida dell’Agricoltura 4.0
Tra gli elementi positivi emerge invece la crescente propensione delle imprese agroalimentari a investire in innovazione.
Nel 2025 il mercato dell’Agricoltura 4.0 è tornato a crescere, raggiungendo un valore di 2,5 miliardi di euro, in aumento del 9%.
Le aziende stanno puntando sempre più su strumenti digitali e intelligenza artificiale per aumentare produttività e competitività. La crescita del mercato, tuttavia, non significa necessariamente che siano aumentate nella stessa misura le imprese digitalizzate: una parte consistente degli investimenti proviene infatti dalle aziende che hanno già raggiunto un livello più avanzato di maturità tecnologica.
Tra le tecnologie destinate a incidere sul futuro del settore ci sono intelligenza artificiale, blockchain, robotica, produzione di proteine alternative e digital twins.
Assicurazioni ancora concentrate al Nord
Resta centrale anche il tema della gestione del rischio. Nel 2025 il valore assicurato attraverso le polizze agricole agevolate ha raggiunto circa 9,94 miliardi di euro, il 3% in più rispetto all’anno precedente.
La componente vegetale rimane quella principale, con poco più di 7 miliardi di euro di valori assicurati. La zootecnia arriva a 1,46 miliardi, mentre le strutture aziendali raggiungono 1,39 miliardi.
La copertura assicurativa resta però fortemente concentrata territorialmente: circa l’80% dei valori assicurati è infatti localizzato nel Nord Italia.
BPER: “Sostenere le imprese significa leggere rischi complessi”
“La Sicilia afferma la propria solidità e il ruolo strategico in un settore che rappresenta uno dei pilastri dell’economia regionale”, ha dichiarato Eliana Chessa, Responsabile Ufficio Studi, Ricerche e Innovazione di BPER Banca.
Secondo Chessa, il risultato conferma la capacità dell’Isola di generare valore anche in un territorio, il Mezzogiorno, spesso considerato più esposto alle fragilità strutturali. Per il 2026, l’attenzione dovrà concentrarsi soprattutto sui costi degli input agricoli, già in forte accelerazione nei primi mesi dell’anno, con possibili ripercussioni sulle rese delle prossime campagne.
Marco Lazzari, Responsabile Servizio Agri banking di BPER Banca, sottolinea invece come i dati confermino la solidità e la resilienza dell’agroalimentare italiano, ma anche la sua esposizione a fattori esterni, dalla crisi di Hormuz ai dazi statunitensi.
In questo scenario, secondo Lazzari, il sistema bancario è chiamato ad accompagnare le imprese nella gestione dei rischi, sostenendo gli investimenti in innovazione e mettendo a disposizione strumenti finanziari adeguati a una fase di profonda trasformazione.
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