Come funziona la libera circolazione in Europa e quando possono essere ripristinati i controlli alle frontiere interne?
La libera circolazione tra Stati europei non è garantita solamente dall’Unione Europea ma anche da altri accordi tra Paesi interessati a eliminare i controlli alle frontiere per assicurare il passaggio da una Nazione a un’altra senza problemi. In questo specifico contesto si pone il seguente quesito: cos’è e come funziona lo spazio Schengen? Approfondiamo l’argomento.
Che cos’è lo spazio Schengen?
Lo spazio Schengen è l’area europea nella quale, in linea generale, non vengono effettuati controlli sulle persone alle frontiere interne tra gli Stati che ne fanno parte.
Un viaggio in automobile dall’Italia alla Francia e poi dalla Francia al Belgio può avvenire, normalmente, senza che il viaggiatore debba fermarsi a un posto di frontiera per sottoporsi a un controllo di ingresso o di uscita.
Nato dall’accordo sottoscritto nel 1985 da Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo e Paesi Bassi, il sistema si è progressivamente esteso fino a comprendere oggi 29 Stati, tra Paesi dell’Unione europea e Stati associati non appartenenti all’UE.
La sua funzione è rendere effettiva una forma di libera circolazione che facilita gli spostamenti quotidiani, il turismo, il lavoro, gli studi e le attività economiche.
L’assenza dei controlli interni non significa che le frontiere siano prive di regole: il sistema prevede infatti controlli comuni alle frontiere esterne, cooperazione tra autorità e condizioni precise per eventuali verifiche straordinarie.
Capire che cos’è lo spazio Schengen significa quindi comprendere il delicato equilibrio tra libertà di movimento e sicurezza; un equilibrio che può essere temporaneamente modificato in presenza di determinate minacce, senza per questo cancellare il sistema.
Quanti Paesi fanno parte dello spazio Schengen?
Attualmente lo spazio Schengen comprende 29 Paesi: 25 Stati membri dell’Unione europea e quattro Stati europei che non appartengono all’UE, vale a dire Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera.
Non tutti gli Stati dell’Unione europea partecipano però allo stesso modo: Irlanda non fa parte dello spazio Schengen, mentre Cipro partecipa all’integrazione Schengen ma non ha ancora visto eliminati i controlli alle proprie frontiere interne.
Un passaggio importante ha riguardato Bulgaria e Romania: dal 31 marzo 2024 erano stati eliminati i controlli alle frontiere interne aeree e marittime, mentre dal 1° gennaio 2025 sono stati eliminati anche quelli alle frontiere terrestri interne, completando la loro piena integrazione nell’area Schengen (decisione (UE) 2024/210; decisione (UE) 2024/3212).
Cosa comporta la libera circolazione delle persone?
La principale conseguenza dello spazio Schengen è l’assenza dei controlli di frontiera sulle persone che attraversano i confini, indipendentemente dalla loro nazionalità, salvo le eccezioni previste dalla normativa europea (artt. 22 e 23, regolamento (UE) 2016/399).
Occorre però distinguere Schengen dalla più ampia libera circolazione riconosciuta dal diritto dell’Unione europea: quest’ultima attribuisce ai cittadini dell’UE diritti di ingresso, soggiorno, lavoro e studio negli altri Stati membri secondo condizioni stabilite dal diritto europeo, mentre Schengen riguarda principalmente l’abolizione dei controlli alle frontiere interne (art. 21 TFUE; direttiva 2004/38/CE).
Un cittadino italiano può recarsi in Germania per turismo senza essere sottoposto normalmente a un controllo di frontiera; se invece decide di trasferirsi stabilmente per lavorare, entrano in gioco anche le specifiche norme dell’Unione sulla libera circolazione e sul diritto di soggiorno.
Schengen significa che non esistono più controlli?
L’assenza dei controlli alle frontiere interne non significa assenza di controlli di polizia sul territorio nazionale, purché questi non producano un effetto equivalente a un controllo di frontiera (art. 23, regolamento (UE) 2016/399).
Le autorità possono quindi svolgere determinate verifiche di identità o attività di prevenzione e contrasto della criminalità, anche nelle zone prossime alle frontiere, ma tali attività devono rispettare le condizioni previste dal diritto dell’Unione e non possono trasformarsi surrettiziamente in controlli sistematici di frontiera.
Dove vengono effettuati i controlli nello spazio Schengen?
Se all’interno dell’area Schengen vengono normalmente eliminati i controlli, maggiore importanza assumono le frontiere esterne, cioè quelle che separano l’area Schengen dagli Stati che ne sono estranei; qui gli Stati partecipanti applicano regole comuni per l’ingresso e l’uscita delle persone (regolamento UE 2016/399).
Questo meccanismo comporta una sorta di compensazione: meno controlli alle frontiere interne richiedono una gestione coordinata delle frontiere esterne, insieme a una più intensa cooperazione tra le autorità degli Stati partecipanti.
La cooperazione riguarda anche la sicurezza, attraverso strumenti comuni in materia di visti, scambio di informazioni e collaborazione tra forze di polizia e autorità giudiziarie; il sistema Schengen comprende infatti anche il Sistema d’informazione Schengen, destinato a consentire la condivisione di informazioni rilevanti per la sicurezza e i controlli.
Cosa succede ai cittadini provenienti da Paesi extra UE?
Lo spazio Schengen non riguarda soltanto i cittadini europei: esistono infatti regole comuni per l’ingresso e il soggiorno di breve durata dei cittadini di Paesi terzi.
In particolare, il sistema prevede una disciplina comune dei visti Schengen per i soggiorni di breve durata, generalmente riferiti a un periodo massimo di 90 giorni nell’arco di 180 giorni, quando il cittadino extra UE è soggetto all’obbligo di visto.
Una persona proveniente da un Paese extra UE che entra regolarmente nell’area Schengen può, nei limiti delle condizioni applicabili, spostarsi tra più Stati Schengen senza essere sottoposta a un nuovo controllo di frontiera a ogni passaggio; ciò non significa però che possa automaticamente risiedere o lavorare liberamente in ciascuno di quegli Stati.
Quando possono tornare i controlli alle frontiere interne?
La regola dell’assenza di controlli non è assoluta: in presenza di una minaccia grave all’ordine pubblico o alla sicurezza interna, uno Stato può reintrodurre temporaneamente i controlli alle proprie frontiere interne, ma soltanto secondo le condizioni stabilite dal Codice frontiere Schengen (art. 25, regolamento UE 2016/399, come modificato dal regolamento UE 2024/1717).
La normativa considera, tra le situazioni rilevanti, minacce terroristiche, gravi forme di criminalità organizzata, emergenze sanitarie di grande portata, determinati movimenti massicci e improvvisi di cittadini di Paesi terzi e alcuni eventi internazionali di particolare rilievo.
Il principio è quello della proporzionalità: il controllo deve costituire una misura di ultima istanza e la sua durata e il suo ambito devono essere limitati a quanto necessario per fronteggiare la minaccia individuata.
La riforma del 2024 ha rafforzato proprio questo impianto, prevedendo procedure più articolate per la reintroduzione e la proroga dei controlli e privilegiando, quando possibile, strumenti alternativi come la cooperazione e i controlli di polizia mirati (regolamento UE 2024/1717).
La reintroduzione dei controlli sospende Schengen?
La temporanea reintroduzione dei controlli alle frontiere interne non equivale alla cancellazione dello spazio Schengen: rappresenta un’eccezione al suo normale funzionamento, soggetta a presupposti, limiti temporali e obblighi di motivazione e comunicazione previsti dal diritto dell’Unione.
La distinzione è importante perché anche quando uno Stato ripristina i controlli a una determinata frontiera, quella frontiera non diventa per questo una frontiera esterna dell’area Schengen sotto ogni profilo giuridico.
Perché lo spazio Schengen è importante per l’economia?
La libera circolazione prevista da Schengen produce effetti che vanno oltre la semplice comodità di viaggiare senza fermarsi ai confini: facilita il pendolarismo transfrontaliero, il turismo, i trasporti e gli scambi economici tra Stati.
Un lavoratore può abitare in uno Stato e recarsi quotidianamente in quello confinante per svolgere la propria attività; allo stesso modo, un’impresa di trasporto può attraversare più frontiere interne senza sottoporre ogni passaggio a un controllo sistematico delle persone.
L’abolizione dei controlli interni contribuisce così al funzionamento del mercato interno, nel quale la circolazione delle persone si accompagna alla libera circolazione di merci, servizi e capitali (art. 26 TFUE).
Schengen riguarda soltanto il diritto di viaggiare?
Lo spazio Schengen è anche un sistema di cooperazione in materia di sicurezza, immigrazione, visti e contrasto alla criminalità transfrontaliera; l’abolizione dei controlli interni è infatti accompagnata da strumenti comuni e da una maggiore collaborazione tra gli Stati partecipanti.
Il funzionamento dell’area presuppone quindi un equilibrio tra libertà e sicurezza: la possibilità di attraversare rapidamente le frontiere interne convive con controlli comuni alle frontiere esterne, scambio di informazioni e cooperazione tra le autorità.
In questo senso, chiedersi che cos’è lo spazio Schengen non significa soltanto domandarsi perché sia possibile attraversare una frontiera senza fermarsi: significa comprendere un sistema giuridico nel quale la libera circolazione costituisce la regola, mentre i controlli interni rappresentano una deroga ammessa soltanto in presenza di condizioni determinate dal diritto europeo.
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Mariano Acquaviva
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