Le elezioni sono ancora lontane sul calendario ufficiale ma dentro l’Automobile Club Roma la temperatura si è già alzata. A farla salire è Max Rendina, ex vicepresidente e per anni presidente della Commissione Regionale Sportiva, pilota che ha corso a livello mondiale nei rally e soprattutto uno degli artefici dell’approdo a Roma e nel Lazio del Mondiale Rally.

Rendina ha deciso di uscire allo scoperto e mettere nero su bianco le proprie perplessità. Sulle elezioni e su come si sia consumata la sua uscita dai vertici dell’associazione.

“Mi sono dimesso da vicepresidente, non da consigliere”

Max Rendina

Il nodo che Rendina considera centrale riguarda la propria posizione all’interno dell’ente. Ha deciso di lasciare la vicepresidenza, mantenendo però la carica di componente del Consiglio direttivo. Invece, nel prendere atto della sua lettera l’ente lo avrebbe considerato dimissionario anche dal Consiglio. «Mi sono dimesso dalla carica di vicepresidente ma nella mia comunicazione non ho mai scritto di dimettermi anche da consigliere – spiega –. Nonostante questo, la mia comunicazione è stata utilizzata per farmi uscire anche dal Consiglio direttivo».

Non è una questione di forma: è di sostanza. Lo stesso Statuto ACI configura in maniera separata le due posizioni: prevede che il vicepresidente venga eletto dal Consiglio direttivo tra i propri componenti. Pertanto, la cessazione dalla vicepresidenza non significa automaticamente rinunciare anche alla carica di consigliere. C’è un’eccezione: se chi si dimette scrive espressamente di voler rinunciare ad entrambe le cose; o se nello Statuto è chiaramente previsto che le dimissioni da una carica comportino anche la decadenza dall’altra.

A rendere la questione ancora meno teorica è la stessa prassi interna alla Federazione: nel giugno 2026 l’Automobile Club Vibo Valentia, prendendo atto delle dimissioni dalla funzione del proprio vicepresidente, ha espressamente registrato il mantenimento della sua carica di consigliere, procedendo poi alla nomina del nuovo vicepresidente. Un precedente che naturalmente non vincola ACI Rom, ma che conferma come, all’interno dello stesso sistema federativo, le due cariche possano essere considerate in maniera autonoma.

Da qui la richiesta di Rendina: conoscere l’atto, la motivazione e soprattutto la base statutaria o regolamentare sulla quale sarebbe stata disposta la sua cessazione dal Consiglio direttivo.

Il nuovo regolamento e la questione della parità tra le liste

Max Rendina

Il secondo fronte riguarda le regole con cui si voterà. Il nuovo regolamento elettorale dell’ACI Roma non è ancora definitivo: è sottoposto all’esame di ACI Centrale. Rendina contesta però uno degli aspetti che, a suo dire, caratterizzerebbero il nuovo sistema: «Prevederebbe che la lista uscente non debba certificare le firme. Mentre una lista nuova dovrebbe raccogliere almeno 800 firme di soci con certificazione notarile».

È questo il punto sul quale la contestazione assume una dimensione che va oltre lo scontro interno all’ente. Il problema non è l’obbligo di raccogliere e autenticare le firme ma il fatto che si prevedano condizioni differenti a seconda che a presentare la lista siano gli amministratori uscenti o i loro sfidanti.

Un’indicazione la propone la sentenza n°3 del 2025 pronunciata dalla Corte costituzionale: occupandosi della presentazione delle liste elettorali, ha affermato la necessità di «assicurare pari condizioni tra i soggetti che aspirano alla competizione». L’autenticazione delle sottoscrizioni costituisce quindi una garanzia legittima della serietà delle candidature e della genuinità delle firme; il tema diventa però quello della sua applicazione in condizioni di parità tra i concorrenti. Si applica anche alle elezioni Aci?

Trattamento differenziato?

La Corte Costituzionale Foto © Paola Onofri / Imagoeconomica

Trasposto – con le necessarie differenze – sul terreno associativo dell’Automobile Club, il principio pone una domanda precisa: può chi governa l’ente concorrere al rinnovo delle cariche attraverso un percorso significativamente meno oneroso rispetto a quello imposto a chi intende presentare un’alternativa?

Rendina non sostiene l’illegittimità automatica del Regolamento (che peraltro deve ancora completare il proprio iter di approvazione). Chiede di verificare quale ragione oggettiva e proporzionata giustificherebbe un eventuale trattamento differenziato. Lo fa anche alla luce dei principi di uguaglianza e ragionevolezza dell’articolo 3 della Costituzione e di imparzialità sancito dall’articolo 97.

E non tutti gli Automobile Club sembrano seguire necessariamente una logica differenziata. Nell’ultima procedura elettorale dell’Automobile Club Caserta, ad esempio, la documentazione ufficiale indicava un unico termine per la presentazione delle liste «da parte dei soci e del Consiglio Direttivo uscente», facendo riferimento per entrambe alle disposizioni dell’articolo 15 del regolamento elettorale. La stessa procedura rendeva disponibili i modelli per la raccolta delle firme a sostegno delle candidature.

L’assemblea del 5 agosto: più trasparenza che illegittimità

Lo striscione dei tifosi che chiedevano a Rendina il Mondiale Rally a Roma

C’è poi un’altra questione: di legittimità e trasparenza. È il terreno sul quale Rendina pone la questione dell’assemblea convocata il 5 agosto nella sede di via Parigi. Secondo la sua ricostruzione, la riunione si sarebbe svolta in uno spazio di circa 70 metri quadrati a fronte dei 77mila iscritti indicati dall’ente in occasione del centenario, con la partecipazione di una decina di delegati.

Mette in discussione la validità di quell’assemblea? No. Il numero dei partecipanti e le dimensioni della sala, da soli, non bastano. Il tema diventa piuttosto verificare se convocazione, pubblicità, accessibilità e modalità di partecipazione abbiano garantito ai soci un’effettiva possibilità di conoscere e incidere su una modifica destinata a disciplinare proprio il rinnovo degli organi dell’ente. «Era davvero il modo migliore per garantire la partecipazione e la conoscenza dei soci su una questione così importante?», si chiede Rendina.

Una vertenza personale che diventa test sulle regole

Rendina insiste sul fatto di non voler «regole speciali», ma regole uguali per tutti. Ed è forse questo il terreno sul quale la sua vicenda personale assume una dimensione più generale.

Perché, al netto dello scontro ormai evidente all’interno dell’Automobile Club Roma, le domande diventano essenzialmente tre: può una dimissione dalla vicepresidenza essere interpretata anche come rinuncia alla carica di consigliere senza che questa volontà sia stata espressamente manifestata? Può il regolamento elettorale prevedere oneri sensibilmente differenti tra amministratori uscenti e liste alternative senza una specifica e ragionevole giustificazione? E il percorso attraverso il quale vengono modificate le regole garantisce un’effettiva conoscibilità e partecipazione della base associativa?

Sono interrogativi ai quali soltanto l’esame degli atti può dare una risposta definitiva: statuto, lettera di dimissioni, verbale del Consiglio, eventuale provvedimento di decadenza e testo del nuovo regolamento elettorale. Sono esattamente gli atti che Rendina chiede vengano messi sul tavolo.

Ed è su quegli atti, più che sulle dichiarazioni, che si misurerà se quella aperta all’ACI Roma sia soltanto una battaglia politica per la successione o una questione di rispetto delle regole della competizione.


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