Le versioni sono due. In larga parte coincidono. Ma il finale è diverso. E se dovesse essere vero lo scenario peggiore, i 91 sindaci della provincia di Frosinone si ritroverebbero con un conto da 14 milioni di euro da saldare dividendolo tra le tasche dei loro cittadini. Se dovesse risultare vero lo scenario migliore, quei 14 milioni sparirebbero grazie ad un tratto di penna.
Sono i soldi arretrati dal 2007 per pagare l’ingresso in discarica dei rifiuti prodotti ogni giorno dai loro Comuni. Funziona un po’ come accade per la bolletta dell’energia elettrica di casa: prima si paga una bolletta calcolata sulla media degli anni precedenti e poi a fine anno si fa il conguaglio con i consumi reali. E quel conguaglio, dal 2007, è di 14 milioni (Leggi qui: Rifiuti e conguagli dal 2007: una bomba da 14 milioni pronta a scoppiare).
Una soluzione l’aveva portata l’assessore al Bilancio Giancarlo Righini: riconoscere alla Provincia di Frosinone il sacrificio della discarica di Roccasecca, esaurita in poco più di un anno per sistemare una parte dei rifiuti prodotti da Roma. Un ristoro da 14 milioni di euro con cui chiudere la partita. (Leggi qui: Rifiuti, salvataggio da 14 milioni: la Regione ci mette la faccia (e i soldi). E qui: Rifiuti, la Regione salva Saf e Comuni ciociari dal crac. Ed anche qui: Lazio, si all’assestamento da 180 milioni: coperto il debito dei Comuni verso Saf ).
Ma quei soldi non sono ancora arrivati nelle casse dei 91 Comuni. E stanno avvelenando il dibattito sul futuro della governance Saf, la società che hanno formato trent’anni fa per gestire le loro immondizie e che verrà rinnovata dall’assemblea dei sindaci il mese prossimo.
Le due versioni
La legge regionale per mettere in circolo quei 14 milioni è stata fatta. Le regole per applicarla sono state scritte ed una dirigente di alto profilo è stata chiamata a sorvegliare il corretto uso dei fondi. A coadiuvarla è stata chiamata una società esterna di Revisione dei conti per esaminare e certificare le carte chieste ai 91 Comuni al fine di sbloccare i bonifici.
Perché non sono ancora partiti? Qui le ricostruzioni e le responsabilità si dividono. Cominciamo dalla parte dei due racconti che coincide. Il 17 dicembre scorso la Regione (Determinazione n. G17338) affida l’incarico di revisione legale alla Lega & Partners; sarà lei ad esaminare le carte e certificare i conti su quei 14 milioni in modo che nessuno possa chiedere la cifra sbagliata o lamentarsi per quella assegnata.
Il 9 febbraio scorso (Circolare 0134661) la Regione Lazio avviato le attività di revisione. Per prima cosa chiede ai 91 Comuni ed alla Saf S.p.A. di trasmettere la documentazione necessaria per la corretta quantificazione del contributo spettante a ciascuno di loro. La Regione vuole definire in modo preciso ma anche veloce la questione e per questo stabilisce un termine perentorio di 30 giorni per inviargli le carte. Quali? Ai Comuni si chiedono: Piano Economico Finanziario delle spese per i Rifiuti, schede contabili, estratti conto, Modello Unico di Dichiarazione Ambientale, per ogni anno di conferimento, l’asseverazione del Revisore del Conto ed ogni altra documentazione di supporto.
Qui cominciano i distinguo
Dai Comuni e dalla Saf fanno presente che alcuni di quei documenti non erano previsti nel 2007 e pertanto non esistono; alcuni lamentano che è molto complesso andare a recuperare le carte del 2007; altri si mettono al lavoro e trovano tutto inviandolo all’indirizzo messo a disposizione dalla Regione. Ma – secondo una versione – sono pochissimi: intorno al 5% del totale.
Tra chi non riesce a rispondere entro i 30 giorni c’ anche Saf: manda il suo carteggio con poco meno di due mesi di ritardo. E la documentazione è parziale: ci sono le schede contabili delle fatture da emettere relative ai conguagli; una breve relazione riepilogativa delle scritture contabili effettuate da SAF nel corso degli anni; una tabella per anno e per Comune dei conguagli calcolati da SAF sulla base delle determine regionali. Cosa manca all’appello?
Mancano i dati analitici dei rifiuti indifferenziati inviati in stabilimento da ogni singolo Comune ogni anno; gli estratti conto per singolo Comune dal 2007; i Modelli Unici di Dichiarazione Ambientale per le annualità 2007–2024, la documentazione di supporto alla voce patrimoniale “Fatture da emettere” organizzata per Comune e anno, i via libera del revisore sui rapporti economici con i Comuni.
Il collo dell’imbuto
Lo studio Lega & Partners avvia «diverse interlocuzioni con SAF allo scopo di individuare e integrare opportunamente la documentazione necessaria». Nella sua relazione finale rileva che la mancata trasmissione dei documenti richiesti ha impedito lo svolgimento della riconciliazione economica tra i PEF comunali e il fatturato SAF.
Il Revisore completa le proprie attività e quantifica il debito complessivo dei Comuni in 13 milioni 496mila 399euro. È più basso del calcolo che aveva fatto Saf che stimava un totale di 13,7 milioni. La differenza è di 278mila e 207 euro.
La Relazione Tecnica Finale dello studio Lega & Partners è stata asseverata formalmente il 25 maggio 2026. E quindi? Cosa altro serve? Lo stesso lavoro che ha mandato Saf ma inviato da ognuno dei 91 Comuni.
Il tentativo di sblocco
Saf fa presente che trovare quella documentazione, per alcuni Comuni sarà impossibile: ce ne sono alcuni che praticamente non hanno dipendenti ed il sindaco fa l’usciere ed apre il municipio, si mette alla guida dello scuolabus ed accompagna i bambini a scuola, interviene quando serve un vigile urbano.
La Regione cerca di andare incontro ai Comuni e decide di semplificare al massimo. Al posto di tutte quelle carte chiede una Dichiarazione Sostitutiva di Atto Notorio. I sindaci dovranno attestare di non avere già pagato a Saf quei conguagli e di non avere inserito quel debito all’interno della Tassa sui Rifiuti – Tari. Prende atto che i Piani Economici e Finanziari nel 2007 per la Tari non esistevano e specifica un dettaglio che dava per scontato: vuole che gli certifichino di non avere messo nella Tassa dei Rifiuti quei conguagli, nei PEF o in antecedenti strumenti analoghi.
Perché la Regione è così fiscale? Perché commetterebbe un danno alle casse pubbliche se pagasse ai Comuni una somma più alta di quella che gli è dovuta. Non può essere di manica larga o superficiale perché ogni euro speso passa al vaglio della Corte dei Conti.
Il timore dei Comuni
Alcuni sindaci hanno chiesto un incontro. Sono perplessi di fronte alla richiesta di firmare una Dichiarazione Sostitutiva di Atto Notorio. Perché, cosa ha che non va? Sostengono che si andrebbero ad assumere la responsabilità di una dichiarazione sulla quale non hanno certezze assolute. Perché molti di loro nel 2007 nemmeno pensavano di fare politica, perché in alcuni casi i responsabili della Tari e delle Finanze ora sono in altri enti o in pensione e quindi non hanno a chi chiedere per ricostruire i passaggi. Di diverso avviso la Regione: se le carte sono tenute secondo legge c’è sempre un documento con il quale dare riscontro.
Al momento c’è una sola certezza: se tutti i 91 Comuni non completano l’iter non si può procedere alla ripartizione dei fondi. E prima o poi Saf dovrà emettere le fatture per un importo complessivo di quasi 14 milioni.
I sindaci di Arce, Castrocielo, Colfelice, Colle San Magno, Ceprano, Falvaterra, Pico, Rocca d’Arce, Roccasecca e San Giovanni Incarico hanno espresso il timore che in questo modo, tutto lo sforzo fatto dalla Regione e dall’assessore Righini finisca per rimanere sulla carta.
Il tema della discarica
La mette in un altro modo il sindaco di Fumone Matteo Campoli. Nel pomeriggio ha diffuso una nota in cui dice «perché invece di discutere di poltrone non discutiamo dei problemi veri? La SAF sta dimostrando che si può fare a meno della discarica e di migliaia di tonnellate scaricate qui da Roma. Finalmente c’è una società pubblica che si distingue. E allora la domanda è semplice: c’è qualcuno che vuole tornare alla discarica? C’è qualcuno che pensa che il futuro della provincia deve essere ancora quello di un enorme immondezzaio? Io no. E non ho paura a dirlo». (Leggi qui: SAF fa gola. Molto gola. E qualcuno vuole strangolarla. E qui: La guerra dei rifiuti: Trina, Saf e la partita da milioni sulla discarica di Roccasecca).
A cosa fa riferimento? Alla strana manovra evidenziata nei giorni scorsi dalla Saf. Ha azzerato l’uso della discarica. Ci è riuscita utilizzando la recente norma sul ‘Recupero energetico’: invece di interrare i rifiuti è possibile portarli al termovalorizzatore di San Vittore del Lazio ed usarli per produrre energia elettrica. Ma con una recente norma della Regione Lazio, Saf si è ritrovata autorizzata a portare a San Vittore solo la metà dei suoi rifiuti. E la restante metà? Matteo Campoli lo dice senza giri di parole: qualcuno vuole costringere i Comuni ciociari a tornare alla discarica.
«Abbiamo un termovalorizzatore sul nostro territorio. Sopportiamo fumi e inquinamento, ci vengono a scaricare da tutto il Lazio e noi dobbiamo mandare i nostri rifiuti in altri impianti, addirittura nel Nord Italia, aumentando i costi» dice il sindaco di Fumone.
Sul tema dei 14 milioni: «Ad agosto ci è stato detto che la Regione avrebbe aiutato i Comuni della provincia di Frosinone a coprire i conguagli maturati negli anni. È stata approvata una legge e qualcuno è venuto a prendersi gli applausi: anche il mio. Da allora, però, i Comuni continuano ad aspettare. Praticamente con una mano hanno fatto finta di darci e soldi e con due ce li tolgono. Invece di discutere di che colore politico deve essere il Cda voglio sapere chi vuole abbassare i costi e chi vuole aumentarli. Chi vuole fare a meno della discarica e chi invece vuole continuare a usarla. Tutto il resto è un gioco di potere fatto sulle nostre teste».
Lo scontro per la Governance
Al di là dell’aspetto squisitamente tecnico c’è poi quello politico. Ed è il braccio di ferro per conquistare la governance della Saf. Quella in carica oggi è il risultato di un accordo trasversale che mise insieme centrodestra e centrosinistra. Per scelta politica e non per inciucio: la Saf venne ritenuta un ente sovracomunale nella cui gestione coinvolgere tutti. Da alcuni giorni il sindaco di Isola del Liri Massimiliano Quadrini (Fratelli d’Italia – Area Righini) sta proponendo ai suoi colleghi di centrodestra un documento da portare in Assemblea per varare una nuova governance, con un nuovo presidente ed un CdA interamente di centrodestra.
Al momento, gli schieramenti sono frammentati. Per la conferma dell’attuale CdA c’è parte di Fratelli d’Italia (l’ala storica dell’onorevole Massimo Ruspandini con il consigliere regionale Daniele Maura), parte della Lega (l’area che si riconosce nell’assessore regionale Pasquale Ciacciarelli), parte del Partito Democratico (al momento non si esprime il sindaco di Cassino Enzo Salera).
Favorevoli ad un cambio di governance sono l’ala FdI che si riconosce nell’assessore Giancarlo Righini, i leghisti che hanno come riferimento il Coordinatore Regionale Organizzazione Mario Abbruzzese. Nelle ore scorse si è schierata con loro Forza Italia (il rapporto tra il Coordinatore regionale Claudio Fazzone e l’assessore Righini è solido da tempo): «È necessario che la governance della Saf sia il riflesso di una chiara rappresentanza politica e amministrativa, nel rispetto degli equilibri democraticamente determinati dal voto. Le recenti elezioni provinciali hanno infatti sancito una maggioranza a trazione centrodestra e tale dato non può essere ignorato nelle scelte che riguardano enti e società strategiche per il territorio». Resta l’interrogativo sulla posizione dell‘area Salera del Pd.
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