Dalla fine degli anni Novanta il Canale della Manica, tratto di mare di pochi chilometri che separa il nord della Francia dal sud del Regno Unito, è una delle rotte migratorie più battute d’Europa. Le persone in movimento che compiono la traversata partono generalmente dalle regioni francesi di Calais o Dunkerque e, a bordo di imbarcazioni di fortuna, percorrono circa trenta chilometri per provare ad arrivare in Inghilterra, nei pressi di Dover. Nel 2025, secondo la Préfecture maritime de la Manche et de la mer du Nord (Premar), circa cinquantamila persone hanno provato ad attraversare la Manica.
Dalla costa fiamminga al Regno Unito
I primi mesi nel 2026 hanno testimoniato un cambio nella rotta: le partenze verso il Regno Unito non avvengono solo dalla Francia, ma anche e sempre di più dal Belgio. Cercando, infatti, di aggirare i controlli della polizia francese e di Frontex, l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, le persone migranti si stanno spostando verso la costa belga, molto meno sorvegliata. Si tratta di un fenomeno nuovo che preoccupa le organizzazioni umanitarie e Frontex conferma che solo due anni prima, nel 2024, non se ne vedeva traccia. La ragione di questo cambiamento è una conseguenza delle politiche francesi in materia di sicurezza delle frontiere. Negli ultimi anni, le autorità parigine hanno intensificato significativamente i pattugliamenti e le attività di prevenzione lungo la costa, portando alla luce alcuni “punti vulnerabili”. Se i trafficanti, o “taxi boat” come vengono chiamati da Frontex, cercano costantemente nuovi punti di partenza meno controllati, il Belgio diventa così un terreno fertile per le partenze dei migranti.
Il portavoce di Frontex, Krzysztof Borowski, ha confermato il fenomeno a VITA. Dalla costa belga, in genere, «un’imbarcazione – di circa settanta persone – parte da una spiaggia più tranquilla con un piccolo numero di persone a bordo e si dirige lungo la costa verso un punto di raccolta vicino a Calais o Dunkerque, dove si ferma al largo per imbarcare altri migranti prima di attraversare la Manica e raggiungere il Regno Unito». Sebbene i dati ufficiali di Frontex siano ancora in fase di revisione e devono essere definiti, Borowski conferma «almeno quindici partenze dalla costa belga dall’inizio dell’anno, rispetto allo zero del 2024». Nel 2025, alcune imbarcazioni erano state avvistate vicino a Dieppe, un comune francese circa 60 km a ovest di Calais ma quest’anno, «la ricerca di varchi si è estesa oltre confine, in Belgio».
Finanziamenti inglesi per limitare la migrazione
Sebbene siano trent’anni che il Regno Unito finanzia la Francia per ridurre al minimo le partenze dalle sue coste, il 23 aprile scorso, il Ministro dell’Interno Laurent Nuñez e la britannica Shabana Mahmood hanno firmato un nuovo accordo volto a estendere i finanziamenti britannici nel nord della Francia. Gli inglesi dal 2014 hanno versato alla Francia milioni di euro per limitare al massimo la migrazione nella Manica: dai circa 15 milioni di euro allocati inizialmente ai 209 milioni di euro previsti per il biennio 2026-2027.
Il nuovo accordo avrà una durata di tre anni, dal 2026 al 2029, e di fatto estende il Trattato di Sandhurst, firmato nel 2018 e rinnovato nel 2023. Londra ha anche accettato un aumento dei finanziamenti e si prevede che verserà presto alla Francia 766 milioni di euro. Rispetto al trattato precedente, ci sono alcune modifiche. I fondi non saranno utilizzati solo per il controllo della costa e la partenza delle imbarcazioni, ma anche per finanziare la costruzione di un nuovo centro amministrativo di accoglienza (Cra). Attualmente in costruzione, il Cra diventerà uno dei più grandi d’Europa. Il nuovo centro ospiterà di tutto: uffici amministrativi per gli agenti di polizia, nonché una sede distaccata del tribunale di Dunkerque, dedicata esclusivamente ai casi delle persone migranti. Il finanziamento è visto dalle associazioni umanitarie francesi come un passo in avanti nelle politiche anti-migratorie presenti sulla costa nord. «Non si tratta di una semplice continuazione delle politiche esistenti: questo accordo segna un netto inasprimento, le cui conseguenze saranno drammatiche. I governi hanno consapevolmente scelto di mettere a rischio ancora più vite umane» denuncia l’associazione Utopia 56 Calais.

Diverse organizzazioni francesi segnalano in effetti un’intensificazione delle azioni di polizia sulla costa. Intercettazioni violente, continue espulsioni e arresti hanno spinto alcune persone a cambiare rotta e a partire dal Belgio. Fonti del mondo umanitario hanno confermato a VITA che diverse partenze dalla costa belga al confine con la Francia – che in passato veniva spesso utilizzata come deposito per imbarcazioni e altre attrezzature utili alla traversata – si sono fermate al largo della costa francese prima di raggiungere l’Inghilterra. Altre partenze sono state confermate dalla costa fiamminga, molto più lontano dal Regno Unito, come confermato da diverse fonti umanitarie vicine alla vicenda.
Il circolo vizioso della violenza
«Se le politiche anti-immigrazione e la violenza della polizia contro i migranti aumentano in Francia, è inevitabile che le rotte migratorie cambiano», afferma Libby Kane della Ong Crossborder Forum. «Le rotte migratorie non scompaiono nel nulla». La dichiarazione di Kane riflette le preoccupazioni degli operatori umanitari sulla costa settentrionale della Francia, dove da anni è in vigore la cosiddetta “No fixation point policy”. Finanziate con fondi britannici, le forze dell’ordine francesi cercano in pratica di impedire ai migranti di stabilirsi sulla costa per lunghi periodi. Un esempio di questa politica sono le continue espulsioni, documentate dall’associazione Hro nelle aree di Calais e Grande-Synthe. Per le persone migranti è così difficile rimanere sulla costa e gli attraversamenti verso l’Inghilterra sono continuamente ostacolati.
Secondo Frontex, negli ultimi due anni «le autorità francesi hanno intensificato significativamente i pattugliamenti e le attività di prevenzione lungo la costa, e questa pressione sta funzionando. Ma sta anche costringendo i trafficanti a cercare costantemente nuovi punti di partenza meno controllati». Il timore di molti operatori umanitari europei, conferma Kane, è che queste politiche non facciano altro che creare un vortice di violenza e un aumento delle morti nel Canale della Manica, e che possano potenzialmente essere esportate in Belgio.
Nel report di Premar si rileva che almeno 27 persone sono morte nella Manica nel 2025 e due scomparse, mentre il prefetto francese del Canale della Manica, Marc Chappuis, ha confermato decessi. «Temiamo che la difficoltà di attraversare il confine dalla Francia spingerà sempre più persone a tentare nuove rotte, più distanti e potenzialmente più pericolose», conclude Kane.
Questione europea o nazionale?
L’Ue è a conoscenza di quanto sta accadendo. «Siamo in contatto con le autorità di tutti gli Stati membri interessati», ha dichiarato a maggio durante un media briefing Markus Lammert, portavoce della Commissione europea per gli affari interni e la migrazione. Riguardo a quanto sta accadendo dalle coste dell’Ue verso le coste britanniche, l’esecutivo europeo «sta lavorando a un piano d’azione che dovrebbe essere pubblicato entro l’estate», ha aggiunto.
Il piano d’azione a cui si riferisce Lammert è stato annunciato dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen nel marzo 2026. In occasione del Consiglio europeo, la presidente della Commissione ha indirizzato una lettera agli Stati membri in merito alla migrazione. «La pressione migratoria nel Canale della Manica è in aumento e richiede una risposta strutturata», si legge nella lettera. Nello specifico, la Commissione, in stretta collaborazione con gli Stati membri interessati, ha dichiarato Von der Leyen, «svilupperà entro giugno un piano d’azione dell’Ue per la rotta della Manica, con misure incentrate sul rafforzamento della gestione delle frontiere esterne, sulla promozione dei rimpatri, sulla lotta alla criminalità organizzata e sulla massimizzazione del supporto da parte delle agenzie dell’Ue». Sembra che l’esecutivo potrebbe essere pronto a presentare il piano prima della prossima riunione del Consiglio europeo, prevista per il 18-19 giugno; tutto dipenderà dalla pianificazione preliminare.
Recentemente, durante il Consiglio europeo su affari interni e giustizia in Lussemburgo avvenuto il 4 giugno, la ministra francese delegata della Cittadinanza Marie-Pierre Vedrenne, ha dichiarato che gli attraversamenti nella Manica devono essere una sfida europea. «Parliamo di una frontiera esterna dell’Unione europea» e quindi «dobbiamo avere delle discussioni europee”» ha affermato la ministra mettendo in allarme i colleghi che «sono flussi difficili e sempre attrattivi nei confronti della frontiera esterna con il Regno Unito». Allo stato attuale, il Piano non prevede dei finanziamenti o degli aiuti economici per i paesi di frontiera: un punto che potrebbe preoccupare la Francia che, senza l’aiuto finanziario dell’Ue, si ritroverebbe a gestire il fenomeno a livello nazionale.
AP Photo/Jean-Francois Badias/Associate Press/LaPresse
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Anna Spena
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