Esperti, studiosi e scienziati, tutti contro Donald Trump per la sua decisione di ridurre il numero dei vaccini raccomandati per i bambini. Il nuovo ordine esecutivo prevede una nuova classificazione dei vaccini infantili in tre categorie. “Trump ha firmato un ordine presidenziale contro i vaccini per i bambini. Dopo aver perso tutte le guerre contro tutti, Trump perderà anche quella contro i virus. Peccato che a pagarne le conseguenze non sarà lui, ma le future generazioni americane”, il commento affidato ai social dall’infettivologo Matteo Bassetti. “Viviamo in un mondo capovolto – aggiunge il primario dell’Irccs ospedale policlinico San Martino di Genova – dove incompetenti e idioti si occupano di medicina, di vaccini e di salute pubblica”.
Lopalco
Pier Luigi Lopalco, docente di Igiene all’università del Salento, sottolinea all’Adnkronos Salute che l’ordine esecutivo firmato da Trump per le vaccinazioni pediatriche “è l’ennesimo colpo alla già fragile sanità pubblica americana. La gran parte di quello che viene affermato nel documento non ha alcuna base scientifica e non fa altro che riflettere le credenze diffuse fra gli antivaccinisti. Prima fra tutte l’uso dei vaccini singoli che rappresenta un gigantesco passo indietro nel progresso della pratica vaccinale. Paradossalmente, fare tre iniezioni anziché una non fa altro che moltiplicare la probabilità di avere reazioni locali, oltre al discomfort per il bambino che deve essere punto tre volte. Una follia“.
Che si tratti di “un documento in puro stile no-vax – osserva l’epidemiologo – è confermato dalla dichiarazione a margine della cerimonia della firma, in cui Trump ripete la solita vulgata che ‘un tempo i bambini erano più sani’ e che oggi ci sono tanti casi di autismo. Vero che le diagnosi di autismo sono aumentate, ma è anche vero che abbiamo tonnellate di ricerche che dimostrano che i vaccini non c’entrano nulla. Falso, invece, che i bambini un tempo erano più sani. Prima dei vaccini i bambini morivano di polio e morbillo e la mortalità infantile era decisamente più alta. Speriamo solo che le singole autorità federali ignorino per quanto possibile queste indicazioni e si rimettano alle raccomandazioni scientifiche internazionali”.
Pregliasco
“L’ultimo ordine esecutivo del presidente Donald Trump sulle vaccinazioni pediatriche rappresenta un passaggio estremamente preoccupante – afferma Fabrizio Pregliasco, direttore della scuola di specializzazione in Igiene e medicina preventiva Università degli Studi di Milano – Non siamo davanti a una semplice riorganizzazione amministrativa del calendario vaccinale americano, ma a una scelta politica che rischia di mettere in discussione principi di prevenzione costruiti attraverso decenni di ricerca scientifica, sorveglianza epidemiologica e milioni di vaccinazioni. Il nuovo Executive Order, Delivering Gold Standard Childhood Vaccine Recommendations for Americans interviene nuovamente sulla politica vaccinale pediatrica statunitense. Tra gli aspetti più controversi, indica che le vaccinazioni contro morbillo, parotite e rosolia, oggi somministrate attraverso il vaccino combinato Mmr, dovrebbero essere effettuate mediante tre vaccini monovalenti separati, quando disponibili negli Stati Uniti. L’ordine indica inoltre che, per quanto possibile, le vaccinazioni pediatriche dovrebbero essere somministrate in visite mediche separate”.
“È difficile – continua Pregliasco – comprenderne la razionalità scientifica. Separare vaccini che possono essere somministrati insieme in sicurezza non significa automaticamente renderli più sicuri. Significa invece aumentare il numero degli appuntamenti, complicare la vita alle famiglie e ai servizi sanitari e, soprattutto, rischiare di allungare il periodo nel quale un bambino rimane suscettibile a malattie prevenibili. Particolarmente preoccupante è il ritorno nel dibattito politico americano dell’ipotesi di una relazione tra vaccinazioni e autismo. Su questo dobbiamo essere inequivocabili: le evidenze scientifiche accumulate in decenni di studi non dimostrano che i vaccini causino l’autismo. Continuare a suggerire pubblicamente questa associazione, soprattutto quando lo fa il presidente degli Stati Uniti, rischia di trasformare una tesi scientificamente screditata in un dubbio apparentemente legittimo agli occhi di milioni di genitori. L’ordine arriva inoltre mentre negli Stati Uniti persistono problemi di copertura vaccinale e focolai di morbillo. Il rischio non riguarda soltanto gli Usa. I virus non hanno passaporto. Il morbillo è uno degli agenti infettivi più contagiosi che conosciamo e una riduzione delle coperture in un grande Paese interconnesso con il resto del mondo non è mai esclusivamente un problema nazionale”.
La decisione condivisa tra medico e paziente, evidenzia Pregliasco, “è fondamentale in medicina, ma deve partire dalle migliori evidenze disponibili. La libertà informata richiede buona informazione, non l’amplificazione politica di paure che la ricerca scientifica ha già ampiamente affrontato. Definire queste indicazioni “Gold Standard” non basta a renderle tali. Nella scienza il gold standard non viene stabilito per decreto: nasce dalla qualità delle prove, dalla loro riproducibilità, dalla valutazione indipendente dei dati e dal confronto della comunità scientifica internazionale. L’Europa e l’Italia devono osservare con grande attenzione ciò che sta accadendo negli Stati Uniti. Sarebbe un errore considerarlo soltanto un dibattito americano. La sfiducia nei vaccini attraversa rapidamente i confini attraverso social network e disinformazione, mentre recuperare una copertura vaccinale perduta può richiedere anni. La prevenzione vaccinale è stata una delle più grandi conquiste della medicina moderna. Può e deve essere continuamente verificata, aggiornata e migliorata. Ma revisionare sulla base delle evidenze è scienza; modificare le raccomandazioni alimentando dubbi non dimostrati è un’altra cosa”, conclude Pregliasco.
Rezza
Per l’epidemiologo Gianni Rezza, docente straordinario di Igiene all’università Vita-Salute San Raffaele di Milano, la decisione del governo federale americano “di frazionare e dilazionare la somministrazione dei vaccini per l’infanzia lascia perplessi, soprattutto perché non sembra essere basata su nuove evidenze scientifiche. Somministrare separatamente i vaccini contenuti nel trivalente (morbillo, parotite e rosolia, a cui si aggiunge ormai nella composizione il vaccino contro la varicella) non riduce il rischio di effetti collaterali. Anzi: moltiplica il numero di punture che vengono eseguite e sposta in avanti nel tempo la protezione contro queste malattie. Ricordiamo anche che questa vaccinazione non può essere fatta prima del compimento di 1 anno di vita, in quanto il vaccino a virus vivo attenuato richiede, per essere somministrato, un sistema immunitario maturo”.
Rezza stigmatizza le dichiarazioni del presidente Usa in occasione della firma del documento, che ancora una volta insinuano il dubbio di un legame tra vaccini e autismo. “Ricordiamo che un articolo che mostrava una possibile associazione del vaccino anti-morbillo con l’autismo è stato ritirato dalla rivista che lo aveva in un primo momento pubblicato, e che diversi altri studi hanno ormai provato che non esiste alcuna correlazione. Tanto è vero che lo stesso Robert Kennedy Jr, il segretario alla Salute statunitense, a fronte di un’epidemia di morbillo ha invitato la popolazione a vaccinare i propri bambini. Così anche per gli altri vaccini”. L’esperto evidenzia inoltre che “negli Usa ogni stato può decidere le proprie politiche vaccinali, e che in alcuni stati (a parte obblighi o non obblighi) sono previste esenzioni non mediche (per esempio per motivazioni religiose o filosofiche) agli obblighi vaccinali. È chiaro quindi che aumentare la complessità del calendario vaccinale senza ottenerne vantaggi dimostrabili complica solo la vita ai cittadini e agli operatori sanitari”.
Difficile, sottolinea infine Rezza, “prevedere ripercussioni in Europa. In Italia, dove la stessa legge che sanciva l’obbligo per esavalente e tetravalente prevedeva una sua revisione scientifica alla luce dei risultati ottenuti, i vaccini contro meningococco C e B sono già raccomandati ma non obbligatori, così come quello contro lo pneumococco, e il calendario appare costruito in maniera razionale. Per quanto riguarda l’influenza e il Covid, poi, a differenza degli Usa il primo non viene offerto in maniera capillare ai bambini e il secondo non lo è del tutto ormai da tempo. Pertanto, le attuali indicazioni del governo Usa, non apportando alcuna novità scientifica di rilievo, appaiono avere un carattere politico ad uso interno, senza possibili riflessi a livello internazionale”.
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