Il 10 ottobre 2026 la Basilica Collegiata di San Sebastiano di Acireale ha ospitato Carlo Cottarelli, economista, editorialista e politico che ha ricoperto diversi incarichi alla Banca d’Italia, all’Eni e al Fondo Monetario Internazionale. Mettendo a disposizione tutta la sua esperienza nel campo delle politiche economiche e della finanza pubblica, l’incontro con Cottarelli ad Acireale ha messo sul tavolo diversi temi che riguardano la Sicilia e il Sud in generale: il calo demografico, la mobilità dei giovani e delle competenze, la capacità dei territori di trattenere e attrarre capitale umano e le possibili leve per costruire nuove opportunità di crescita.
Carlo Cottarelli ad Acireale su temi di interesse per la Sicilia e il Sud
“Il Sud che parte, il Sud che resta”: gli interventi
L’evento, dal titolo “Il Sud che parte, il Sud che resta” e coordinato dal Direttore de La Sicilia, Antonello Piraneo, ha visto i saluti istituzionali del Sindaco di Acireale, Roberto Barbagallo, il quale ha sottolineato come l’Amministrazione nell’ultimo periodo stia dando vita a diverse iniziative sul territorio acese, spesso con l’ausilio della Fondazione Bellini, con lo scopo di porre il focus su tematiche sociali che riguardano in primis la cittadinanza.
Il primo intervento è stato quello di Edoardo Bonaccorsi, CEO di Assoro Biometano, un impianto agricolo situato ad Assoro (Enna), nella valle del Dittaino, che produce biometano avanzato e concime organico trasformando scarti agroalimentari e reflui zootecnici. Come sottolineato dallo stesso Bonaccorsi, si tratta di un’azienda che punta molto sui giovani, affascinati dal progetto che rappresenta certamente un modello virtuoso di filiera agricola sostenibile nel nostro territorio. “Chi va via” – sostiene Bonaccorsi – “ è alla ricerca di qualità di vita migliori e risposte politiche più incisive dal punto di vista legislativo”: quello che manca, infatti, è l’efficienza, cioè la capacità di mantenere le promesse, fattore che spinge tantissimi giovani a lasciare la Sicilia. “Spero tra 10 anni di vedere una Sicilia diversa” conclude Bonaccorsi, lasciando spazio ad una visione molto ottimista per il futuro della Sicilia e del Sud.
“Il Sud che parte, il Sud che resta”: segnali positivi anche in Sicilia
Sulla stessa scia di ottimismo lasciata dall’intervento di Edoardo Bonaccorsi, a prendere la parola successivamente è Michele Faro, CEO di Piante Faro, storica azienda florovivaistica fondata nel 1970 da Venerando Faro e oggi guidata dai figli Mario e Michele, con sede centrale a Giarre. Con un’estensione complessiva di circa 26.000 mq (inclusi showroom e logistica), Piante Faro è capace di produrre oltre 600-700 ettari di vivai coltivati, con più di 800 specie e oltre 5.000 varietà di piante mediterranee, subtropicali e per climi aridi.
Il punto focale dell’azienda è senz’altro l’amore per il territorio, come sottolineato dallo stesso Michele Faro. “Le difficoltà ci sono” – afferma Faro – “specialmente dal punto di vista infrastrutturale, ma ci sono dei segnali positivi”. L’azienda esporta ad oggi verso 65 Paesi nel mondo, consentendo di importare il know-how e di prendere ispirazione dall’estero per far crescere la Sicilia. “Voglio testimoniare che le possibilità ci sono” dice Faro nella parte conclusiva del suo intervento, rimarcando dunque come, nonostante i gap infrastrutturali e sociali al Sud rispetto al Nord, sia comunque possibile promuovere la crescita sociale.
Infine, prima di lasciare la parola al prof. Cottarelli, ad intervenire è stato Salvo Tomarchio, segretario della Commissione Attività produttive dell’ARS, il quale ha messo l’accento sulla valorizzazione dei giovani, che altrove vengono di certo valorizzati di più. “Il problema non è andare via” – esordisce Tomarchio – “perché i giovani hanno tutto il diritto di fare esperienze all’estero, per diventare cittadini del mondo. Il problema è quali condizioni e quali diritti stiamo offrendo”. La proposta di Tomarchio è, infatti, quella di creare le condizioni perché diventi vantaggioso lavorare in Sicilia ed è proprio la Commissione Attività produttive dell’ARS che si sta occupando di creare una serie di norme affinché ciò diventi possibile.
“Il Sud che parte, il Sud che resta”: parola a Carlo Cottarelli
L’intervento del prof. Cottarelli ad Acireale si apre con un’analisi dell’attuale situazione economica e politica dell’Italia, che di fatto si riflette anche sulla Sicilia e sul Sud in generale. “Rispetto a 15 anni fa l’Italia sta meglio” – esordisce Cottarelli – “perché eravamo in piena crisi del debito pubblico, eravamo visti come uno dei Paesi più a rischio mentre adesso siamo un Paese in crescita, anche se Paesi come Portogallo, Cipro, Spagna, Grecia crescono più di noi”. A tal riguardo, Cottarelli insiste sul fatto che l’Italia non può accontentarsi dell’1% di crescita, specialmente se si va a guardare la crescita esponenziale negli ultimi anni degli altri Paesi appena citati.
Uno spazio è stato riservato anche al settore dei lavoratori dipendenti, particolarmente in sofferenza da inizio 2026, mentre i lavoratori autonomi versano in una condizione leggermente migliore. In un contesto come quello ritratto dal prof. Cottarelli, l’Italia si ritrova al centro di una pressione fiscale enorme, fra le più alte in Europa. Un dato, questo, che ha spinto Antonello Piraneo a fare una domanda alquanto pertinente: quanto è possibile agire sulla riduzione delle tasse?
“Il Sud che parte, il Sud che resta”: i fattori cardine per la crescita
Per rispondere a tale domanda, Carlo Cottarelli ha posto il focus su quattro fattori fondamentali che hanno sicuramente un’influenza notevole sull’attuale contesto economico della Penisola italiana. Il primo punto è proprio quello relativo alle tasse: in Spagna, la pressione fiscale è 6 punti percentuali più bassa di quella italiana; questo fattore comporta che le imprese preferiscono investire dove le tasse sono più basse. In secondo luogo, in Italia è difficile fare impresa anche a causa della lentezza della burocrazia, punto sul quale, secondo Cottarelli, il Governo Meloni dovrebbe agire anche tramite riforme mirate.
In terzo luogo, altro punto fondamentale è quello concernente il costo dell’energia, che in Spagna è molto più basso rispetto all’Italia; anche in ambito nucleare, la Spagna investe su questo tipo di energia, mentre l’Italia l’ha abbandonata nel 1987 a seguito del disastro di Chernobyl. Infine, il prof. Cottarelli ha sottolineato la difficoltà per le imprese nel trovare personale, a causa specialmente del crollo demografico che caratterizza l’Italia ormai da diversi anni: il tasso di fecondità è, infatti, sceso all’1,14% l’anno scorso, per cui si prevede che nei prossimi 10 anni sarà ancora più difficile per le imprese trovare personale.
Per quanto concerne il tema centrale nel corso di tutto l’incontro della “fuga di cervelli” dalla Sicilia verso il Nord o verso l’estero, il prof. Cottarelli sostiene che i nostri giovani “Non vanno via perché l’Italia è cattiva, ma vanno via perché ci sono opportunità migliori negli altri Paesi”. Oltretutto, aggiunge che “La sensazione è che il merito sia premiato di più dalle altre parti”, volendo sottolineare che al Sud abbiamo un problema di meritocrazia, che va arginato con retribuzioni e prospettive di carriera migliori.
“Il Sud che parte, il Sud che resta”: conclusioni
Nella parte conclusiva, spazio anche ad una riflessione sul macro-tema dell’intelligenza artificiale. “Non sono molto preoccupato dal punto di vista economico” – sottolinea Cottarelli – “Mi preoccupa, piuttosto, che non esercitiamo più il nostro cervello”. In altri termini, il problema più grande non riguarda l’ambito economico, all’interno del quale, anzi, possono nascere nuove opportunità grazie all’intelligenza artificiale, quanto piuttosto il fatto che nella nostra contemporaneità la tendenza è quella di delegare tutto alle macchine, con il rischio di perderne il controllo.
Insomma, durante l’incontro con protagonista il prof. Carlo Cottarelli ad Acireale sono stati diversi gli spunti di riflessione, con focus particolare sulla Sicilia e sul divario tra Sud e Nord. Il messaggio che possiamo trarre da questa iniziativa è che non bisogna farsi trascinare dal pessimismo, in quanto ci sono diversi segnali positivi, come sottolineato a più riprese nel corso della serata, e il futuro per la nostra terra può dunque essere molto positivo.
Alessandro Puglisi
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“Il Sud che parte, il Sud che resta”: parola a Carlo Cottarelli
“Il Sud che parte, il Sud che resta”: i fattori cardine per la crescita
