L’economia del Lazio continua a crescere, ma dietro i numeri positivi emergono fragilità strutturali che non si possono ignorare. È questa la fotografia che emerge dalle 111 pagine del Rapporto annuale 2026 della Banca d’Italia dedicato all’economia laziale. L’economia del Lazio cresce ma non decolla. Nel 2025 il PIL regionale è aumentato dello 0,6%, leggermente sopra la media nazionale, una crescita modesta, sostenuta soprattutto da tre fattori: il boom del farmaceutico, l’effetto Giubileo e gli investimenti pubblici finanziati dal PNRR e dalle opere connesse all’Anno Santo.
Ma il dato che più colpisce è un altro: il Lazio non ha ancora recuperato completamente i livelli economici precedenti alla crisi del 2008. Mentre l’Italia nel complesso oggi produce quasi il 2 % in più rispetto al 2007, il Lazio resta ancora sotto di circa l’1,4 %. Un ritardo che racconta molto delle difficoltà strutturali della regione.
Il farmaceutico vale il 50 % dell’export
Il Rapporto di Palazzo Koch evidenzia che il settore che oggi tiene in piedi la crescita laziale è senza dubbio il farmaceutico. Le esportazioni regionali sono aumentate del 9,6 %, quasi tre volte la media italiana (+3,3 %). Il comparto farmaceutico è cresciuto del 17,7 % e da solo rappresenta ormai circa il 50 % dell’intero export regionale, contro appena l’11% della media nazionale. In pratica, una scatola su due esportata dal Lazio nel mondo contiene farmaci.
Un altro elemento positivo arriva dal turismo. Il Giubileo del 2025 ha generato un effetto economico enorme: le presenze dei turisti stranieri sono aumentate del 27,8 %, contro il modesto +2,3% registrato a livello nazionale, e la spesa dei visitatori internazionali è salita del 19,2 %, oltre quattro volte il dato italiano.
Il sistema aeroportuale regionale ha superato i 55 milioni di passeggeri, mentre Civitavecchia si conferma primo porto crocieristico d’Italia. A sostenere la crescita hanno contribuito anche le costruzioni, aumentate del 3,6 % grazie agli investimenti pubblici legati al PNRR e agli interventi per il Giubileo.
Occupazione: crescono solo gli over 50
Sul fronte occupazionale arrivano segnali incoraggianti, ma non privi di ombre. Gli occupati sono aumentati dello 0,6 % e il tasso di occupazione è salito al 64,2 %, superiore alla media italiana del 62,5 %. Anche la disoccupazione è scesa al 5,5 %, meglio del 6,1% nazionale.
Tuttavia, la crescita riguarda quasi esclusivamente gli over 50: l’occupazione tra i lavoratori sopra i 50 anni è aumentata del 5,3 %, mentre quella nella fascia 15-49 anni è diminuita del 2,7 %. È uno dei dati più preoccupanti dell’intero rapporto, perché segnala una regione che fatica a creare opportunità per le nuove generazioni.
Il paradosso dell’innovazione
Se il presente è sostenuto dal farmaceutico, il futuro appare meno rassicurante. La Banca d’Italia individua nell’innovazione uno dei principali punti deboli del Lazio. Il numero di brevetti registrati dalle imprese regionali è circa la metà della media italiana, e la qualità risulta inferiore agli standard europei. La regione mostra un ritardo significativo nelle tecnologie digitali, nell’informatica e nelle comunicazioni: proprio i settori che trainano la nuova rivoluzione industriale globale.
Il paradosso è evidente: nel Lazio si concentrano alcune delle più importanti università e centri di ricerca italiani,che producono brevetti sopra la media nazionale. Tuttavia, questa capacità scientifica non si trasferisce con la stessa efficacia al sistema produttivo privato. La ricerca c’è, ma fatica a trasformarsi in impresa e sviluppo.
Frosinone e il Cassinate: automotive al 27 %
Un altro tema centrale del rapporto riguarda i divari tra i territori. Roma continua a rappresentare il motore economico regionale, con livelli di reddito e indicatori di benessere superiori al resto del Lazio. Ma proprio nella Capitale si registra una crescente disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza. Fuori dal Raccordo Anulare il quadro cambia sensibilmente.
Alcune aree mostrano una forte dipendenza da singoli comparti industriali. È il caso della provincia di Frosinone e in particolare del cassinate, dove la filiera dell’automotive rappresenta quasi il 27% del valore aggiunto locale, una delle esposizioni più elevate d’Italia. La crisi del settore automobilistico europeo rende quindi questo territorio particolarmente vulnerabile.
Sul fronte della finanza pubblica, gli investimenti degli enti locali sono cresciuti grazie al PNRR e al Giubileo, ma il Lazio continua a presentare livelli di investimento pubblico pro capite inferiori alla media nazionale, e il debito delle amministrazioni locali – pur in calo – resta tra i più elevati del Paese.
Quando finiranno Giubileo e PNRR
Il Rapporto di Bankitalia si presta a una inevitabile lettura politica. La crescita del Lazio oggi poggia su tre pilastri straordinari – farmaceutico, Giubileo e PNRR – ma tutti e tre presentano elementi di eccezionalità. Il Giubileo è un evento irripetibile, quantomeno per i prossimi 25 anni, a meno che Papa Leone non decida diversamente. Il PNRR terminerà i suoi effetti a breve. E nessuno si augura una nuova pandemia. Il farmaceutico, pur fortissimo, non può da solo garantire la crescita di un’intera regione.
La vera domanda che emerge dal rapporto è quindi: cosa resterà quando finirà la spinta straordinaria? Le stime per i prossimi mesi del 2026 non lasciano spazio a facili entusiasmi: le aziende si attendono fatturati stabili, ma investimenti privati in forte calo. Quando i cantieri del Giubileo saranno smantellati e i fondi del PNRR esauriti, la politica regionale si troverà di fronte al momento della verità.
Senza riforme strutturali capaci di rilanciare l’occupazione giovanile, risanare i bilanci comunali e ricucire le profonde disuguaglianze interne che vedono Roma accentrare ricchezza a scapito delle altre province, il Lazio rischia di perdere definitivamente il treno dello sviluppo nazionale. La stampella pubblica ha evitato la caduta. Ma per correre servono le proprie gambe.
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