“Il Premio Strega in questi anni ha cercato di andare a trovare i lettori ovunque. E così accadrà anche domani a Palermo, dove la sestina finalista non ha mai fatto tappa. Stiamo cercando di raggiungere le maggiori città della penisola. Credo che oggi la letteratura sia proprio un genere da ‘spacciare’ porta a porta. E’ fondamentale creare un contatto diretto tra chi scrive e chi legge”. A parlare con l’Adnkronos è Stefano Petrocchi, direttore della Fondazione Maria e Goffredo Bellonci e segretario del Comitato direttivo del Premio Premio Strega. Domani, negli spazi di Villa Filippina a Palermo, il pubblico siciliano avrà l’occasione di incontrare le autrici e gli autori che compongono la sestina finale. Un momento che anticipa la prima edizione del festival “Logos-Parole dal Mediterraneo”, diretto dalla scrittrice Nadia Terranova e in programma dal 24 al 27 settembre.
In questi 80 anni, lo Strega ha raccontato cambiamenti, crisi e rinascita del paese. Un Premio che nasce quasi in concomitanza con la Repubblica, celebrata pochi giorni fa dal Capo dello Stato. “Il Premio Strega nasce nel 1947 con una struttura diversa rispetto ai premi letterari che esistevano fino ad allora, perché nasce ricalcando il referendum del 2 giugno, che si era svolto appena l’anno prima e che aveva decretato la Repubblica. Questo perché Maria Bellonci volle dare a questo nuovo premio letterario una giuria che lei chiamava ‘ampia e democratica’, quindi fuori dalle conventicole letterarie, ma che rispecchiasse il punto di vista dei lettori. Infatti, la prima edizione venne assegnata da una giuria di 170 persone. Che erano molto di più rispetto ai 12/ 13 letterati che di solito costituivano i premi letterari che esistenti sino ad allora”, racconta Petrocchi, che svolge una intensa attività di diffusione della letteratura italiana contemporanea. .
“In quella prima edizione vinse il libro di Ennio Flaiano, un libro che venne scritto appositamente per concorrere al premio Strega. Fu un’intuizione di Longanesi, che gli chiese nell’inverno del 1947 di scrivere in breve un libro per poter partecipare a questo nuovo premio letterario che si andava organizzando a Roma. Flaiano riuscì a portare a termine l’impresa e grazie al fatto che raccontò una storia che aveva vissuto personalmente, cioè la sua permanenza in Africa durante la guerra degli anni ’30. Quindi, basandosi anche su un diario, in poco tempo, ha messo insieme un romanzo che poi è rimasto negli anni, cioè ‘Tempo di uccidere’. Quello che io mi posso augurare che il vincitore di quest’anno abbia la stessa fortuna letteraria, cioè che diventi un classico della letteratura italiana”, sottolinea Petrocchi.
‘Maria Bellonci avrebbe apprezzato che il premio in questi anni ha intercettato libri che travalicamno ambito letterario’
La fondazione Bellonci custodisce oggi lo spirito della sua fondatrice. Ma oggi Maria Bellonci cosa penserebbe del panorama letterario italiano e di come lo Strega sia riuscito a rimanere il premio più ambito, e a volte anche più discusso. “Credo che Maria Bellonci avrebbe apprezzato il fatto che il premio in questi anni è riuscito a intercettare, di tanto in tanto, alcuni libri che hanno in qualche modo travalicato l’ambito letterario e che sono entrati a far parte della storia della società. È successo ai suoi tempi con il Gattopardo o con il Nome della Rosa. Ed è successo da noi per esempio con il libro e con il libro ‘M’ di Antonio Scurati, ed è accaduto con ‘La solitudine dei numeri primi’ di Paolo Giordano, che è stato in assoluto probabilmente il libro più venduto dopo il Premio”, spiega il direttore della Fondazione Bellonci. “E’ stato un libro trasversale che hanno letto tutti. In quell’estate del 2008 era solito vederlo sui treni, sulle navi, ovviamente sotto gli ombrelloni, per quanto fosse un libro tutt’altro che ‘estivo’. Penso che questo dimostra che il Premio svolga ancora egregiamente la sua funzione”, aggiunge.
Poi ribadisce: “Maria Bellonci oggi sarebbe invece colpita dal fatto che la società letteraria è completamente esplosa, è divisa in 1.000 nicchie, dove i social hanno un po’ ribaltato la prospettiva tra l’élite culturale e società-dice – Immagino che da donna nata nel 1902 non potrebbe che essere un po’ disorientata, ma forse coglierebbe degli aspetti positivi anche in questa situazione. Di fatto l’Italia di oggi, rispetto a quella del Gattopardo del 1959 è un’Italia che ha raddoppiato i suoi elettori. Era il 20% della società all’epoca alla fine degli anni 50, oggi sono intorno al 40%”.
Book Tok, ad esempio, per Petrocchi “è un fenomeno tutto particolare che, in qualche modo, “è importante, numericamente, per l’editoria italiana. Bisogna capire se chi comincia a leggere quei libri, poi leggerà anche altro in futuro oppure no. Questa è una cosa che scopriremo col tempo”.
‘Abbiamo raccolto con gioia l’invito di Nadia Terranova a Palermo’
In 80 anni sono cambiati i lettori, l’editoria, ma anche il linguaggio, a partire da dai social. Ma come si bilancia la responsabilità di mantenere una tradizione come lo è il Premio Strega, così prestigioso, con la necessità anche di aprirsi alle nuove forme di narrazione contemporanea? “Io penso che si possa fare, credo che le forme letterarie siano in evoluzione e la qualità letteraria può essere raggiunta anche in forme che sono oggi meno convenzionali- dice ancora Stefano Petrocchi – Penso che la cosa importante per il premio sia mantenere una propria efficacia nel diffondere la letteratura di qualità e che si può misurare, proprio concretamente, con il fatto che ogni anno il vincitore del Premio Strega figura al quarto, quinto, sesto posto, dipende dalle annate, dei libri più venduti dell’anno. Insieme a libri che con la letteratura non hanno nulla a che fare, con i romance, con la letteratura di genere, intesa nel senso più ampio, come i saggi, che vanno per la maggiore. C’è sempre quel titolo che segnala il fatto che attraverso il premio Strega c’è un libro di narrativa letteraria contemporanea che travalica il numero dei lettori abituali e raggiunge anche lettori che sono normalmente distratti da altre cose o che non leggono affatto”.
Domani pomeriggio il premio Strega farà, dunque, tappa Palermo con la sestina in finale, per la prima volta nella sua storia. “Abbiamo raccolto con grande gioia l’invito del festival Logos, diretto da Nadia Terranova”. L’autrice messinese è stata l’anno scorso finalista al Premio Strega con il romanzo “Quello che so di te”. In precedenza, era entrata nella dozzina e arrivata in finale (cinquina) anche nell’edizione 2019 con il libro “Addio fantasmi”. “Il Premio Strega manca da Palermo da tantissimi anni. Nel 2003 andammo a presentare allo Spasimo i 12 candidati e quest’anno per la prima volta andiamo con la cinquina +1 in un anno importante per noi, per gli 80 anni, in cui tocchiamo anche altre città- dice Petrocchi – Per esempio, faremo un altro incontro importante a Milano. Davvero stiamo cercando di raggiungere le maggiori città della penisola e credo che oggi la letteratura sia proprio un genere da ‘spacciare’ porta a porta, ecco. E’ fondamentale creare un contatto diretto tra chi scrive e chi legge”.
La Sicilia ha dato tanto al premio alla letteratura mondiale, per esempio Tomasi Lampedusa, Sciascia, fino ai successi più recenti. Cosa si aspetta la Fondazione Maria Bellonci? “Palermo è una grande città di cultura con tradizioni storiche straordinarie, quindi, sono curioso di vedere la sede del Festival Logos, che non conosco. E mi aspetto che ci sia un’attenzione verso i nostri autori, ma un’attenzione attiva, capace di sollecitare domande. Sono molto sono contento di venire a Palermo, perché è una delle tappe caratterizzanti di questo Strega”. A settembre Petrocchi verrà al festival Logos per presentare il suo libro su Maria Bellonci. Se potesse esprimere un desiderio per i prossimi 80 anni del Premio Strega, quale sarebbe il traguardo o la trasformazione che vorrebbe vedere realizzata? “Sicuramente che rimanesse centrale la figura dell’autore, dal punto di vista letterario. L’intelligenza artificiale rischia di attaccare la cittadella letteraria dal lato dell’autorialità e non sarebbe un buon affare. E, quindi, spero che il Premio possa continuare a dare una mano in questo senso, cioè a mantenere centrale la figura dell’autore e degli autori e delle autrici”. (di Elvira Terranova)
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