Avere la precedenza non esime dall’obbligo di velocità moderata agli incroci: chi corre può essere multato, concorrere nella responsabilità civile e rispondere penalmente in caso di lesioni.
Un’auto percorre una strada con diritto di precedenza e affronta un incrocio a velocità sostenuta. Un’altra auto non rispetta il segnale di stop e provoca una collisione. Il conducente con la precedenza si aspetta di essere considerato completamente incolpevole. Ma viaggiava a 48 chilometri orari in una zona con limite di 30. Può essere multato? Può vedersi ridurre il risarcimento? Chi ha la precedenza all’incrocio può essere multato se va troppo veloce? Sì. Il diritto di precedenza non è un’autorizzazione a ignorare le norme sulla velocità né un’esimente dalla responsabilità. La giurisprudenza è costante nel ritenere che la precedenza non esoneri dall’obbligo di massima prudenza, specie agli incroci.
L’obbligo di massima prudenza agli incroci vale per tutti
L’art. 145, comma 1, del Codice della Strada stabilisce che tutti i conducenti, approssimandosi a un’intersezione, devono usare la massima prudenza per evitare incidenti. La norma non distingue tra chi ha la precedenza e chi deve cederla: l’obbligo è universale.
Questo si combina con altri due obblighi generali del Codice della Strada: l’art. 140, che impone di comportarsi in modo da non costituire pericolo o intralcio per la circolazione, e l’art. 141, che richiede di regolare la velocità in funzione delle condizioni della strada, del traffico e della visibilità. Un conducente che si avvicina a un incrocio a velocità eccessiva viola queste norme indipendentemente dal fatto che abbia la precedenza, e può essere sanzionato amministrativamente ai sensi dell’art. 145, comma 10, del Codice della Strada.
Il principio di affidamento e i suoi limiti
La difesa tipica del conducente con precedenza si fonda sul cosiddetto principio di affidamento: ogni utente della strada può confidare che gli altri rispettino le norme. Se l’altro guidatore non ha rispettato la precedenza, il problema è suo.
La giurisprudenza riconosce questo principio ma ne delimita con precisione i confini. L’affidamento non è illimitato: cessa di operare quando il comportamento imprudente altrui è prevedibile. Un incrocio è per definizione un punto di conflitto tra flussi di traffico provenienti da direzioni diverse. Il rischio che qualcuno non rispetti la precedenza è statisticamente prevedibile — e tanto più prevedibile quanto più la visibilità è limitata o il traffico è intenso.
Il conducente favorito ha quindi il dovere di usare attenzione e di prevedere eventuali comportamenti illeciti o imprudenti di altri utenti. Deve essere in grado di arrestare tempestivamente il veicolo di fronte a un ostacolo prevedibile. Se viaggia a una velocità tale da non poter frenare in tempo, non soddisfa questo requisito — indipendentemente da chi avesse la precedenza.
La responsabilità civile: come si ripartisce il danno
In ambito civile, l’art. 2054, comma 2, cod. civ. stabilisce una presunzione di pari responsabilità tra i conducenti coinvolti in un incidente. Per superarla, chi vuole essere considerato privo di colpa deve provare non solo la violazione altrui, ma anche di aver tenuto una condotta di guida irreprensibile e di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno.
La giurisprudenza ha applicato questo principio in modo rigoroso. Il Tribunale di Latina, con la sentenza n. 1178/2018, ha attribuito il 65 per cento della responsabilità al motociclista che non aveva rispettato la precedenza e il 35 per cento all’automobilista che, pur avendo la precedenza, viaggiava a 48 chilometri orari in una zona con limite di 30. Con la sentenza n. 2479/2024, lo stesso Tribunale ha attribuito una responsabilità del 40 per cento a un motociclista che, pur avendo la precedenza, procedeva a circa 70 chilometri orari in centro urbano.
La regola che emerge è chiara: la condotta di chi non rispetta la precedenza è generalmente considerata più grave e pesa di più nella ripartizione della responsabilità, ma l’eccesso di velocità del conducente favorito è un fattore concorrente che riduce il suo diritto al risarcimento e lo rende corresponsabile per i danni subiti dalla controparte.
Le conseguenze penali: lesioni stradali e omicidio stradale
Le implicazioni più gravi riguardano il profilo penale. Se dall’incidente derivano lesioni personali o la morte di qualcuno, l’eccesso di velocità può integrare una circostanza aggravante dei reati di lesioni personali stradali — art. 590-bis cod. pen. — e di omicidio stradale — art. 589-bis cod. pen.
Le pene aumentano significativamente se il conducente procedeva in centro urbano a una velocità pari o superiore al doppio di quella consentita — e comunque non inferiore a 70 chilometri orari — o su strade extraurbane a una velocità superiore di almeno 50 chilometri orari rispetto al limite. In questi casi il conducente può rispondere penalmente anche se la causa principale dell’incidente è stata la mancata precedenza dell’altro veicolo. Se l’evento non è conseguenza esclusiva dell’azione del colpevole — cioè se c’è un concorso di colpa — la pena può essere ridotta, ma la responsabilità penale del conducente che correva rimane.
Qual è la regola pratica per chi guida
Avere la precedenza non significa poter attraversare un incrocio a qualsiasi velocità. L’obbligo di massima prudenza agli incroci si applica a tutti, e la velocità deve sempre essere adeguata alle condizioni del luogo — anche quando si ha il diritto di precedenza. Chi viola il limite di velocità in prossimità di un incrocio commette un’infrazione autonoma, può vedersi attribuire una quota di responsabilità nell’incidente che riduce il risarcimento a cui ha diritto, e rischia conseguenze penali se dall’incidente derivano lesioni o morti. Il diritto di precedenza non è un salvacondotto: è uno dei tanti elementi che il giudice considera nel valutare la condotta complessiva di tutti i conducenti coinvolti.
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Angelo Greco
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