Roma – PNRR, l’Ottava Relazione traccia il bilancio finale: ecco cosa è stato fatto e cosa resta da completare
Tutti i 156 obiettivi della decima rata rendicontati per incassare gli ultimi 28,4 miliardi entro dicembre. Resta da chiudere la spesa per oltre 61 miliardi, completare quasi 10 mila cantieri e gestire i controlli fino al 2031.
L’Italia taglia il traguardo formale del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, dichiarando il raggiungimento di tutti gli obiettivi e i traguardi previsti entro la scadenza inderogabile del 31 agosto 2026, ma si prepara a una lunga fase di gestione materiale dei cantieri, consolidamento contabile della spesa e adempimenti europei che proseguiranno fino al 2031. Con 166 miliardi di euro già incassati nelle prime nove rate – pari all’85% della dotazione complessiva da 194,4 miliardi – l’attenzione dell’esecutivo si sposta ora sulla decima e ultima tranche da 28,4 miliardi di euro, per la quale è stata completata la rendicontazione dei 156 traguardi finali.
Tuttavia, a fronte del pieno allineamento procedurale, il quadro finanziario e realizzativo mostra una mole considerevole di lavoro ancora da ultimare sul campo: restano da spendere oltre 61 miliardi di euro rispetto al budget totale del Piano, mentre nei registri ufficiali risultano ancora 9.772 cantieri di opere pubbliche in corso di esecuzione.
LA FONTE DELLA RELAZIONE E IL QUADRO FINANZIARIO COMPLESSIVO
I dati e lo stato dell’arte del programma straordinario di investimenti e riforme sono formalizzati nell’Ottava Relazione al Parlamento sullo stato di attuazione del PNRR. Il documento, articolato in sei capitoli, fa il punto sul periodo compreso tra la fine del 2025 e l’agosto 2026, analizzando l’impiego delle risorse comunitarie istituite dal regolamento (UE) 2021/241 (regolamento RRF).
La dotazione finanziaria complessiva del PNRR italiano è stata integralmente preservata a quota 194,4 miliardi di euro (194.435,39 milioni), suddivisa tra 71,8 miliardi di sovvenzioni a fondo perduto (il 37% delle risorse, a cui sono associati 306 milestone e target) e 122,6 miliardi di prestiti (il 63% delle risorse, collegati a 266 obiettivi). A livello settoriale, le risorse si concentrano per il 68% su tre assi portanti: la Missione 2 “Rivoluzione verde e transizione ecologica” con 58 miliardi, la Missione 1 “Digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo” con 43,5 miliardi e la Missione 4 “Istruzione e ricerca” con 30,2 miliardi. Seguono la Missione 3 “Infrastrutture per una mobilità sostenibile” (23,9 miliardi), la Missione 5 “Inclusione e coesione” (15,8 miliardi), la Missione 6 “Salute” (15,6 miliardi) e la Missione 7 dedicata al capitolo energetico “REPowerEU”, introdotta nel 2023 con 7,4 miliardi di euro.
COSA È STATO FATTO: IL TRAGUARDO DELLA NONA RATA E I 166 MILIARDI GIÀ INCASSATI
Sul versante delle tappe già concluse e validate da Bruxelles, l’Italia ha incassato il 4 giugno 2026 i 12,8 miliardi di euro relativi alla nona richiesta di pagamento (presentata il 30 dicembre 2025 e valutata positivamente dalla Commissione il 29 aprile, con approvazione finale del Consiglio il 22 maggio). Con questa tranche, la Commissione ha certificato il raggiungimento di 416 milestone e target, pari al 72,7% dei 572 obiettivi complessivi del Piano, portando a compimento definitivo 51 riforme e 29 investimenti.
Tra i risultati più rilevanti conseguiti con la nona rata figurano riforme strutturali come la digitalizzazione del procedimento penale di primo grado (attraverso l’interoperabilità tra Portale notizie di reato, Portale depositi penali e Applicativo processo penale), l’abbattimento dell’arretrato nei TAR dell’82,4% e nel Consiglio di Stato dell’82,8%, la riduzione dell’evasione fiscale con la propensione all’evasione scesa al 17,2% nel 2023 (-10,9% sul 2019), il piano straordinario di audit sui ritardi di pagamento della PA su oltre 130 enti e la riforma degli appalti con il tempo medio tra offerte e stipula dei contratti ridotto del 28,22%.
Sul fronte degli investimenti materiali, la nona rata ha attestato la distrettualizzazione di 50.990 chilometri di reti idriche (con 35 interventi monitorati con Arera), il rinnovo della flotta dei Vigili del Fuoco con 3.902 veicoli a basse emissioni (3.554 elettrici e 348 a biometano/HVO), interventi di efficientamento con il Superbonus su oltre 36,9 milioni di metri quadri di edifici, oltre 18,8 milioni di contatori intelligenti 2G installati dal 2021 (su un totale di 35 milioni attivi), 65 milioni di risorse digitali del patrimonio culturale caricate sulla piattaforma I.PaC, la formazione di 692.988 persone con il programma GOL per il lavoro e l’attivazione del Fascicolo Sanitario Elettronico alimentato dal 95,2% dei medici di base.
I RISULTATI DELLA DECIMA RATA: 156 OBIETTIVI CHIUSI TRA GRANDI OPERE E RIFORME
Per quanto riguarda la decima e ultima rata, le amministrazioni titolari hanno dichiarato di aver conseguito entro il 31 agosto 2026 tutti i 156 obiettivi previsti (43 milestone e 113 target), necessari a chiudere le restanti 17 riforme e i rimanenti 117 investimenti del Piano. La gestione dei flussi documentali è stata scaglionata in anticipo: un primo blocco di 73 obiettivi (“gruppo 10 a”) è stato trasmesso a Bruxelles già entro il 14 agosto, mentre i restanti 83 obiettivi (“gruppo 10 b”) sono stati finalizzati per la presentazione formale dell’istanza entro il 30 settembre.
Nel merito dei progetti dichiarati conclusi spiccano risultati di primo piano in tutti i settori strategici:
– Infrastrutture ferroviarie e mobilità: completati 103,5 km di linea ad alta velocità al Sud (sulle tratte Napoli-Bari e Palermo-Catania) e 144,5 km al Nord (direttrici Brescia-Verona-Vicenza-Padova e Liguria-Alpi), superando i target grazie all’applicazione della metodologia Work Breakdown Structure (WBS); attrezzati 2.965,8 km di ferrovia con il sistema tecnologico europeo ERTMS; conclusa la riqualificazione di 78 stazioni ferroviarie (rispetto alle 73 richieste); immessi in servizio 125 treni a zero emissioni regionali e Intercity e 9 treni diagnostici di RFI (tra cui il Diamante 2.0 per l’alta velocità fino a 300 km/h); realizzati 229 km di linee di trasporto rapido di massa con 388 convogli puliti e immatricolati 3.238 autobus a zero emissioni affiancati da 1.357 punti di ricarica dedicati; costruiti 1.688,9 km di piste ciclabili (662,8 km urbane e 1.022 km turistiche); completate 25 banchine elettrificate per il “cold ironing” in 17 porti e ultimati 102 progetti per i “Porti Verdi”.
– Energia, reti e ambiente: aumentata la hosting capacity delle reti elettriche di oltre 8.200 MW per 4,7 milioni di abitanti (con ulteriori 1,5 milioni serviti tramite REPowerEU); potenziati 7.200 km di linee elettriche contro gli eventi meteo estremi (a cui si sommano altri 1.300 km con M7); posato il cavo del primo polo del Tyrrhenian Link tra Campania e Sicilia (500 MW) e completati gli edifici delle stazioni di conversione del SA.CO.I.3 a Codrongianos e Suvereto; realizzati i lavori sulla Linea Adriatica per la centrale di Sulmona e il gasdotto Sestino-Minerbio (+14 milioni di metri cubi/giorno di gas) e la compressione a Poggio Renatico per consentire l’esportazione di 8 miliardi di metri cubi/anno verso Tarvisio; installati 20 elettrolizzatori per l’idrogeno e realizzati 2 impianti per la fabbricazione di stack da oltre 1.100 MW/anno; ultimati 7.400 punti di ricarica elettrica stradale; bonificati oltre 5,1 milioni di metri quadri di siti orfani e trapiantati quasi 4 milioni di alberi e arbusti autoctoni nelle città metropolitane; azzerate le 11 discariche abusive della procedura di infrazione europea NIF 2003/2077; avviato lo Sportello Unico delle Energie Rinnovabili (SUER) del GSE.
– Sanità territoriale e ospedali: rendicontata l’attivazione di 1.270 Case della Comunità (rispetto al target di 1.038) e 327 Ospedali di Comunità (target di 307); raggiunti 566.321 pazienti cronici assistiti tramite la Piattaforma Nazionale di Telemedicina; collaudate 3.173 grandi apparecchiature diagnostiche (291 ad alta complessità come risonanze magnetiche, PET e acceleratori lineari); allestiti 6.034 posti letto di terapia intensiva e semi-intensiva (di cui 2.597 di intensiva); erogati oltre 228 milioni per l’edilizia sanitaria e operativi i sistemi di Tessera Sanitaria elettronica e Fascicolo Sanitario con il 98,9% di documenti nativi digitali; erogati contributi a 1.545 farmacie rurali nei piccoli comuni.
– Scuola, università e sociale: creati oltre 150.480 posti in più di 3.000 asili nido e scuole dell’infanzia; realizzati oltre 1.000 spazi per mense scolastiche e più di 300 palestre; assunti complessivamente 70.000 docenti con il sistema riformato; creati 32.000 posti letto universitari a canone calmierato con il bando ministeriale e attivate convenzioni CDP per ulteriori 62.000 alloggi; assegnate oltre 96.000 borse di studio universitarie; riqualificati 11.221 alloggi pubblici con il programma PINQuA; finanziati oltre 1.200 interventi di rigenerazione urbana per 8 milioni di metri quadri e realizzati 620 posti letto contro il caporalato in 9 Comuni tramite la piattaforma SILCA; concessa la certificazione della parità di genere a 3.150 imprese.
– Digitalizzazione, PA e giustizia: abilitate al cloud 12.674 amministrazioni locali e 284 PA centrali e ASL migrate sul Polo Strategico Nazionale; 6.855 enti integrati sulla piattaforma notifiche SEND; oltre 2,5 milioni di cittadini coinvolti nei servizi di facilitazione digitale; connettività a 1 Gbit/s fornita a oltre 2,74 milioni di civici (Piano Italia a 1 Giga) e copertura 5G estesa su 18.575 km di strade; digitalizzati 45 processi al Ministero dell’Interno, 82 all’INAIL e creati 6 sistemi per il data lake della Giustizia; ridotto il disposition time dei processi civili del 50,19% e di quelli penali del 38,8% al 30 giugno 2026; formati oltre 461 mila dipendenti pubblici su Syllabus; ridotti i tempi medi di pagamento della PA a 24 giorni per i ministeri centrali, 16 per le Regioni, 23 per gli enti locali e 34 per la sanità; completata la spending review con 1,5 miliardi di risparmi nel 2025; concessi 78.546 crediti d’imposta per Transizione 4.0 e 11.157 per Transizione 5.0 (per 206.770 tep risparmiati).
COSA MANCA ANCORA: LA VERIFICA DI BRUXELLES PER GLI ULTIMI 28,4 MILIARDI
Nonostante il completamento formale rivendicato dall’Italia entro fine agosto, la chiusura della decima rata richiede ora il superamento della complessa procedura di verifica da parte delle istituzioni comunitarie, passaggio preliminare indispensabile per l’incasso dell’assegno finale da 28,4 miliardi di euro. La Commissione europea ha già avviato le proprie attività di controllo attraverso estrazioni a campione (sampling), verifiche documentali e controlli virtuali in loco (Virtual On The Spot Check – VOTSC), condotti ad esempio sulla piattaforma Syllabus, sugli enti della logistica portuale e sui progetti sanitari e culturali.
La tabella di marcia concordata prevede che la Commissione trasmetta la propria valutazione preliminare al Comitato economico e finanziario (CEF) entro il 20 novembre 2026. Il Comitato dovrà esprimere il proprio parere entro l’8 dicembre, consentendo all’esecutivo comunitario di adottare la decisione formale di autorizzazione al pagamento entro il 18 dicembre e liquidare materialmente i fondi entro il 31 dicembre 2026. L’accordo stabilisce inoltre che, essendo scaduto il termine del 31 agosto, agli Stati membri non è più consentito porre in essere misure correttive per eventuali obiettivi non raggiunti o parziali, applicando in tal caso le decurtazioni previste dall’articolo 24, paragrafo 8, del regolamento RRF.
IL NODO DELLA SPESA E DEI CANTIERI: QUASI 10 MILA PROGETTI DA ULTIMARE SUL CAMPO
L’aspetto più critico evidenziato dalla Relazione riguarda la divergenza tra il compimento formale degli obiettivi (basato sul modello europeo “performance-based”) e l’avanzamento effettivo della spesa e dei cantieri registrato sulla piattaforma ReGiS. Al 31 agosto 2026, la spesa complessivamente sostenuta e registrata ammonta a 133,17 miliardi di euro (133.169,05 milioni), pari all’81% dei 166 miliardi finora erogati da Bruxelles. Rispetto alla dotazione totale di 194,4 miliardi del Piano, restano dunque da spendere e liquidare oltre 61,2 miliardi di euro.
La spesa effettiva si compone di 130 miliardi di euro imputabili a investimenti ordinari e di 3,17 miliardi riconducibili agli strumenti finanziari. Escludendo dal budget complessivo la quota di 24 miliardi destinata a strumenti finanziari e “facilities” – per i quali l’obbligo PNRR entro agosto 2026 consisteva unicamente nell’assunzione di impegni giuridicamente vincolanti, consentendo l’esecuzione della spesa ben oltre il 2026 –, il perimetro finanziario dei progetti attivi scende a 170,4 miliardi di euro. Rispetto a questo aggregato, la spesa effettiva di 130 miliardi si attesta a un tasso di avanzamento del 76%. Sul piano procedurale, su un totale di 687.116 progetti finanziati a livello nazionale, al 31 agosto 2026 risultano ancora in fase di esecuzione 9.772 cantieri di lavori, che dovranno essere fisicamente portati a termine nei prossimi mesi.
GLI IMPEGNI OLTRE IL 2026: DALL’ACCRUAL AGLI AUDIT FINO AL 2031
La conclusione del calendario di NextGenerationEU non esaurisce gli obblighi a carico dell’Italia, che si estendono con scadenze vincolanti fino al 2031. Sul piano normativo interno, diverse riforme richiederanno anni per entrare pienamente a regime: la riforma della contabilità pubblica (accrual) ha concluso la fase pilota su 2.900 enti (coprendo il 96,71% della spesa primaria), ma dovrà entrare definitivamente in vigore per tutte le amministrazioni entro l’esercizio finanziario 2030; la legge quadro sul federalismo fiscale e sui livelli essenziali delle prestazioni (LEP) per Regioni e Province richiederà l’applicazione dei decreti attuativi; la riforma dei contratti ferroviari interurbani prevede l’avvio delle gare entro il 31 dicembre 2026.
Sul fronte dei controlli comunitari, le linee guida della Commissione europea stabiliscono precisi adempimenti successivi al 2026: – Prevenzione dei reversal: obbligo di evitare passi indietro sulle riforme e sugli investimenti già approvati, pena la restituzione delle risorse, con monitoraggio annuale inserito nel Semestre europeo e recepito nelle Country Specific Recommendations del luglio 2026.
– Audit e controlli ex-post: completamento delle verifiche indipendenti sui pagamenti per prevenire frodi, corruzione e doppi finanziamenti entro il primo trimestre del 2027, con presidio di OLAF, Corte dei Conti europea ed EPPO.
– Conservazione degli atti: obbligo per l’Italia di conservare e garantire l’accesso a tutta la documentazione dei progetti per cinque anni dal saldo finale, fino al 31 dicembre 2031.
– Reporting sul clima e indicatori comuni: rendicontazione semestrale della spesa associata al tagging climatico fino al 31 dicembre 2031; due informative sull’avanzamento degli indicatori comuni nel 2027 (febbraio e agosto) e trasmissione finale a febbraio 2028; aggiornamento dell’elenco dei 100 principali beneficiari fino ad aprile 2028 con mantenimento delle piattaforme aperte fino a dicembre 2028.
L’IMPATTO ECONOMICO E LA QUOTA SUD: IL DIVARIO RIDOTTO E LA CRESCITA DEL PIL
Il bilancio del Piano si misura infine sulle ricadute macroeconomiche e territoriali. I dati certificano il rispetto della “Quota Sud”: su 141,7 miliardi di euro allocabili territorialmente, le risorse destinate alle regioni meridionali ammontano a 59,2 miliardi di euro, pari al 41,8% del totale, superando la soglia vincolante del 40%. La quantificazione poggia per il 96,1% su progetti precisamente identificati. I contributi maggiori al Mezzogiorno arrivano dalla Struttura di Missione PNRR (53,1%), dal MIMIT (48,8%), dalla Giustizia (47,2%) e dall’Istruzione (46,5%). Sul piano dell’impatto economico, le analisi indipendenti convergono nel riconoscere l’effetto strutturale del PNRR: – Banca d’Italia: rileva che nell’ultimo quinquennio i bandi per lavori pubblici sono raddoppiati toccando il 3,6% del PIL, con le spese PNRR (oltre 100 miliardi) che hanno contribuito per il 30% all’accumulazione complessiva di capitale, aumentando il prodotto annuale di un punto percentuale medio e accelerando l’efficienza degli appalti.
L’Ufficio Parlamentare di Bilancio (UPB) stima che senza il PNRR la crescita del PIL nel 2026 sarebbe inferiore di mezzo punto percentuale (0,3 punti escludendo le sole sovvenzioni). – Banca Centrale Europea (BCE): in un working paper di marzo 2026 evidenzia che la probabilità di un impatto positivo del Piano sulla qualità istituzionale (efficacia della PA, regolazione, stato di diritto, corruzione) si attesta in Italia a circa 1, il valore più elevato tra tutti i beneficiari UE.
Mentre il Fondo Monetario Internazionale (FMI) calcola che nel 2025 il RRF abbia generato 0,3 punti di crescita del PIL europeo, indicando il modello come riferimento per i futuri bilanci comunitari. – Commissione Europea (effetti di spillover): certifica che gli investimenti italiani generano consistenti benefici indiretti per i partner europei, rappresentando la prima fonte di spillover per l’Irlanda (24,6% del totale), per il Lussemburgo (21,5%) e per la Svezia (19,8%), all’interno di un mercato in cui la Germania incassa benefici indiretti pari all’1% del proprio PIL.
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