Spesa delle famiglie: nel 2025 stabile la media mensile per consumi rispetto al 2024


L’Istat ha reso noto l’andamento della spesa delle famiglie relative al 2025, da cui emerge ancora una volta un’Italia a più velocità, dove lo stesso stipendio nazionale ha un potere d’acquisto decisamente differente a seconda dei territori, tra Nord e Sud, con una famiglia del Trentino Alto Adige che spende oltre il 70% di una pugliese per lo stesso livello di vita.

Nel 2025 la stima della spesa media mensile delle famiglie residenti in Italia è di 2.782 euro in valori correnti, sostanzialmente invariata rispetto ai 2.755 euro del 2024 (+1,0%); nel 2025 la dinamica inflazionistica è stata moderata e pari a +1,6% se calcolata tramite l’Indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA).

Rispetto al 2024, risultano in crescita le spese delle famiglie per l’acquisto di Prodotti alimentari e bevande analcoliche, che passano da 533 a 552 euro mensili (+3,6%) anche per effetto dell’aumento dei prezzi (+3,0% la variazione su base annua dell’IPCA, era stata +2,5% nel 2024); la quota di spesa totale destinata a questa divisione sale dal 19,3% al 19,8%. Nel dettaglio, crescono significativamente le spese destinate a caffè (+14,6%), acqua (+8,3%), pesce (+7,8%), oli e grassi (+6,7%), tè e infusi (+6,7%), carne (+5,4%), latte, altri prodotti lattiero-caseari e uova (+4,2%).

La spesa non alimentare risulta stabile rispetto all’anno precedente ed è pari in media a 2.230 euro mensili; rappresenta l’80,2% della spesa totale e varia tra i 2.533 euro nel NordEst e i 1.652 nel Sud. La stabilità della spesa non alimentare rispetto al 2024 si conferma anche a livello di divisione. Le voci che pesano di più sul bilancio familiare continuano ad essere quelle relative ad Abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili (36,0%) e ai Trasporti (10,6%). A seguire, la spesa per Servizi di ristorazione e di alloggio (5,9%, come nel 2024) e quella per Beni e servizi per la cura della persona, servizi di protezione sociale e altri beni e servizi (4,7%).

I livelli di spesa più elevati, superiori alla media nazionale, si registrano nel NordEst (3.087 euro), nel Centro (3.052 euro) e nel NordOvest (2.974 euro), mentre sono più bassi e inferiori alla media nazionale nelle Isole (2.338 euro) e nel Sud (2.215 euro).

Nel 2025, le famiglie del NordEst, secondo l’Istat, spendono in media 871 euro in più rispetto a quelle del Sud (il 39,3% in più) e 749 euro in più rispetto alle residenti nelle Isole (il 32,0% in più), mostrando un aumento del gap in confronto al 2024, quando la distanza dal NordEst era pari al 37,9% per il Sud e al 30,6% per le Isole.

Rispetto al 2024, nel Centro (+5,9%) e nel NordEst (+4,9%) aumenta significativamente la spesa per Prodotti alimentari e bevande analcoliche, mentre nel Sud quella per Abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili (+3,6%).

Rispetto al Centro-Nord, la spesa delle famiglie residenti nel Sud e nelle Isole, che generalmente hanno minori disponibilità economiche, si concentra maggiormente su beni e servizi destinati al soddisfacimento dei bisogni primari, quali, ad esempio, i beni alimentari. La quota di spesa totale destinata a Prodotti alimentari e bevande analcoliche, che in media nazionale si attesta al 19,8%, nel Sud raggiunge il 25,4% (24,1% nelle Isole), mentre nel NordOvest si ferma al 17,7%. Al contrario, nel Nord sono più elevate le quote per le spese destinate a Servizi di ristorazione e di alloggio (6,9% nel NordOvest e 6,8% nel NordEst contro il 5,9% osservato a livello Italia) e a Ricreazione, sport e cultura (4,3% nel NordEst e 4,0% nel NordOvest, a fronte del 3,8% a livello nazionale).

Nel 2025 la regione con la spesa media mensile più elevata si conferma il Trentino Alto Adige (3.444 euro), seguita da Umbria (3.257 euro), Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste (3.191 euro) ed Emilia Romagna (3.159 euro), mentre Calabria e Puglia sono quelle con la spesa più contenuta, rispettivamente 2.042 e 1.975 euro mensili.

Le regioni che mostrano, rispetto al 2024, un significativo aumento della spesa per consumi sono le Marche (+25,2%), dove si passa da 2.463 a 3.084 euro mensili, e la Sardegna (+10,7%), dove l’esborso mensile sale da 2.195 a 2.431 euro.

In termini di composizione, in Trentino Alto Adige si registrano le quote più elevate di spesa totale destinate a Servizi di ristorazione e di alloggio (8,7%, a fronte del 5,9% osservato a livello nazionale) e per Ricreazione, sport e cultura (4,8% contro il 3,8% a livello Italia). In questa regione si osserva anche il peso più contenuto della spesa per Prodotti alimentari e bevande analcoliche (16,1%), quota che raggiunge il massimo in Calabria (28,9%).

Anche nel 2025, come nei due anni precedenti, le famiglie che spendono di più si confermano essere quelle residenti nei comuni centro di aree metropolitane (2.991 euro mensili), seguono le famiglie nei comuni periferici delle aree metropolitane e nei comuni con almeno 50.000 abitanti (2.804 euro). I livelli di spesa più contenuti (2.704 euro) si osservano nei comuni più piccoli (fino a 50.000 abitanti), dove si spende circa il 9,6% in meno rispetto alle aree metropolitane (era il 12% in meno nel 2024).

Le famiglie residenti possono mutare nel tempo le proprie abitudini di consumo e il cambiamento assume profili diversi a seconda della voce di spesa considerata. Nel 2025, il 29,4% delle famiglie dichiara di aver limitato la spesa per cibo rispetto all’anno precedente, riducendo la quantità o la qualità dei prodotti acquistati (era il 31,1% nel 2024), un terzo delle famiglie ha limitato quella per bevande (33,8%, dal 35,3% del 2024).

Come nei tre anni precedenti, anche nel 2025 la voce di spesa che le famiglie dichiarano di aver limitato maggiormente è quella per abbigliamento e calzature: se si escludono quelle che affermano di non aver sostenuto questa spesa (il 5,8% di tutte le famiglie residenti), la quota di chi ha provato a ridurla è del 43,8% (in diminuzione rispetto al 47,5% del 2024) e sale al 52,1% nel Mezzogiorno (dove è comunque in calo rispetto al 57,6% del 2024).

Rispetto al 2024, scende anche la quota di famiglie che dichiarano di non aver modificato i propri comportamenti di acquisto per beni e servizi relativi a sanità (il 74,6%, era il 78,6% nel 2024) e alla cura e igiene personale (61,8%, dal 63,3% del 2024).

Un andamento analogo si osserva nei comportamenti di acquisto di carburanti e di viaggi: la quota di famiglie che nel 2025 dichiara di non aver cambiato abitudini scende, nel primo caso, dal 71,4% del 2024 al 68,2%, e nel secondo caso dal 56,2% al 54,9%. Per i carburanti la diminuzione nel 2025 è particolarmente accentuata nel Nord (dal 76,9% al 71,8%), mentre per i viaggi il calo si osserva soprattutto nel Centro (dal 59,5% al 55,6%).

Una situazione, quella fotografata dall’istat, che, secondo “Patto per il Nord” rende necessario l’applicazione della “Council Live Wage”, ovvero parametrare i redditi delle persone sulla base del costo della vita, portando come metro per la contrattazione non più il reddito lordo, uguale dalla Vetta d’Italia a Capo Passero, ma il potere d’acquisto – sottolinea il segretario federale Paolo Grimoldi -, così da comprendere il costo della casa e della vita in generale diverso a seconda dei territori, anche per evitare che un posto di lavoro rimanga vacante perché lo stipendio unico non consente la sopravvivenza nelle realtà dove il costo della vita è più alto, a Nord come a Sud. Un cambio di riferimento contrattuale che dovrebbe essere interesse anche degli stessi sindacati attuare a favore dei propri iscritti».

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