Da lontano sembra perfetto. Da vicino si vede la mano.
Nei rettangoli di Composition III affiorano le tracce del pennello, i grigi cambiano impercettibilmente. Persino il nero ha un piccolo segreto: Mondrian passò la vernice soltanto su quei campi, rendendoli più saturi e luminosi.
Il 14 ottobre il dipinto arriva da Christie’s a Londra. Stima: 20–30 milioni di sterline. Non era mai stato offerto in asta. Più di un secolo senza incontrare il martello: tra i suoi proprietari anche l’architetto e collezionista Armand P. Bartos e la moglie Celeste.
È del 1920. Mondrian completò appena otto dipinti di questo gruppo; cinque sono oggi alla Tate, al MoMA, allo Stedelijk Museum, alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma e al Wilhelm-Hack-Museum.
Ci lavorava lentamente. Anche per mesi. Aspettava che uno strato asciugasse, interveniva, guardava ancora. Dipingeva con la tela distesa su un tavolo accanto alla finestra; poi la rimetteva sul cavalletto, si allontanava. E magari ricominciava.
Il mercato della settimana parte da qui e cambia subito faccia.

Londra concentra Christie’s, Sotheby’s e Phillips. Vienna passa dallo Jugendstil agli orologi, Parigi dalle memorie di una principessa alla pittura del Novecento. Seoul porta in calendario la sua Premium Online Auction. A Newbury si vendono bastoni da passeggio. A Ladenburg compare una locomotiva Bing a vapore dei primi del Novecento.
Bruges alza il coefficiente di meraviglia. Carlo Bonte riunisce 161 lotti in Forms of Fertility: The Phallus Collection: sculture, piccoli oggetti, curiosità. C’è un bastone ottocentesco con impugnatura fallica e persino un allargaguanti in avorio decorato con una scena poco innocente.
In North Carolina cambia tutto, anche le dimensioni. All’asta va una cellula dismessa e cannibalizzata di un Sikorsky HH-60 Jayhawk della Guardia Costiera americana. Base: 1.000 dollari. Venduta così com’è, con le procedure previste per questo genere di materiale. Non è il caso di preparare il piano di volo.
Ventuno appuntamenti in sette giorni. Quadri, mobili, orologi, militaria, automobili, arte asiatica e qualche oggetto difficile da classificare.

Phillips, The Geneva Jewels Auction: VII, Ginevra, 9 Novembre 2026. Courtesy of Phillips
A Parigi, il 14 ottobre, Fraysse & Associés apre invece la porta sulla casa di Winnaretta Singer, principessa de Polignac. Figlia dell’inventore delle macchine da cucire Singer, fu una delle grandi animatrici della vita musicale parigina. Nelle sue stanze passarono compositori, musicisti e artisti. Ora ne arrivano all’asta i ricordi. Molte stime sono contenute; sugli oggetti rimane il nome di quel mondo.
Poi i risultati. E lo sguardo torna verso Est.
A Hong Kong le ultime vendite di arte moderna e contemporanea hanno ritrovato pubblico, competizione e denaro. Christie’s ha chiuso la stagione a 957 milioni di dollari di Hong Kong; Sotheby’s ha raggiunto il risultato più alto nella categoria da tre anni.
Ma Hong Kong non è sola. Dietro c’è un mercato continentale molto più fitto: Pechino, Shanghai, Hangzhou, Guangzhou. Nel 2025 la Cina è rimasta il secondo mercato mondiale delle aste d’arte per valore; tra le dieci città asiatiche più attive figuravano Hong Kong, Pechino, Shanghai, Hangzhou e Guangzhou. China Guardian, Poly, Xiling e altre case alimentano un circuito che non deve necessariamente passare da Londra o New York. Il 2024 era stato duro; nell’autunno 2025 alcune grandi case continentali hanno però registrato una ripresa rispetto alla stagione precedente.
A New York arriva un segnale diverso. La fotografia ha lasciato una quota consistente di invenduti.
In mezzo, una piccola pennellata. Anni Albers, una delle figure che portarono la tessitura dentro la ricerca artistica del Novecento, ha segnato da Christie’s un nuovo record per un’opera su carta: 166.400 dollari.
Note
1. Hong Kong e Cina continentale. Sono due mercati collegati ma non sovrapponibili. Hong Kong resta una grande piattaforma internazionale; il continente possiede invece una propria rete di case, città, collezionisti e specializzazioni.
2. Un ecosistema già esistente. Uno studio del mercato cinese ha censito 68 case d’asta nel campione analizzato; Guardian e Poly rappresentavano insieme il 44,1% del volume delle vendite, mentre le transazioni erano distribuite fra dodici città.
3. Una geografia policentrica. Nel 2025 Artprice attribuiva alle aste Fine Art 619 milioni di dollari a Pechino, 262,7 milioni a Shanghai e 105,3 milioni a Hangzhou, oltre ai 661,6 milioni di Hong Kong.
4. I primi soffi. Il dato interessante non è ancora una nuova espansione cinese. Dopo la forte contrazione del 2024, nell’autunno 2025 le principali case continentali hanno mostrato segnali di recupero; nell’autunno 2026 Hong Kong accelera. Sono segnali distinti, ancora troppo giovani per chiamarli tendenza
5. Anni Albers. Il record riguarda un’opera su carta. La sua presenza qui interessa anche per un’altra traiettoria: la progressiva entrata nel mercato maggiore di pratiche — tessitura e textile art — rimaste a lungo ai margini delle gerarchie tradizionali dell’arte.
Per saperne di più
1. Hans Janssen, Piet Mondrian: A Life, Ridinghouse, 2022.
2. Frances Spalding, Anni Albers, Lund Humphries, 2018.
3. Alessia Zorloni, L’economia dell’arte contemporanea. Mercati, strategie e star system, FrancoAngeli.
4. Clare McAndrew, The Art Market 2026, Art Basel & UBS, 2026. [EN]
5. Barbara Pollack, Brand New Art from China: A Generation on the Rise, I.B. Tauris, 2018. [EN]
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link





