Hospice, l’Emilia-Romagna adegua le tariffe ai nuovi costi


Ci sono voluti 18 mesi di incontri e un intenso lavoro di collaborazione per un adeguamento che la rete delle cure palliative dell’Emilia-Romagna aspettava da tempo: l’aumento delle tariffe per i ricoveri in hospice. L’ha deliberato la Regione a inizio luglio, ma il provvedimento vale a decorrere dal 1º maggio 2026 con una fase transitoria da inizio anno: la quota giornaliera sale a 268 euro, andando a coprire maggiori costi di personale e servizi sostenuti dalle strutture.

Nel 2025 sono state quasi 6.500 le persone prese in carico nelle 23 strutture regionali (il numero più alto di sempre), distribuite in tutte le province, con 324 posti letto disponibili. E all’orizzonte è prevista l’attivazione di altri due hospice per un totale di 28 posti letto in più.

Che cosa prevede la delibera

La rete regionale degli hospice dell’Emilia-Romagna ha una storia lunga 25 anni. Un traguardo che è stato celebrato a marzo scorso ad Albinea, dove il 19 marzo 2001 è stata inaugurata la prima struttura di questo tipo sul territorio (Casa Madonna dell’Uliveto). In quell’occasione, il presidente della Regione Michele De Pascale aveva annunciato: «Siamo pronti ad aumentare la tariffa per la degenza, come riconoscimento della qualità dell’assistenza specialistica offerta». A distanza di pochi mesi, l’aumento è arrivato: la tariffa giornaliera che le aziende sanitarie dovranno riconoscere agli hospice passa da 230 euro per una giornata di degenza a 268, al netto della fornitura diretta dei farmaci e altro materiale sanitario di consumo, nonché delle visite e prestazioni specialistiche necessarie.

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Qualora il paziente non sia residente nel territorio dell’azienda Usl nel quale è collocato l’hospice, l’azienda di competenza territoriale fatturerà a quella di residenza del paziente una tariffa giornaliera aggiuntiva di 31,60 pro die. È prevista, inoltre, una valorizzazione economica transitoria per gli episodi di ricovero con data di dimissione compresa tra il 1º gennaio 2026 e il 30 aprile 2026. La delibera prevede anche incontri periodici con i gestori, per il monitoraggio e la valutazione dei dati di attività, lo sviluppo delle reti locali di cure palliative e l’andamento dei costi dei fattori produttivi, per un’eventuale revisione delle tariffe.

«Con questo provvedimento rafforziamo il nostro impegno a sostegno della rete delle cure palliative, fondamentale all’interno del sistema sanitario regionale. E facciamo la nostra parte incrementando la tariffa da riconoscere alle strutture, in attesa della definizione di un sistema tariffario nazionale», ha dichiarato l’assessore regionale alle Politiche per la salute Massimo Fabi. «Gli hospice, con le professionalità che vi lavorano, sanno garantire dignità, qualità dell’assistenza e vicinanza umana alle persone ricoverate in una fase così delicata della vita. Il loro valore va oltre le speranze di guarigione: sta nel sapersi prendere cura sempre, con premura e gentilezza».

Un dialogo aperto con la Regione

«È un grande risultato, di cui beneficeranno tutti i gestori degli hospice, in prevalenza enti del Terzo settore», spiega Pietro Segata, presidente di Società Dolce, la cooperativa sociale che a Ravenna gestisce il centro residenziale di cure palliative Villa Adalgisa. «Oggi gli hospice non sono più dedicati solo alla patologia oncologica, ma sono vere e proprie unità di cure palliative: l’adeguamento tariffario consente di garantirne l’equilibrio».

Villa Adalgisa a Ravenna.

Non solo. «Puntiamo a riaprire il tavolo con la Regione Emilia-Romagna in settembre, coinvolgendo anche il Forum del Terzo settore regionale, per proporre il potenziamento dei servizi offerti a domicilio e in regime semiresidenziale», continua Segata. «L’estensione degli accreditamenti a queste ulteriori prestazioni garantirà, anche in questo ambito, la “libera scelta” sui percorsi di cura dei cittadini e il loro benessere. A Villa Adalgisa proseguiremo ora il nostro investimento con un ampliamento da 19 a 30 posti letto, il massimo consentito dalla normativa. Attendevamo questo adeguamento tariffario per dare operatività al progetto».

Un risultato che va oltre l’aspetto economico

«La rete degli hospice privati accreditati in Emilia-Romagna nasce alcuni anni fa dall’esigenza di mettere in collegamento una decina di strutture che, pur svolgendo la stessa attività, operavano in modo del tutto autonomo. Un tavolo di confronto nato nel tempo, fatto di persone che hanno imparato a conoscersi e a lavorare insieme». A ricostruire la storia e il ruolo svolto dalle strutture private accreditate è Mario Pretolani, vicepresidente dell’Istituto oncologico romagnolo. «Promosse da soggetti diversi, realtà come Cesena, Savignano sul Rubicone, Faenza e Forlimpopoli hanno avuto un ruolo importante. Anche lo Ior ha contribuito in maniera significativa alla nascita di alcune di queste strutture, che successivamente sono diventate pubbliche e sono oggi gestite dalle Ausl».

Un caso particolare è quello di Ravenna. «Intorno al 2010 l’allora azienda sanitaria non era nelle condizioni di realizzare un hospice, perché avrebbe richiesto importanti investimenti. Ravenna era quindi l’unica realtà del territorio priva di questo tipo di struttura. In quel periodo ci venne proposto l’utilizzo di un edificio a Borgo Montone. La cooperativa Società Dolce prese in gestione quella struttura e, insieme, riuscimmo a trasformarla nell’hospice di Ravenna».

Nel 2013 Pretolani è entrato a far parte della Federazione italiana Cure palliative. «In quegli anni ho promosso la nascita di una rete degli hospice privati accreditati dell’Emilia-Romagna con l’obiettivo di attivare un coordinamento stabile e costruire un rapporto con la Regione». Uno studio del Ministero della Salute, continua il vicepresidente, «già nel 2009 evidenziava come le tariffe coprano non più del 60% dei costi effettivamente sostenuti dalle strutture. Tra il 2022 e il 2025, i costi sono aumentati sensibilmente. Il rinnovo del contratto nazionale delle cooperative sociali ha determinato un incremento del costo del personale dell’11-12%, a cui si è aggiunta l’inflazione. Inoltre, dopo la pandemia è diventato estremamente difficile reperire infermieri: molti professionisti preferiscono il settore pubblico e gli hospice sono stati costretti a riconoscere incentivi economici per trattenere il personale. Di fronte a questo scenario, nel 2025 abbiamo chiesto la riapertura della trattativa con la Regione». Oggi un primo obiettivo è stato raggiunto: «Siamo soddisfatti non solo per l’adeguamento economico, ma anche perché è stato stabilito un confronto permanente con la Regione».

La fotografia in apertura è di Natalia Sobolivska su Unsplash

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 Daria Capitani

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