Calabria, affare assistenza domciliare. Occhiu’ dà via libera ad altri 9 milioni per i soliti “boss”: la sanità è diventata un club chiuso



Occhiu’, ma perché la torta la mangiano sempre gli stessi? Milioni su milioni all’assistenza domiciliare, ma il mercato resta chiuso: perché non si accreditano nuove strutture?

In Calabria cambiano i commissari, si susseguono i decreti e aumentano gli stanziamenti. A non cambiare, però, sono quasi mai i beneficiari: le risorse della sanità privata accreditata continuano a essere distribuite all’interno di un circuito ristretto, mentre le altre strutture restano ferme davanti alla porta dell’accreditamento.

L’ultima fotografia arriva dalla deliberazione n. 1074 del 28 luglio 2026 dell’Asp di Cosenza, relativa ai contratti integrativi per l’Assistenza domiciliare integrata di terzo livello. L’atto prevede una spesa complessiva annua presunta di 9.227.615,04 euro, dei quali 3.844.839,60 euro destinati al periodo compreso tra il 1° agosto e il 31 dicembre 2026. Una cifra rilevante, giustificata dalla necessità di assicurare continuità assistenziale a circa 160 pazienti ad alta intensità di cura.

Nessuno mette in discussione il diritto dei pazienti a ricevere assistenza. Il punto politico è un altro: perché, quando si distribuiscono milioni di euro, il numero degli operatori ammessi rimane così limitato?

Un elenco che sembra sempre lo stesso – La deliberazione indica le strutture accreditate operanti nei distretti dell’Asp di Cosenza: Anmi SISS (leggi Di Tommaso/Potestio), Sadel, Villa San Francesco gestita da Villa del Rosario (Baffa(, Anmi Centro Diagnostico (ancora Di Tommaso/Potestio(, Villa Adelchi (Citrigno), FDR Giovanni Paolo II, Villa Sorris (Morrone), ANMIC e AGI San Sosti.

Sono nove le adesioni pervenute alla manifestazione di interesse. Ma la stessa manifestazione era rivolta esclusivamente alle strutture già accreditate, contrattualizzate oppure in attesa di contrattualizzazione. In altre parole, la competizione si svolge soltanto tra chi è già dentro il sistema. Chi possiede organizzazione, professionisti, mezzi e capacità assistenziale, ma non ha ancora ottenuto l’accreditamento regionale, non può nemmeno sedersi al tavolo.

La Regione, richiamata nello stesso provvedimento, chiarisce infatti che soltanto l’accreditamento attribuisce lo status necessario per erogare prestazioni per conto del Servizio sanitario nazionale e che non è possibile contrattualizzare strutture nelle more del suo rilascio. L’accreditamento, a sua volta, dipende dalla ricognizione del fabbisogno e dalla programmazione sanitaria regionale. Formalmente tutto corretto. Politicamente, però, la domanda resta: da quanto tempo questa ricognizione non consente l’ingresso di nuovi soggetti?

La porta girevole dell’accreditamento – Il meccanismo rischia di trasformarsi in un circuito perfetto: le strutture già accreditate possono partecipare, lavorare, documentare attività e risultati, ottenere contratti integrativi e consolidare la propria posizione; le strutture non accreditate, invece, non possono lavorare per il servizio pubblico e, non potendo lavorare, non possono neppure dimostrare sul campo la propria capacità produttiva. Così la programmazione sanitaria, che dovrebbe garantire qualità, pluralismo e risposta al fabbisogno, rischia di diventare una barriera permanente all’ingresso. E mentre la Regione rinvia il rilascio degli accreditamenti alla valutazione del fabbisogno, l’Asp dichiara che il personale pubblico non è sufficiente e che occorre orientare la committenza verso il privato accreditato.

Il bisogno, dunque, esiste. I pazienti esistono. Le risorse esistono. Le strutture interessate a offrire servizi esistono. Quello che manca è l’apertura del sistema.

Contratti che si prorogano e posizioni che si consolidano – L’atto stabilisce inoltre che i contratti siano prorogati nel 2027 fino alla sottoscrizione dei nuovi accordi. È una scelta comprensibile sotto il profilo della continuità assistenziale, ma che produce un effetto evidente: chi è già contrattualizzato continua a esserlo, mentre chi è fuori resta in attesa delle decisioni regionali. La continuità delle cure non deve diventare la continuità automatica degli stessi operatori. Occorre distinguere la tutela dei pazienti dalla cristallizzazione del mercato. Si possono garantire entrambe soltanto attraverso procedure trasparenti, verifiche periodiche del fabbisogno e aperture reali a tutte le strutture in possesso dei requisiti.

Le domande al presidente Occhiuto – Il presidente e commissario alla sanità Roberto Occhiuto dovrebbe spiegare pubblicamente: Quando sarà aggiornata la ricognizione del fabbisogno per l’Assistenza domicliare integrata? Quante strutture hanno presentato domanda di accreditamento e da quanto tempo attendono una risposta? Quali sono i criteri con cui si decide che il fabbisogno è saturo, mentre contemporaneamente l’Asp afferma di non riuscire a gestire i pazienti con il personale pubblico? Perché non viene pubblicato un cronoprogramma trasparente per la valutazione delle nuove domande? Come si impedisce che proroghe e contratti integrativi finiscano per favorire stabilmente gli stessi soggetti? Non basta dire che le norme vengono rispettate. La politica deve dimostrare che quelle norme non siano utilizzate per proteggere rendite di posizione.

La sanità non è una torta privata – Oltre nove milioni di euro non sono una torta da spartire. Sono risorse pubbliche destinate ad anziani, malati cronici e persone non autosufficienti. Proprio per questo devono essere assegnate attraverso un sistema aperto, verificabile e realmente competitivo, nel quale ogni struttura qualificata possa chiedere di essere valutata senza attendere indefinitamente. La Calabria ha bisogno di più assistenza domiciliare, non di un club chiuso.

Presidente Occhiuto, lei lo sa che, mentre nuove strutture restano bloccate davanti alla porta dell’accreditamento, la torta continua a essere mangiata sempre dagli stessi?
Come si impedisce che proroghe e contratti integrativi finiscano per favorire stabilmente gli stessi soggetti?
Non basta dire che le norme vengono rispettate. La politica deve dimostrare che quelle norme non siano utilizzate per proteggere rendite di posizione.
La sanità non è una torta privata – Oltre nove milioni di euro non sono una torta da spartire. Sono risorse pubbliche destinate ad anziani, malati cronici e persone non autosufficienti.
Proprio per questo devono essere assegnate attraverso un sistema aperto, verificabile e realmente competitivo, nel quale ogni struttura qualificata possa chiedere di essere valutata senza attendere indefinitamente.
La Calabria ha bisogno di più assistenza domiciliare, non di un club chiuso.


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