COMUNICATO STAMPA
MILITARI E PREVIDENZA, USMIA: DAL 2032 LA SFIDA DEI CONTRIBUTIVI PURI
Nel solo Esercito circa 10.000 militari interessati, 40-45 mila nell’intero comparto. USMIA propone una previdenza dedicata con coefficienti di trasformazione più favorevoli e salvaguardia del TFS
Roma, 6 ottobre 2026. Dal 2032 inizieranno a raggiungere il pensionamento le prime generazioni di personale interamente assoggettate al sistema contributivo. Una scadenza che apre una questione previdenziale destinata a coinvolgere progressivamente l’intero comparto Difesa e Sicurezza: nel solo Esercito le unità interessate saranno circa 10.000, mentre, considerando Forze Armate e Forze di Polizia a ordinamento civile e militare, la platea viene stimata in circa 40-45 mila persone. È il tema al centro del convegno nazionale promosso a Roma da USMIA Interforze, dedicato al futuro previdenziale del personale in divisa.
Il problema riguarda il modo in cui il sistema contributivo determina l’importo della pensione. Il trattamento dipende dal montante accumulato durante la carriera e dal coefficiente di trasformazione applicato al momento del pensionamento, che aumenta con l’età. Per una parte consistente del personale militare, però, i limiti ordinamentali impongono la cessazione dal servizio a età inferiori rispetto a quelle prese a riferimento dal sistema generale. Il rischio è che un vincolo proprio dell’ordinamento militare finisca per tradursi in una penalizzazione previdenziale.
Da qui la proposta USMIA di una previdenza dedicata al comparto Difesa e Sicurezza, costruita intervenendo sui coefficienti di trasformazione in senso migliorativo e tenendo conto della specificità delle carriere. L’ipotesi è riconoscere coefficienti riferiti a età più elevate rispetto a quella effettiva di cessazione, così da compensare almeno in parte gli effetti prodotti dai più bassi limiti ordinamentali.
La proposta punta anche a salvaguardare il Trattamento di fine servizio. La previdenza complementare comporta infatti il passaggio dal TFS al TFR e l’alimentazione di un fondo attraverso il TFR e le quote contributive definite in sede di contrattazione. La previdenza dedicata ipotizzata per il comparto agirebbe invece direttamente sul meccanismo pensionistico, con l’obiettivo di mantenere il TFS e riconoscere sul piano previdenziale le peculiarità che già caratterizzano il servizio militare.
Accanto a questo modello restano gli strumenti già previsti dall’ordinamento, tra cui ausiliaria e moltiplicatore. L’ausiliaria consente, al termine del relativo periodo, il ricalcolo del trattamento attraverso l’incremento del montante contributivo e l’applicazione del coefficiente legato all’età raggiunta. In alternativa, nei casi previsti, il moltiplicatore incrementa il montante individuale sulla base dell’ultima retribuzione imponibile.
“Ringrazio Usmia per questa importante occasione di confronto e dialogo, su una tematica complessa – afferma Antonello Aurigemma, Presidente del Consiglio Regionale del Lazio -. Il ruolo delle istituzioni, in generale, è quello di ascoltare istanze ed esigenze, al fine di lavorare per adottare decisioni che possano tenere in considerazione i vari aspetti in campo. Colgo l’occasione per ringraziare il comparto difesa e sicurezza per le preziose attività che svolge. È di assoluta rilevanza portare avanti un confronto costante su tali argomenti, che riguardano un settore prioritario. E da parte del Consiglio regionale, ci sarà sempre la massima disponibilità”
«Occorre intervenire sui coefficienti di trasformazione del montante contributivo, rendendoli più favorevoli e coerenti con i limiti ordinamentali di età del personale del comparto Difesa e Sicurezza. Il principio da cui partire è chiaro: i limiti previsti dall’ordinamento non possono tradursi in una penalizzazione sul piano previdenziale. Occorre inoltre salvaguardare il trattamento di fine servizio e individuare strumenti capaci di compensare gli effetti che il sistema contributivo produrrà sulle future pensioni del personale che, proprio per ragioni ordinamentali, non può prolungare indefinitamente la propria permanenza in servizio», dichiara Leonardo Nitti, Segretario Generale Interforze USMIA.
Il confronto si sposta ora sul piano istituzionale. Nell’ultimo rinnovo contrattuale sono stati assunti impegni sul tema della previdenza dedicata e, entro ottobre, è atteso l’avvio di un confronto specifico con il coinvolgimento di rappresentanti di sei Ministeri. Per USMIA il tavolo dovrà entrare nel merito degli strumenti da adottare, dei coefficienti di trasformazione, delle modalità di applicazione e delle risorse necessarie.
L’obiettivo è arrivare a una soluzione prima che il passaggio al contributivo produca i suoi effetti sulle prime grandi platee di personale. Il 2032 rappresenta quindi una scadenza concreta: intervenire sui coefficienti, salvaguardare il TFS e costruire una disciplina previdenziale coerente con i limiti e le condizioni di impiego del comparto sono i punti sui quali USMIA intende portare avanti il confronto.
Ufficio stampa
Genesia Del Giudice
ufficiostampa.ei@usmia.it
Cell. 327 9170139
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