I principali delitti di Ulisse all’interno del poema omerico: dalla devastazione all’omicidio passando per la violazione di domicilio e i maltrattamenti.
L’ultima fatica cinematografica di Christopher Nolan ha riportato in auge l’epica di Omero, rendendola di grande attualità. Con un po’ di fantasia, possiamo immaginare quali delitti potrebbero essere contestati al protagonista se il viaggio fosse compiuto oggi e se le leggi italiane fossero applicabili anche oltre il territorio nazionale. Con questo sforzo di immaginazione è possibile individuare i reati commessi da Ulisse nell’Odissea.
Si tratta ovviamente di un gioco, nel quale già ci siamo cimentati in passato per i reati commessi da Babbo Natale e quelli presenti nelle fiabe più famose. Può però essere istruttivo – oltre che divertente – provare a fare lo stesso con l’opera di Omero. Di seguito i reati commessi da Ulisse nell’Odissea.
Ulisse responsabile di devastazione e saccheggio
Il primo reato che può essere contestato a Ulisse e ai suoi uomini è quello di devastazione e saccheggio, punito con la reclusione da otto a quindici anni (art. 419 c.p.).
Non parliamo di ciò che è accaduto in guerra ma dei crimini commessi approdando a Ismara, in Tracia, subito dopo essere salpati da Troia: qui gli uomini di Ulisse saccheggiano la città e rapiscono alcune donne, rendendosi così responsabili anche del reato di sequestro di persona, punito con la reclusione da sei mesi a otto anni (art. 605 c.p.).
Ulisse e Polifemo: violazione di domicilio e legittima difesa
Approdato sull’isola dei ciclopi, Ulisse e i suoi uomini entrano nella dimora di Polifemo, il ciclope figlio di Poseidone.
Nonostante la porta dell’antro sia spalancata, a Ulisse potrebbe essere contestata la violazione di domicilio (art. 614 c.p.).
Secondo la giurisprudenza (Cass., 24 novembre 2017, n. 53438), non ci si può introdurre nella dimora altrui neanche se la porta è aperta o se non ci sono ostacoli all’accesso, non sussistendo in casi del genere un implicito invito ad entrare.
Ulisse che acceca Polifemo non commette invece reato: trattasi infatti di legittima difesa (art. 52 c.p.), visto che il ciclope, accortosi degli intrusi, inizia a divorarli uno ad uno.
L’uccisione delle vacche sacre del dio del sole
Dopo lungo peregrinare, Ulisse giunge sull’isola (probabilmente la Sicilia) in cui pascolano le vacche che appartengono al dio del sole.
Nonostante il monito dell’indovino Tiresia, gli uomini di Ulisse, dopo un mese di stenti, uccidono e mangiano i bovini, incorrendo nell’ira divina.
Il reato che i soldati hanno commesso il reato di uccisione o danneggiamento di animali altrui, che punisce con la reclusione da uno a quattro anni chi, senza necessità, uccide, rende inservibili o deteriora tre o più animali raccolti in gregge o in mandria, ovvero compie il fatto su animali bovini o equini, anche non raccolti in mandria (art. 638 c.p.).
È pur vero che gli uomini di Ulisse hanno commesso il fatto spinti dal desiderio di sopravvivere; sarebbe toccato al giudice verificare la sussistenza di un vero stato di necessità.
Il dio del sole avrebbe potuto quindi sporgere denuncia o al limite agire in sede civile per ottenere il risarcimento dei danni, ma ha preferito fare da sé uccidendo i responsabili (si salverà solo Ulisse).
La convivenza con Circe e Calipso: maltrattamenti contro Penelope
Contrariamente a quanto si crede, Ulisse vagò per il Mediterraneo solamente due anni: la permanenza dalla maga Circe durò un anno e quella presso la ninfa Calipso addirittura sette!
Durante questi lunghi soggiorni, Ulisse convisse con le due donne come se fosse il loro legittimo sposo, in barba a Penelope che attendeva lavorando al suo telaio.
Secondo la giurisprudenza italiana (Cass., 3 novembre 2022, n. 41568), l’ostentata relazione adulterina, se lesiva della dignità e della reputazione del coniuge, può configurare il grave reato di maltrattamenti, punito con la reclusione da tre a sette anni (art. 572 c.p.).
Ulisse e la violazione degli obblighi di assistenza familiare
A proposito delle relazioni extraconiugali dell’eroe omerico, viene spesso dimenticato che Ulisse ha un figlio da Circe: Telegono.
Sebbene non sia menzionato nell’Odissea, Telegono cresce senza il padre, al quale potrebbe quindi essere contestato il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare (art. 570 c.p.) che commette chiunque, abbandonando il domicilio domestico o comunque serbando una condotta contraria all’ordine o alla morale delle famiglie, si sottrae agli obblighi di assistenza inerenti alla responsabilità genitoriale, alla tutela legale o alla qualità di coniuge.
Questo delitto può essere contestato ad Ulisse anche con riferimento a Telemaco e Penelope poiché, terminata la guerra, impiega dieci anni per tornare a Itaca, otto dei quali trascorsi in perfetto concubinato.
L’avvocato di Ulisse potrebbe tuttavia farlo assolvere provando che l’allontanamento da moglie e figlio non è stato volontario ma causato dalle avversità che hanno impedito al suo assistito di fare pronto ritorno a casa.
Per l’abbandono di Telegono, invece, non ci sono giustificazioni: c’è reato.
Ulisse e l’omicidio dei Proci
Tornato a Itaca, Ulisse si vendica dei pretendenti alla mano di Penelope. L’uccisione dei Proci costituisce un plurimo omicidio a tutti gli effetti, non potendosi in questo caso invocare la legittima difesa.
Non solo: Ulisse ha agito con premeditazione (art. 576 c.p.), avendo escogitato un piano affinché tutti i nobili potessero essere dapprima intrappolati e successivamente uccisi.
Sebbene i Proci avessero invaso la dimora di Ulisse, la legge italiana non consente di usare la violenza per ottenere la restituzione di ciò che è proprio.
Basti solo pensare che il proprietario di casa, per mandare via l’usurpatore, non può nemmeno cambiare la serratura della porta o staccare il contatore, pena il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni (art. 392 c.p.).
Insomma: l’uccisione dei Proci sarebbe costata ad Ulisse una condanna all’ergastolo.
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Mariano Acquaviva
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