A quanto ammonta esattamente la cifra che gli italiani hanno destinato con il 5 per mille? Di quanto è stato superato il tetto, nonostante gli 85 milioni di euro in più messi a disposizione dal Governo grazie alla campagna “5 per mille, ma per davvero” promossa da VITA insieme a 67 tra le principali organizzazioni del Terzo settore? Sono domande che a dieci giorni dalla pubblicazione dei risultati del 5 per mille 2025, non hanno una risposta, benché si tratti di informazioni su cui il segreto non ha ragione d’essere.
L’interrogazione parlamentare di Maria Chiara Gadda
Il 4 giugno c’è stata una prima occasione per svelare l’arcano: Maria Chiara Gadda insieme ad altri deputati del gruppo di Italia Viva (Boschi, Faraone, Del Barba, Bonifazi, Giachetti e Madia) ha presentato anche quest’anno un’interrogazione parlamentare al ministro dell’economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti (qui il testo). «I dati del 5 per mille 2025 da poco pubblicati dall’Agenzia delle Entrate evidenziano che le firme dei contribuenti hanno raggiunto la cifra record di 18.460.316, con un incremento del 2,8% rispetto al 2024 e quasi mezzo milione di adesioni in più», ha ricordato Gadda. «La crescita della partecipazione dei cittadini è stata talmente sostenuta da determinare un nuovo superamento del limite stabilito, considerando gli importi ammessi e quelli accantonati per gli enti esclusi che potrebbero presentare ricorso. Le chiediamo se la quota dei 610 milioni di euro stabilita come tetto è superata e soprattutto come il Governo intende modificare il 5 per mille per superare strutturalmente il limite di spesa, perché il 5 per mille è una misura in cui i cittadini italiani credono e il trend rispetto al superamento del tetto ormai è evidente».
Grazie a un’interrogazione analoga, a cui aveva risposto il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, l’anno scorso avevamo appreso che il 5 per mille 2024 valeva in realtà ben a 603.959.199,36 euro, quasi 79 milioni di euro oltre il tetto che allora era fissato in 525 milioni. Persino più di quelli che si immaginavano.
La risposta del ministro Giorgetti
Quest’anno invece il ministro Giorgetti non ha svelato alcuna cifra, limitandosi a dire quello che già era noto dai dati dell’Agenzia delle Entrate e cioè che l’importo destinato agli enti ammessi 96.540 ammonta a 602.470.200,08 euro.
A questa cifra, come già spiegato da VITA nelle scorse settimane, deve però essere aggiunta quella che gli italiani hanno destinato a enti che risultano non ammessi: 7.529.779,92 euro.
Tali risorse restano “accantonata” in vista di eventuali ricorsi e porta il 5 per mille 2025 al numero tondo tondo di 610 milioni di euro. Il fatto che il dato coincida esattamente con il limite massimo di spesa previsto dice senza ombra di dubbio che il tetto è stato superato anche quest’anno e che l’Agenzia delle Entrate ha dovuto procedere a un ricalcolo del quantum per attribuire ai vari enti una cifra proporzionale a quella realmente destinata dagli italiani, ma che permettesse allo Stato di stare entro il tetto dei 610 milioni di euro.
Il tetto non basta, nonostante gli 85 milioni in più
Ancora una volta la domanda non è “se” il tetto sia stato superato, ma di “quanto” lo è stato. L’aumento di 85 milioni di euro – importante e significativo – previsto dall’ultima legge di bilancio ha portato le risorse erogabili da 525 a 610 milioni di euro, ma non è stato quindi sufficiente nemmeno per il primo anno a coprire la crescita del 5 per mille, scelto da sempre più italiani. L’edizione 2025 ha infatti visto più di 18,5 milioni di firme, in crescita di mezzo milione rispetto all’anno precedente: il 5 per mille si conferma una misura in cui gli italiani credono moltissimo.
Giorgetti ha ricordato che la misura è «strutturalmente caratterizzata da una predeterminazione dell’ammontare massimo delle somme erogate, uno specifico limite di spesa che è stato costantemente aggiornato nel corso degli anni», ha ricordato il recente incremento di 85 milioni di euro, che ha portato il limite di spesa da 525 milioni a 610 milioni di euro a decorrere dal 2026 e ha aperto quello che pare un piccolo spiraglio.
L’apertura di Giorgetti?
Le sue parole, alla lettera, sono state le seguenti: «Alla luce di questi recentissimi dati e preso atto dell’aumento crescente delle scelte dei contribuenti, è mia intenzione promuovere nell’ambito della prossima legge di bilancio un adeguamento normativo diretto a garantire costantemente il monitoraggio dell’allineamento dell’ammontare delle risorse frutto delle scelte dei cittadini con le somme effettivamente erogate, assicurando al contempo una verifica attenta e una eventuale revisione dei criteri in base ai quali i beneficiari possono accedere alle risorse pubbliche. Ciò deve significare anche un accurato monitoraggio sulle effettive destinazioni delle risorse, al fine di evitare abusi e di garantire che le risorse del contribuente consentano di realizzare i previsti fini sociali».
È mia intenzione promuovere nell’ambito della prossima legge di bilancio un adeguamento normativo diretto a garantire costantemente il monitoraggio dell’allineamento dell’ammontare delle risorse frutto delle scelte dei cittadini con le somme effettivamente erogate
Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia e delle Finanze
Il testo dell’interrogazione di Maria Chiara Gadda ricordava anche, come suggerito su VITA da Nicola Bedogni dell’Osservatorio sul 5 per mille di Assif, che su otto Paesi europei dotati di un meccanismo analogo al 5 per mille, solo l’Italia prevede un tetto massimo di spesa e «che la Spagna destina risorse comparabili alle nostre senza vincolare l’erogazione a un limite predeterminato, agganciando le risorse all’effettiva volontà dei contribuenti».
Nella replica al ministro, l’onorevole ha avanzato la proposta di «un tetto mobile, perché una soglia fissa significa che quando la soglia viene raggiunta le risorse in più non vengono destinate. Così ogni anno ci ritroviamo a fare una corsa affannosa, perché il tetto verrà sempre superato dato che il 5 per mille continua a crescere».
In apertura, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti (foto Mauro Scrobogna / LaPresse)
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Sara De Carli
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