Veroli, la cultura come strategia: «Non somma di eventi, ma progetto di città»

La rivincita dei territori. Di quelle che non sono grandi metropoli e non hanno né milioni nei bilanci né la speranza di attrarre l’attenzione di un ministro. Quella rivincita passa per delle mura medievali arroccate sui Monti Ernici, a pochi chilometri da un capoluogo che si chiama Frosinone e non è periferia di Roma. Dentro quelle mura, ogni luglio si fa quello che molte capitali culturali italiane non riescono più a fare: riempie le piazze con la filosofia. 

Veroli e il suo sindaco Germano Caperna hanno scelto una strada che sembrava in controtendenza: investire sulla cultura come motore di identità e sviluppo, anno dopo anno, senza cedere alla logica dell’evento mordi-e-fuggi.

Il risultato è un Festival della Filosofia arrivato alla settima edizione con presenze da tutta la Regione, giovani in prima fila e un tema — l’intelligenza artificiale — che ha fatto discutere molto prima che diventasse di moda discuterne. (Leggi qui).

Sindaco Caperna, quella appena conclusa è stata una delle edizioni del Festival della Filosofia più partecipate di sempre. Come si spiega questo successo in una Città che non è una capitale, non è un capoluogo, eppure ogni luglio richiama centinaia di persone da tutta la Regione?
(Foto: Gianluca Franconetti)

Credo che questa edizione ci abbia consegnato un messaggio molto chiaro: c’è un bisogno di confrontarsi, di fermarsi a riflettere, che si respira e che forse, a volte, tendiamo a sottovalutare. Il Festival della Filosofia, così come gli altri appuntamenti che promuoviamo durante l’anno, è la fotografia di una voglia autentica di interrogarsi, di comprendere il presente e di pensare insieme. Uno degli aspetti che ci ha colpito di più è stata proprio la presenza di tanti giovani, non soltanto tra il pubblico ma anche nell’organizzazione e nei momenti di confronto. È il segnale che una proposta di qualità riesce ancora a coinvolgere le nuove generazioni.

La partecipazione che abbiamo registrato ci conferma che, quando si offre una proposta di qualità, il pubblico risponde. Quello che vediamo oggi, però, è il frutto di un percorso costruito negli anni. Come Amministrazione abbiamo scelto di investire con continuità in questa direzione, condividendo una visione comune. Un lavoro che vede l’impegno dell’Assessore alla Cultura, Francesca Cerquozzi, di tutta la Giunta e dei consiglieri comunali, ciascuno attraverso le proprie deleghe, perché una stagione come questa è il risultato di un’organizzazione che mette insieme competenze, pianificazione e collaborazione.

È questa coerenza che ci ha permesso di costruire una programmazione riconoscibile e credibile, grazie anche a una macchina amministrativa ormai rodata e al lavoro prezioso dei nostri uffici.

Il Festival è arrivato alla settima edizione. C’è stato un momento, nella storia di questa manifestazione, in cui ha capito che stava diventando qualcosa di più grande di un evento locale?

È stato un percorso graduale, costruito con pazienza, edizione dopo edizione. Ogni anno abbiamo visto crescere il pubblico e, soprattutto, aumentare la partecipazione lungo tutto il Festival: non una sola serata di richiamo, ma più serate con piazze sempre più partecipate. È stato quello il segnale più significativo. Abbiamo capito che le persone non venivano per un singolo ospite, ma perché riconoscevano il valore complessivo della proposta.

Quando questo accade, un evento smette di essere soltanto locale e diventa un appuntamento atteso, capace di richiamare pubblico anche da fuori. Le presenze che registriamo arrivano da tutta la provincia e dalla Regione. È una fiducia che si costruisce nel tempo e che oggi sentiamo come una grande responsabilità.

Quest’anno il tema era l’intelligenza artificiale. Una scelta coraggiosa per un festival di filosofia in una Città medievale. Come nasce la selezione dei temi e chi decide?
Alan Friedman al Festival della Filosofia a Veroli

La scelta dei temi nasce sempre da un confronto condiviso con la direzione artistica. Non è una decisione improvvisata, ma un percorso che inizia già con l’edizione invernale del Festival e che ci accompagna per diversi mesi. Quest’anno, proprio perché avevamo scelto di affrontare l’intelligenza artificiale, abbiamo voluto arricchire il programma con una due giorni interamente dedicata a questo tema, creando un avvicinamento al Festival estivo.

Credo che la filosofia debba occuparsi delle domande del nostro tempo. L’intelligenza artificiale non è un argomento per specialisti: riguarda il lavoro, la scuola, l’informazione, le relazioni, la democrazia. Sono questioni che toccano la vita di tutti. E non vedo alcuna contraddizione nel discuterne a Veroli. Anzi, una città con una storia millenaria ci ricorda che ogni epoca ha dovuto confrontarsi con grandi cambiamenti. La geografia non limita il pensiero: le idee possono nascere e crescere ovunque, se c’è la volontà di metterle al centro del dibattito.

Veroli ha partecipato alla candidatura come Capitale Italiana della Cultura insieme ad altre città fortificate della Ciociaria, arrivando tra le 10 finaliste. Cosa ha significato quel percorso per la Città, al di là del risultato finale, e quanto è cambiato il modo di fare cultura e di promuovere il territorio grazie a quel percorso?

Quel percorso non si è fermato con la candidatura. Oggi la rete tra le Città è una realtà che parla un nuovo linguaggio. Abbiamo portato il Festival della Filosofia ad Anagni, dimostrando che un progetto culturale può superare i confini del Comune in cui nasce. L’11 agosto Veroli ospiterà una serata del Festival Internazionale del Folklore e, a settembre, sarà tra le tappe del Festival del Teatro Medievale, mentre Fasti in Contrade arriverà ad Alatri. Sono esempi di una collaborazione che va oltre il semplice coordinamento dei calendari: gli eventi si intrecciano, dialogano tra loro e mettono in circolo pubblico, idee ed esperienze.

È un modo nuovo di promuovere il territorio, in cui ogni appuntamento contribuisce a valorizzare anche gli altri e ogni Città diventa parte di un unico racconto.

L’Aperitivo Filosofico, la grande novità di questa edizione, ha portato la filosofia fuori dal palco e dentro i vicoli del centro storico. È un format che resterà nelle prossime edizioni o è stato un esperimento?
L’aperitivo di don Dino Mazzoli

È nato come un esperimento, con l’idea di creare uno spazio più informale, in cui la filosofia potesse uscire dal palco e incontrare le persone. La risposta è stata straordinaria: abbiamo visto una grande voglia di fermarsi ad ascoltare e a dialogare.Quando un esperimento produce questi risultati, è difficile pensare che resti un episodio isolato. L’obiettivo è far diventare l’Aperitivo Filosofico un appuntamento stabile del Festival, perché ha dimostrato che si può parlare di temi importanti anche in modo più spontaneo e vicino alle persone.

Si è da poco concluso anche il Festival dello Sport Raccontato. Come si inserisce in una stagione estiva che sembra sempre più strutturata, con eventi che si tengono la mano invece di farsi concorrenza?

È proprio questa la caratteristica della nostra stagione estiva. Ogni festival ha una propria identità e affronta temi diversi: la filosofia, lo sport, la letteratura, il teatro di strada. Questa diversificazione ci permette di parlare sia agli appassionati, che trovano appuntamenti di alto livello nel loro ambito di interesse, sia ai curiosi, che spesso scoprono linguaggi nuovi.

È quello che accade anche con Verolibri, così come con il Festival della Filosofia o con il Festival dello Sport Raccontato. Tra pochi giorni prenderà il via la XXV edizione dei Fasti Verolani, una manifestazione che racconta meglio di ogni altra la continuità di questo percorso: venticinque anni di storia durante i quali il Festival ha saputo rinnovarsi, mantenendo intatta la propria identità. L’obiettivo è costruire una programmazione capace di mettere in dialogo pubblici diversi e di accompagnare le persone da un’esperienza all’altra.

C’è un rischio, per una Città come Veroli, di diventare un contenitore di eventi senza che questi lascino una traccia permanente nel tessuto cittadino? Come si lavora per evitarlo?

Il rischio esiste se gli eventi vengono pensati come episodi a sé. Noi abbiamo scelto un’altra strada dove programmazione è la direzione amministrativa. Il cartellone estivo nasce poi dal confronto con associazioni, operatori culturali, attività economiche, tanti protagonisti della vita cittadina, il contributo prezioso e imprescindibile della Pro Loco e dai tanti sponsor che sostengono i nostri eventi.

(Foto © DepositPhotos.com)

In questo modo ogni manifestazione non è un fine ma diventa un’opportunità: genera presenze, sostiene l’economia locale, valorizza il patrimonio culturale e naturale e rafforza l’immagine di Veroli ben oltre i giorni in cui si svolge. È questo il ritorno che cerchiamo: fare in modo che ogni evento lasci un valore concreto per la Città e per il territorio.

Veroli ha una storia millenaria, mura pelasgiche, un centro storico che è un palcoscenico naturale. Ma queste risorse rischiano anche di essere un vincolo. Come si bilancia la tutela dell’identità storica con la voglia di innovare e sperimentare nei format culturali?

La tutela e l’innovazione non sono in contrasto. Veroli ci offre appunto un naturale equilibrio tra spazi e bellezza e il nostro compito è fare in modo che ogni iniziativa si inserisca in questo scenario con naturalezza, valorizzandolo. Non cerchiamo effetti che sovrastino i luoghi ma proposte che li rendano protagonisti. È così che la storia continua a vivere e che il patrimonio diventa parte dell’esperienza di chi visita la nostra Città.

Tra dieci anni, come vorrebbe che si ricordasse questa stagione culturale di Veroli? Cosa deve restare di quello che state costruendo?
Germano Caperna

Mi auguro che tra dieci anni si possa dire che questa è stata una stagione capace di lasciare qualcosa che va oltre i singoli eventi. Non tanto il ricordo di un ospite o di uno spettacolo, quanto il desiderio di continuare a scoprire, di tornare, di guardare Veroli con occhi diversi.

In questi anni abbiamo cercato di costruire occasioni diverse, rivolte a pubblici diversi, unite sempre da un’idea: suscitare interessi nuovi, creare incontri, invitare le persone a fermarsi un momento in più. Se tutto questo avrà contribuito a rendere Veroli una Città che incuriosisce, allora avremo raggiunto il nostro obiettivo.

Mi piacerebbe che Veroli diventasse una Città che lascia più domande che risposte. Perché sono le domande a farci tornare, a farci conoscere e, soprattutto, a farci crescere.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse. Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link  Giuliano Armeno
Source link

Di