Castrovillari. Il caso Bloise e la commedia dell’arte (politica): quando la polemica tradisce… il polemista



Quando la polemica tradisce il polemista. Il caso Bloise

CASTROVILLARI – Osservare le dinamiche politiche della comunità di Castrovillari da una prospettiva terza, distaccata dalle passioni faziose del territorio, offre spesso lo spettacolo singolare di un teatro dell’assurdo. Il culmine di questa commedia involontaria è stato raggiunto ieri sera , quando l’esponente politico Liborio Bloise ha ritenuto opportuno scagliare un’invettiva contro il centrosinistra, accusandolo di aver conseguito la vittoria nella scorsa tornata elettorale esclusivamente grazie ai voti della Lega. Ciò che Bloise intendeva presentare come un atto d’accusa si è rivelato, in realtà, la confessione di una verità lapalissiana. Cinque anni fa, la Lega determinò effettivamente la vittoria della coalizione progressista. Tuttavia, l’oratore ha omesso di spiegare la genesi di tale fenomeno. Quella scelta non nacque dal capriccio, bensì dall’istinto di sopravvivenza dignitaria. La Lega era stata ostracizzata, bistrattata e ridotta ai margini da quegli stessi alleati che oggi simulano una ritrovata armonia. In quel frangente, un partito di centrodestra compì un atto di rottura dogmatica, anteponendo il rispetto dell’umanità e delle relazioni interpersonali ai meri simboli di appartenenza. Da qui scaturisce una riflessione immediata: se i dirigenti del centrodestra dimostrano una tale incapacità nel custodire i rapporti con i propri alleati storici, se trattano i sodali della propria coalizione con siffatto spregio, come pretendono di amministrare una comunità complessa come quella di Castrovillari? La cura della Res publica non può essere affidata a chi non è in grado di governare persino le dinamiche interne alla propria coalizione senza consumarsi in faide intestine.

Ma l’aspetto più grottesco risiede nell’audacia con cui Liborio Bloise pretende oggi di impartire lezioni di strategia e coerenza. La memoria storica e l’analisi dei dati ufficiali confutano radicalmente la sua autorevolezza. È opportuno ricordare che, durante il suo mandato quale coordinatore cittadino di Forza Italia, il partito ha registrato una parabola drammaticamente discendente, subendo un tracollo dei consensi superiore al cinquanta per cento. Una gestione fallimentare che condusse la formazione politica locale a percentuali risibili ,finanche al sei per cento nelle consultazioni europee, posizionandosi ampiamente al di sotto della media regionale e spingendo la sua stessa base a invocarne il commissariamento. Dinanzi a un simile bilancio di demeriti, l’esercizio della critica richiederebbe un pudore politico che l’oratore evidentemente non possiede. Bisognerebbe quantomeno purificare il proprio linguaggio prima di censurare l’operato altrui. Il paradosso si rinnova immutato nell’attuale campagna elettorale. La Lega è stata la prima forza politica a sottoscrivere e blindare la candidatura a sindaco di Anna De Gaio, insieme ad Alternativa sociale, anticipando i tempi del suo stesso partito, Fratelli d’Italia. Ciononostante, il ringraziamento si è tradotto in un repentino esilio. La Lega ed Alternativa sociale sono state estromesse, poste fuori gioco, escluse dalla coalizione poiché ritenute non gradite. Viene da sé che l’utilizzo strumentale delle firme altrui, finalizzato al solo superamento degli ostacoli burocratici per poi decretarne l’espulsione, rappresenti una condotta priva di lungimiranza.

Ma il vero capolavoro di questa commedia dell’arte politica si consuma all’interno dello stesso partito della candidata. Assistiamo allo spettacolo esilarante di un Fratelli d’Italia letteralmente frammentato, una compagine spaccata in cui una parte cospicua della dirigenza e della base non ha mai condiviso né desiderato la figura di Anna De Gaio alla guida della città. Ed è così che Castrovillari diventa il palcoscenico della fiera del “voto disgiunto”, un esercizio di equilibrismo geometrico in cui gli stessi sostenitori della coalizione firmano la lista ma negano il consenso alla candidata sindaco. Siamo davanti a un elettorato che, nell’urna, pratica l’origami politico, si sostiene la fazione ma si respinge la figura apicale, in un corto circuito identitario che rasenta il ridicolo. Qualora si profilasse una vittoria, la candidata De Gaio farebbe bene a esercitare un profondo bagno d’umiltà. Sarà suo dovere imprescindibile scendere dallo scranno dell’autocompiacimento e rivolgere il primo ringraziamento formale proprio a coloro che, attraverso la firma, hanno reso legalmente possibile la sua candidatura prima ancora che il suo stesso partito, oggi dilaniato dalle correnti interne, trovasse una quadra. La matematica elettorale è un’istanza oggettiva, senza quel passaggio preliminare, non vi sarebbe oggi alcuna candidatura né alcuna prospettiva di successo. Si sta edificando una narrazione politica su fondamenta gettate da chi è stato successivamente allontanato con superbia, mentre dall’interno i suoi stessi compagni di viaggio minano la tenuta del terreno. Prima di pontificare sulle alterità partitiche, si analizzi la realtà con rigore.


C’è chi rivendica con orgoglio il sostegno offerto cinque anni fa all’elezione di Mimmo Lo Polito, un progetto che ha garantito stabilità istituzionale e decoro amministrativo a questa città. Lasciamo che i fautori dell’incoerenza, del declino elettorale e del voto disgiunto consumino i propri rancori sul proscenio; Castrovillari esige una guida autorevole, solida e colta, non un circo di veti incrociati. Anche se non siamo di Castrovillari e magari osserviamo tutto da molto lontano, una cosa la possiamo dire: certe vicende politiche riescono sempre a superare i confini del campanile. Tra accuse, repliche, smentite e ricostruzioni, resta una certezza: la politica dovrebbe ricordarsi più spesso dei cittadini e un po’ meno degli specchi. Per il resto, come si dice dalle nostre parti, continuiamo a documentarci. Sempre. Perché i fatti passano, le polemiche cambiano volto, ma la memoria è la verità restano e qualche volta raccontano storie molto diverse da quelle che qualcuno vorrebbe far credere.

 



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