In un precedente articolo, qui sul Diario del lavoro, ci siamo proposti di dare conto del taglio generale dato dal Governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, alle Considerazioni finali da lui svolte, a Roma, nella giornata del 29 maggio scorso. Considerazioni finali, può essere utile ricordarlo, connesse alla Relazione annuale presentata dalla stessa Banca d’Italia in relazione all’anno 2025.
Nella visione di Panetta, è fondamentale comprendere le dinamiche economiche dominanti sia all’interno di tre macroaree – Stati Uniti, Cina ed Europa -, che nelle interrelazioni fra queste stesse macroaree. Queste sue Considerazioni iniziano dunque con una prima parte dedicata a un esame della situazione economica globale. A queste prime pagine, fa poi seguito una seconda parte dedicata a un esame più ravvicinato dell’area dell’Unione europea.
In estrema sintesi, possiamo qui ricordare che, secondo Panetta, “nello scorso anno l’economia mondiale ha mostrato un vigore inatteso”. Infatti, “il PIL è cresciuto del 3,4 per cento, mezzo punto oltre le previsioni”. E ciò “nonostante il protrarsi dei conflitti in Ucraina e a Gaza, l’inasprimento dei dazi statunitensi e le ostilità in Medio Oriente”.
Già nei primi mesi del corrente anno, però, “la situazione è stata drammaticamente modificata dal conflitto nel Golfo Persico”. Infatti, “il blocco dello stretto di Hormuz (…) ha provocato carenze di offerta e forti rincari delle materie prime energetiche”, mentre simili pressioni si sono estese anche ad altre materie prime “essenziali per molti settori”. Ne segue che “le prospettive economiche si sono fortemente deteriorate”.
La risposta europea a questa fase di “instabilità internazionale” è però segnata non solo da una certa “lentezza”, ma anche da un “limite profondo”: “l’Unione ha un risparmio abbondante, ma non riesce a trasformarlo in investimenti produttivi”. Ciò vale, in particolare, per “quelli a maggior valore aggiunto e a più alto rischio”, ovvero per gli investimenti “da cui dipendono innovazione, competitività e crescita di lungo periodo”.
Ebbene, secondo Panetta, “finché i mercati dei capitali resteranno frammentati lungo linee nazionali, il risparmio europeo continuerà a cercare impiego altrove, finanziando la crescita di altre economie anziché quella dell’Unione”.
Mentre, se abbiamo ben compreso, all’Unione servono adesso due cose. Innanzitutto, un “mercato dei capitali integrato”, che “è essenziale per finanziare l’innovazione”; la quale necessita, a sua volta, di “investitori pazienti, disposti ad assumere rischi su orizzonti lunghi”. Inoltre, all’Unione serve “un titolo sovrano europeo”, ovvero “uno strumento” che sia “in grado di offrire un riferimento ai mercati e di attrarre risorse dall’estero, rafforzando il ruolo internazionale dell’euro”.
Qui possiamo riproporre la domanda su cui avevamo chiuso la prima puntata di questo nostro servizio. E l’Italia? Cosa dire del nostro Paese in un contesto così complesso?
“Dal 2019 – afferma Panetta in avvio della terza parte delle sue Considerazioni – l’economia italiana ha mostrato una significativa capacità di tenuta.” “Nonostante la pandemia e lo shock energetico del 2022”, quello, aggiungiamo noi, successivo all’aggressione putiniana all’Ucraina, “il PIL è cresciuto di oltre il 6 per cento: un risultato in linea con la media dell’area dell’euro in termini aggregati, ma superiore su base pro capite.” Questa “espansione” è stata “trainata dagli investimenti” e “sostenuta dalle esportazioni”, mentre “l’occupazione è aumentata in misura rilevante”. Inoltre, “anche la posizione netta sull’estero è migliorata: ampiamente debitoria dieci anni fa, è divenuta creditoria, raggiungendo il 15 per cento del PIL”.
“A questi risultati – aggiunge Panetta – ha contribuito negli ultimi anni la gestione prudente delle finanze pubbliche”, cioè una gestione che “ha rafforzato la fiducia degli investitori ed evitato che gli shock internazionali si trasformassero in crisi domestiche di ampia portata.”
“Più di recente, tuttavia, lo slancio si è attenuato. Hanno pesato il deterioramento del quadro geopolitico, l’inasprimento delle politiche commerciali statunitensi e le difficoltà dell’economia tedesca, principale mercato di sbocco delle nostre esportazioni.” E ciò mentre la domanda interna “è stata frenata dalla modesta dinamica del reddito disponibile, su cui ha inciso la perdita di potere d’acquisto delle retribuzioni”. Tanto che, come è noto, “nel 2025 il PIL è aumentato dello 0,5 per cento”, e cioè “meno della media dell’area dell’euro”. In sostanza, “il conflitto nel Golfo Persico ha indebolito prospettive già fragili”. Infatti, “secondo le proiezioni, l’attività economica rimarrà debole nei prossimi mesi; negli scenari più sfavorevoli, potrebbe ristagnare o contrarsi”.
Tuttavia, secondo Panetta, “l’Italia conserva punti di forza rilevanti nella meccanica, nella farmaceutica, e nelle produzioni di qualità”. Ma, “solo investendo e innovando”, questi punti di forza potranno essere “valorizzati”. Ne segue che “senza un deciso aumento della produttività, l’economia italiana potrebbe restare ancorata a tassi di crescita strutturalmente modesti”. Basti pensare al fatto che “dall’inizio del secolo, il prodotto per ora lavorata, nel settore privato non finanziario, è cresciuto di appena il 6 per cento, contro incrementi compresi tra il 13 e il 34 per cento negli altri grandi paesi dell’area dell’euro”.
Eccoci allora al punto: “per innalzare la produttività, occorre affrontare le debolezze che da decenni frenano l’economia italiana”, dalla “scarsa innovazione” alla “dipendenza energetica”.
In questo contesto, “l’intelligenza artificiale può diventare una leva decisiva per rilanciare la produttività dell’economia italiana”. Un’affermazione, questa, che, nel ragionamento di Panetta, ha un decisivo valore strategico. Ma cui il Governatore fa seguire subito una non meno importante avvertenza. Il potenziale dell’intelligenza artificiale “non si realizzerà automaticamente: dipenderà dal grado di diffusione tra le imprese – a partire da quelle piccole e medie – e dalla capacità di integrarla nei processi produttivi”.
D’altra parte, Panetta si mostra consapevole del fatto che l’intelligenza artificiale, da sola, non basta. Ci vuole anche chi sappia usarla. “Ho avuto modo – sottolinea il Governatore – di soffermarmi, in altra occasione, sull’importanza del capitale umano per il progresso economico e civile e per la vita delle persone.” Ebbene, prosegue Panetta, “le competenze sono il fondamento della capacità innovativa. Senza risorse umane qualificate, anche le tecnologie più avanzate producono benefici limitati”.
In Italia, invece, si rischia di trovarsi di fronte a “un sistema produttivo poco innovativo” che “genera una domanda insufficiente di lavoro qualificato”.
Innovazione, dunque, e formazione, ma anche energia. Infatti, “il conflitto nel Golfo Persico ha reso nuovamente evidente la dipendenza dell’Italia dalle importazioni di energia”. Una dipendenza che “va ridotta agendo su tre fronti: efficienza energetica, sviluppo delle fonti rinnovabili e potenziamento delle reti”. “L’Italia – sottolinea ancora il Governatore – ha compiuto progressi in ciascuno di questi ambiti, ma il passo va accelerato.” Dopodiché, “misure mirate e temporanee di sostegno a famiglie e imprese possono essere necessarie, nelle fasi critiche, per attenuare l’impatto dei rincari”. Tali misure, però, “vanno affiancate da interventi strutturali volti ad affrontare la vulnerabilità energetica”. Infatti, “solo accelerando la transizione potremo ridurre stabilmente la dipendenza dall’estero ed evitare che nuovi shock tornino a colpire duramente redditi, competitività e crescita”.
Per concludere le sue Considerazioni, il Governatore è però tornato a gettare uno sguardo sull’Unione europea nel suo insieme. “In questo mondo instabile – ha detto Panetta – l’Europa deve trovare in una maggiore unità le condizioni della propria forza. Dispone di risparmio, capacità produttiva, competenze scientifiche, istituzioni e valori che restano un punto di riferimento nel mondo. Ha finalmente iniziato a reagire, definendo con chiarezza obiettivi e priorità. Deve ora mostrare rapidità di azione, trasformando quegli obiettivi e quelle priorità in decisioni, investimenti e risultati.”
Fernando Liuzzi
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