Tra il 2016 e il 2025, i farmaci equivalenti, biosimilari e medicinali off-patent hanno generato 8,2 miliardi di euro di risparmi. Nel 2025, il risparmio generato dai farmaci accessibili ha superato gli 850 milioni di euro. Nei prossimi anni questo contributo potrebbe rafforzarsi ulteriormente: se l’Italia raggiungesse livelli di utilizzo dei farmaci equivalenti analoghi a quelli della Germania, il sistema sanitario potrebbe liberare oltre 25 miliardi di euro in 10 anni. A questa prospettiva si aggiunge inoltre il prossimo patent cliff, con la scadenza di numerosi brevetti farmaceutici tra il 2026 e il 2028, che potrebbe favorire l’ingresso di nuovi equivalenti e biosimilari e generare ulteriori risparmi stimati in circa 1,2 miliardi di euro.
È il quadro che emerge dall’XI Rapporto dell’Osservatorio sui farmaci accessibili di Egualia, l’organo di rappresentanza dell’industria dei farmaci generici equivalenti, biosimilari e value added medicines, realizzato con il contributo di Nomisma e Teha Group e presentato a Roma il 29 settembre.
«I farmaci equivalenti danno un contributo importante perché consentono di generare risparmi per le casse pubbliche che nel 2026-2028 raggiungeranno quota 1,2 miliardi di euro- ha detto Marcello Gemmato, sottosegretario alla Salute, alla presentazione, oggi a Roma, del XI Rapporto dell’Osservatorio sui farmaci accessibili di Egualia, realizzato con il contributo di Nomisma Teha Group. «Si tratta di un dato molto importante per la sostenibilità del sistema sanitario. In questo contesto, però – ha evidenziato il sottosegretario – l’Italia è purtroppo tra gli ultimi Paesi in Europa per l’utilizzo dei farmaci equivalenti. E all’interno del Paese il Mezzogiorno è ancora più indietro rispetto al Settentrione. Probabilmente questo dato è il frutto di un retaggio storico che associa il farmaco equivalente a qualcosa di inferiore rispetto al farmaco originatore. Non è così: si tratta di farmaci che devono rispondere agli stessi rigorosi requisiti di qualità, sicurezza ed efficacia». «Bisogna quindi investire nella formazione e nell’informazione, a partire dagli operatori sanitari, affinché condividano e trasmettano ai cittadini l’opportunità di ricorrere ai farmaci equivalenti»
«Il messaggio che vogliamo lanciare al nostro interlocutore istituzionale – ha spiegato Zagaria – è di investire ancora di più in questa azienda, perché solo investendo in questa azienda il sistema sanitario nazionale non solo garantisce i risparmi, ma garantisce anche la possibilità, in un futuro, di avere la certezza di avere le forniture di farmaci, perché in un mondo globalizzato mai ci saremmo aspettati che la fornitura dei farmaci possa essere stata messa in discussione dalla crisi geopolitica e dalla crisi climatica. Il suggerimento che diamo, pertanto, è di investire su questi asset nazionali per poter salvaguardare la fornitura di farmaci nel futuro e continuare a
usufruire dei risparmi che questo porta».
«Le imprese dei farmaci accessibili hanno dimostrato una forte capacità di adattamento, continuando a investire, innovare e creare occupazione nonostante l’aumento dei costi. Oggi, però, – spiega Lucio Poma, capo economista di Nomisma – vediamo un primo segnale di discontinuità nella redditività. Il punto è che, in un mercato a prezzi regolati, l’efficienza ha un limite e non può compensare indefinitamente la crescita dei costi. È un segnale da non sottovalutare, perché nel tempo può tradursi in minori investimenti e in una progressiva riduzione dell’offerta».
«La crescita della spesa farmaceutica e le difficoltà della filiera – spiega Daniela Bianco, Partner, The European House – Ambrosetti; Responsabile, Health & Life Sciences, TEHA Group – ci impongono di ripensare la governance, superando una logica concentrata prevalentemente sul contenimento dei costi. Innovazione e farmaci accessibili svolgono ruoli diversi ma complementari per il Servizio Sanitario Nazionale, per questo serve una maggiore integrazione tra politica sanitaria e politica industriale, riconoscendo ai farmaci accessibili non solo il contributo alla sostenibilità della spesa, ma anche il loro valore strategico per la resilienza delle filiere e la sicurezza degli approvvigionamenti».
Olivér Várhelyi, Commissario alla Salute, Commissione Europea ha sottolineato: «Il nostro obiettivo è chiaro: garantire a tutti i pazienti europei l’accesso ai farmaci di cui hanno bisogno, quando ne hanno bisogno e a prezzi accessibili. Equivalenti e biosimilari sono fondamentali per ampliare le opzioni terapeutiche e assicurare la sostenibilità dei sistemi sanitari. Con la riforma della legislazione farmaceutica europea vogliamo semplificare i processi regolatori e favorire un più rapido ingresso sul mercato dei medicinali grazie alla revisione della clausola Bolar che garantirà una più omogenea applicazione tra gli Stati membri. Allo stesso tempo, attraverso il Critical Medicines Act, puntiamo a rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti e la resilienza delle filiere, superando una logica basata esclusivamente sul prezzo. Accesso, sicurezza delle forniture e capacità produttiva europea sono elementi essenziali di una politica farmaceutica realmente al servizio dei cittadini».
«I farmaci equivalenti sono una risorsa fondamentale per garantire l’accesso alle cure e la sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale- ha commentato Orazio Schillaci, Ministro della Salute- In uno scenario internazionale complesso, è essenziale rafforzare le filiere produttive e assicurare la continuità degli approvvigionamenti. Stiamo lavorando per una governance farmaceutica più moderna ed efficiente, capace di rispondere con maggiore rapidità ai bisogni dei cittadini. La sfida è coniugare terapie efficaci e accessibili, sostenibilità del SSN e solidità del sistema produttivo. Per raggiungere questi obiettivi è indispensabile un confronto costante tra istituzioni, imprese e tutti gli attori del sistema farmaceutico».
«Accessibilità e sostenibilità vanno considerate insieme – ha dichiarato Robert Giovanni Nisticò – Presidente AIFA . I farmaci equivalenti sono una leva importante per garantire cure efficaci e di qualità a un numero sempre più ampio di cittadini, contribuendo alla sostenibilità del SSN e liberando risorse per l’innovazione terapeutica. C’è ancora spazio per aumentarne l’utilizzo: la diffusione è inferiore nelle Regioni meridionali, e per colmare questo divario dobbiamo rafforzare informazione e fiducia di pazienti e professionisti sanitari. L’accesso passa anche dalla disponibilità dei farmaci: lavoriamo con tutta la filiera per prevenire le carenze, e gli equivalenti possono garantire la continuità terapeutica quando un prodotto manca. La sfida per AIFA è mantenere un quadro regolatorio rigoroso e trasparente, che tuteli qualità, sicurezza ed efficacia e favorisca un accesso tempestivo e uniforme alle terapie in tutto il Paese».
29 set 2026
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