La squadra più numerosa di Milano? Quella delle biblioteche


A cosa pensano le persone quando pensano a una biblioteca? La domanda sembra banale, ma le risposte sono tutt’altro che scontate. Nella cultura e nell’arte, gli immaginari sulle biblioteche sono moltissimi. Sui social network va per la maggiore l’estetica Dark Academia, fatta di riferimenti a Harry Potter, architettura classica e atmosfere misteriose. Nei lettori e negli spettatori formati negli anni ’80 Il nome della rosa ha lasciato un segno indelebile, con il suo archivio di scritti proibiti conservati nel labirinto, un po’ Piranesi e un po’ Escher. Ai cinefili viene in mente la New York Public Library raccontata da Wiseman nel suo documentario Ex Libris. O, forse, la prima apparizione ectoplasmica in Ghostbusters. Negli ultimi anni, poi, i lettori delle riviste di lifestyle hanno avuto modo di familiarizzare con le meravigliose biblioteche ipercontemporanee di Helsinki, Oslo o Seattle.

Al di là delle immagini mentali che si costruiscono attraverso i media e la letteratura, conta sempre molto l’esperienza di prima mano. Ma l’esperienza di chi?

La biblioteca rionale Tibaldi a Milano.

L’indagine Istat Aspetti della vita quotidiana 2025 ci dice che le biblioteche sono luoghi conosciuti e frequentati in modi molto diversi a seconda delle variabili socio-demografiche e delle strutture di opportunità territoriali.

Innanzitutto, dobbiamo tenere presente che neanche il 15% della popolazione italiana con almeno 6 anni d’età ha frequentato una biblioteca nell’arco dell’anno. Un numero che nasconde un forte differenziale di genere: il 17,4% sono donne, mentre il 12,6% sono uomini. Come profondo è il divario anagrafico, perché le biblioteche sono spesso un affare per giovani: nella fascia under24 si concentra la quota più alta di frequentatori abituali (quasi il 31%), un dato che stacca nettamente il resto del Paese e supera di oltre due volte la media nazionale. C’è poi un netto divario geografico, con l’affluenza al Nord del 20,3% degli abitanti, quella al Centro al 13% e quella al Sud ferma tra l’8 e il 9,5%. La frequentazione delle biblioteche è poi strettamente correlata al titolo di studio: tra gli over25 si passa infatti da una quota del 22,8% per chi possiede una laurea ad appena il 2,8% tra chi ha conseguito solo la licenza elementare.

Guardando questi dati in controluce, emergono chiaramente le principali minacce alle biblioteche in Italia. Innanzitutto, il sottofinanziamento cronico e la conseguente marginalizzazione istituzionale, culturale e sociale. Non necessariamente cancellazioni dei fondi quanto piuttosto progressivi assottigliamenti che si riflettono sul personale, sul patrimonio e sugli edifici. In secondo luogo, la mancata apertura verso fasce di popolazione finora escluse o – peggio – la contrazione nell’accesso di quelle attive: quando un’istituzione non ha le risorse per lavorare attivamente sulle mediazioni, sul territorio e sulla rimozione delle barriere, corre il pericolo di venire isolata.

In terzo luogo, la sistematica svalutazione delle competenze dei bibliotecari che, se da un lato vengono ancora troppo spesso percepiti (da chi le biblioteche non le frequenta) come funzionari che si limitano a ritirare e consegnare libri, operano (in realtà) sempre di più come mediatori civici della conoscenza come bene pubblico: professionisti altamente specializzati che agiscono in prima linea contro l’analfabetismo funzionale ed emotivo che attraversa la società negli anni bui che viviamo.

La biblioteca rionale Venezia a Milano.

Di fronte a questo scenario è sempre più urgente mostrare che la biblioteca non è solo un costo per la collettività ma che, al contrario, costituisce una piattaforma sociale e culturale indispensabile per il benessere collettivo. Spiegare questo valore significa far emergere l’impatto reale che la presenza di uno spazio pubblico di conoscenza, gratuito e ad accesso incondizionato genera nella vita delle persone. Rendere misurabile e narrabile questa ricchezza serve a guidare le scelte politiche, a giustificare gli investimenti pubblici e a far comprendere che la biblioteca agisce come presidio di democrazia e di riduzione dei divari digitali e culturali.

È per questo che i bilanci sociali delle biblioteche sono sempre più importanti: perché aiutano a studiarne e raccontarne il valore per pubblici molto diversi. Un valore che si produce attraverso e oltre il libro. È alla luce di queste considerazioni che cheFare ha lavorato con l’Area Biblioteche del Comune di Milano su Il Valore del Sistema Bibliotecario di Milano, il primo bilancio sociale che studia e racconta le forme del valore sociale e culturale prodotto dalle 26 biblioteche della città.

Il percorso ha prodotto oggetti editoriali pensati per diverse tipologie di pubblico: una ricerca, destinata agli addetti ai lavori e agli accademici; un report “executive”, pensato per i decisori pubblici e gli altri interlocutori istituzionali; un report narrativo, che adotta un tono più divulgativo e confidenziale per parlare agli utenti.

Un lavoro lungo e articolato che ha scandagliato le enormi moli di dati che il Comune raccoglie quotidianamente, integrandole con nuovi dati raccolti tramite focus group, interviste e questionari. Un modo per sistematizzare e rendere accessibili le diverse forme di valore che le biblioteche costruiscono sui territori, che si basa su due elementi chiave.

La biblioteca rionale Affori.

Da un lato, la costruzione di una Matrice del Valore che mette in relazione due piani: tre sfere (cosa fanno le biblioteche e per chi) e quattro dimensioni (dove lo fanno, cioè in quale ambito). La matrice aiuta a capire come e dove le biblioteche sviluppano benefici per la società, attraverso 12 indici come coesione sociale, benessere condiviso, accesso equo all’informazione e alla cultura, crescita individuale e collettiva.

Dall’altro, un investimento sulla divulgazione e il racconto che prova a ribaltare gli stereotipi sui bibliotecari, sulle biblioteche e su chi le frequenta. Un approccio che parte dal titolo, Biblioteca Amore Mio, e dalla copertina, con la foto di una giovane coppia che si bacia appassionatamente tra gli scaffali. Che prova a farsi domande che solitamente non ci facciamo, come “se la biblioteca non ci fosse più, tu cosa perderesti? Cosa perderemmo tutti?”. O a rappresentare in modo nuovo numeri che di solito leggiamo e dimentichiamo subito: “Lo sapevate che le biblioteche di Milano hanno più tesserati che Milan e Inter messi assieme? Sono 78mila!”

Che si voglia tenere presente o meno l’impostazione metodologica adottata a Milano, il bilancio sociale delle biblioteche è comunque ormai chiaramente uno strumento indispensabile per dialogare con le amministrazioni, consolidare il legame con chi le frequenta e intercettare chi non le ha mai vissute.

Bertram Niessen è presidente e direttore scientifico di cheFare

In apertura la sala studio della biblioteca Gallaratese a Milano. Fotografie del Sistema bibliotecario di Milano, usate sotto licenza CC BY-ND

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