Saluto romano a Verona, condanna definitiva per Bacciga


La lettura tecnica parte dall’effetto giuridico del rigetto: la condanna di appello diventa irrevocabile. Questo sposta il caso dal terreno del processo penale a quello dell’esecuzione, dei risarcimenti e della valutazione disciplinare forense.

Nota di correttezza giudiziaria: la condanna riguarda Andrea Bacciga e risulta definitiva dopo il rigetto del ricorso. Le motivazioni della Cassazione saranno depositate entro il termine indicato dai giudici.

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La decisione che chiude il giudizio penale

Il pronunciamento della Cassazione interviene sull’ultimo passaggio ordinario del procedimento. Il ricorso della difesa è stato respinto dalla I sezione penale nell’udienza del 27 maggio 2026. Il dispositivo conferma l’impianto della decisione veneziana del 23 ottobre 2025, depositata il 7 novembre, che aveva riformato l’assoluzione pronunciata dal Tribunale di Verona il 17 novembre 2022.

Il deposito delle motivazioni della Suprema Corte è atteso entro 90 giorni. Fino a quel momento il perimetro tecnico della decisione resta quello già tracciato dalla Corte d’Appello: gesto compiuto in pubblica riunione, ruolo istituzionale dell’autore, contesto della seduta e idoneità concreta del saluto ad assumere rilievo ai sensi della Legge Scelba.

Il fatto del 26 luglio 2018 e il contesto dell’aula

Il fatto accertato risale al 26 luglio 2018. L’aula era quella del Consiglio comunale di Verona a Palazzo Barbieri. Bacciga era consigliere di maggioranza eletto nella lista civica Battiti. Nel pubblico sedevano attiviste di Non Una di Meno con manto rosso e cuffietta ispirati al Racconto dell’ancella.

La seduta affrontava due mozioni. La prima riguardava presenza e sostegno ad associazioni antiabortiste nei consultori familiari. La seconda puntava a rendere cogente la sepoltura dei cosiddetti bambini mai nati anche senza consenso della partoriente. La ricostruzione processuale ha isolato la sequenza senza ridurla a un frammento visivo: il gesto fu rivolto verso le donne presenti tra il pubblico e venne descritto come ripetuto.

Dal primo grado alla Cassazione: la traiettoria del caso

Il Tribunale di Verona aveva assolto Bacciga nel 2022 con formula favorevole all’imputato. La Corte d’Appello di Venezia, su impugnazione della Procura e dell’ANED, ha riformato quella decisione nell’ottobre 2025. Il passaggio in Cassazione ha eliminato l’ultimo margine ordinario di contestazione sulla responsabilità penale.

In termini tecnici, definitiva significa irrevocabile dopo il rigetto del ricorso. Da oggi il baricentro si sposta su esecuzione della pena, liquidazioni civili e profilo disciplinare dell’avvocato. È un cambio di fase che spesso resta fuori dalla lettura immediata della notizia, pur essendo il punto che produce gli effetti pratici.

Il nodo della Legge Scelba

Il reato contestato rientra nell’articolo 5 della legge 20 giugno 1952 n. 645, la Legge Scelba. La norma colpisce le manifestazioni usuali del disciolto partito fascista quando avvengono in pubbliche riunioni. La Cassazione a Sezioni Unite, con la sentenza 16153 del 2024, ha chiarito il criterio oggi decisivo: il saluto romano può integrare il delitto quando le circostanze concrete fanno emergere il pericolo di riorganizzazione del disciolto partito fascista.

La verifica riguarda quindi contesto, destinatari, luogo e funzione dell’autore del gesto. Nel caso veronese questi elementi convergono dentro una sede elettiva, durante una seduta aperta al pubblico e davanti a cittadine presenti per seguire un voto politico sul corpo delle donne e sulla disciplina locale connessa all’aborto.

Perché la sede istituzionale pesa nella valutazione

Nei motivi d’appello, il contesto ha un peso più forte dell’angolo del braccio. La Corte territoriale ha preso in esame la sede istituzionale, il ruolo di consigliere e il bersaglio del gesto. La valutazione giuridica si è concentrata sull’effetto dell’atto dentro una seduta pubblica dedicata a temi legati ad aborto, consultori e ruolo sociale delle donne.

Una differenza tecnica fa ordine in una discussione spesso confusa. Il processo penale riguarda l’idoneità del gesto, in quel luogo e in quel momento, a evocare una simbologia fascista nel perimetro della Legge Scelba. Il punto sensibile sta nella combinazione tra aula democratica e potere rappresentativo dell’autore.

La pena: cosa risulta sospeso e cosa resta operativo

Il dispositivo d’appello, ora confermato quanto alla responsabilità, prevede sei mesi di reclusione e 250 euro di multa. Sono state disposte anche le pene accessorie ex articolo 28 comma 2 numeri 1 e 2 del codice penale per cinque anni, nella forma dell’interdizione dai pubblici uffici. Lo stesso dispositivo indica sospensione delle pene principali e accessorie e non menzione.

Il dettaglio operativo da separare dal titolo della condanna è questo: la sospensione incide sull’esecuzione della pena, mentre la trasmissione al Consiglio di disciplina apre un piano autonomo per la valutazione deontologica dell’avvocato. La sede disciplinare segue regole proprie e riguarda le conseguenze professionali del provvedimento penale.

Risarcimenti e parti civili

Il danno morale riconosciuto alle parti civili è stato liquidato in 5.000 euro per l’ANPI e in 5.000 euro per l’ANED. Alle tre attiviste di Non Una di Meno costituite parte civile spettano 800 euro ciascuna. La somma complessiva delle spese legali posta a carico di Bacciga dopo il rigetto è indicata in 8.962,94 euro.

La distinzione è rilevante: i risarcimenti compensano il pregiudizio morale riconosciuto dal giudice penale, mentre le spese riguardano il costo della partecipazione al processo. La presenza delle parti civili ha inciso anche sulla lettura pubblica del procedimento perché ha portato dentro il giudizio associazioni legate alla memoria antifascista e persone direttamente destinatarie del gesto.

Cosa cambia da ora

Il caso entra in una fase meno visibile e più concreta. La Cassazione depositerà le motivazioni entro il termine indicato; le parti avranno un testo utile a comprendere quali argomenti sono stati ritenuti decisivi. Sul piano civile restano i risarcimenti e sul piano forense si apre la valutazione disciplinare già sollecitata dalla trasmissione degli atti.

Per le istituzioni locali il precedente rafforza un criterio: il simbolo fascista in assemblea pubblica viene letto insieme al luogo e alla funzione istituzionale dell’autore, con attenzione al destinatario concreto. Questa è la soglia che distingue l’episodio veronese da una disputa generica sulla gestualità politica.


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 Junior Cristarella

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