Un villaggio dove il vulcano fuma in alto e un fiume gelido scolpisce canyon in basso non sembra reale. Eppure succede, ed è il motivo per cui Castiglione di Sicilia conquista al primo sguardo. In pochi chilometri si passa da vicoli medievali a pareti di basalto nero, da un castello che domina la valle a calici di Etna DOC serviti tra vigneti antichi. L’effetto sorpresa è costante: un campanile a bulbo in Sicilia? Un treno del vino attorno a un vulcano attivo? Un borgo poco turistico che offre esperienze forti, ma anche lentezza e silenzio.
Dove si trova Castiglione di Sicilia
Castiglione di Sicilia sorge nella provincia di Catania, stretto tra tre aree naturali: il Parco dell’Etna, il Parco dell’Alcantara e, poco più a nord, l’area dei Nebrodi. Il borgo abbraccia una collina che guarda da un lato i canyon lavici del fiume Alcantara e dall’altro i versanti del vulcano, circondato da vigne, agrumeti e colate antiche ormai pietra.
Riconosciuto tra i Borghi più belli d’Italia e dichiarato di notevole interesse pubblico negli anni Novanta, custodisce secoli di stratificazioni: periodo arabo (quando era noto come “il castello”), poi città regia sotto Normanni e Svevi, fino al Novecento, quando ha ricevuto una medaglia di bronzo al merito civile per la partecipazione alla Seconda guerra mondiale.
Come arrivare e quanto fermarsi
La soluzione più pratica è l’auto. Dall’aeroporto di Catania-Fontanarossa si segue l’autostrada costiera verso Messina, si esce a Fiumefreddo di Sicilia e si risale l’interno passando da Piedimonte Etneo e Linguaglossa: in genere serve circa un’ora, con scorci continui sull’Etna. Da Palermo il tragitto è più lungo, attraversa la Sicilia interna verso Catania e poi prosegue sullo stesso percorso, ma ripaga con paesaggi che cambiano spesso.
Per un assaggio completo bastano 24 ore: mattina nel centro storico e al castello, pomeriggio nella valle dell’Alcantara o tra le cantine della Strada del Vino. Per provare più escursioni (Etna, quad, cavalli, degustazioni) conviene restare 2-3 giorni, scegliendo un agriturismo o un wine resort nei dintorni per vivere davvero il territorio.
Centro storico e Castello di Lauria: la Sicilia medievale in verticale
La visita funziona meglio a piedi, salendo piano dal basso verso l’alto. I vicoli sono piccoli, in pietra, spesso in pendenza, con case addossate, balconi in ferro battuto e archi che aprono improvvisi scorci sulla valle. Il borgo è scandito da chiese e piccoli tesori: la Basilica della Madonna della Catena conserva altari lavorati, tele e argenti legati alla devozione locale. Poi c’è la Chiesa di Sant’Antonio Abate, seicentesca, che sorprende con un campanile dalla cupola a bulbo, dettaglio raro qui, ben visibile tra tegole rosse e pietra chiara.
La salita conduce al simbolo del paese: il Castello di Lauria. La fortezza, aggrappata a una roccia di arenaria, era il cuore del sistema difensivo della valle. Un tempo includeva due strutture, il “castelluzzo” e il “castel grande”; oggi si leggono ancora torri, tratti di mura e la parte campanaria. Dalla sommità la vista scorre lungo l’Alcantara, sulle linee scure delle antiche colate e, nelle giornate limpide, verso l’Etna e i suoi crateri.
Gole dell’Alcantara ed Etna: esperienze tra acqua gelida e lava recente
Qui la natura non si guarda soltanto: si tocca. Nella valle dell’Alcantara una proposta speciale è la passeggiata a cavallo tra piccole gole e campi, fino alla Cuba bizantina, antico edificio di culto in pietra dalla pianta quasi cubica. Il percorso, di circa un’ora e mezza, alterna bosco, saliscendi e guadi ed è indicato anche per chi si avvicina all’equitazione con il supporto di guide locali.
Chi preferisce l’off-road sceglie il quad. Gli itinerari nelle Gole dell’Alcantara cambiano per durata e intensità e mescolano sterrato, ciottoli e passaggi in acqua. I giri più lunghi risalgono verso Castiglione, con viste dall’alto su canyon, campi e boschi.
Body rafting nel canyon lavico
Per un contatto totale con il fiume si punta al body rafting. Con muta e casco si risale tra pareti di basalto colonnare e poi ci si lascia portare dalla corrente, tra rapide, cascate e vasche naturali.
La tappa iconica è la cascata di Venere, dove la roccia disegna geometrie scure impressionanti. L’acqua è fredda e l’adrenalina è reale: serve voglia di bagnarsi e di affrontare piccoli salti.
Verso i 2.850 metri: Pizzi Deneri e i campi lavici del 2002
Guardando in alto si entra nel mondo dell’Etna: dal versante nord, facilmente accessibile da Castiglione, su prenotazione si sale con mezzi 4×4 verso l’Osservatorio Vulcanologico di Pizzi Deneri, a circa 2.850 metri.
La traccia attraversa i campi lavici dell’eruzione del 2002, un mare nero e irregolare quasi privo di vegetazione. In quota il terreno è un tappeto di detriti piroclastici, l’aria è più rarefatta e il profumo è leggermente sulfureo; davanti, i crateri sommitali dominano l’orizzonte. Spesso è previsto un breve trekking guidato per leggere la storia eruttiva del vulcano sul campo.
L’Etna a dorso l’asino
Per famiglie o per chi cerca quiete si propone l’Etna Donkey Trekking, passeggiata a dorso d’asino sulle antiche mulattiere nella zona di Linguaglossa. Animali pazienti e paesaggi di ginestre, muretti a secco e conifere trasformano l’uscita in un’esperienza dolce e senza fretta.
Vini, tavole e tradizioni: l’anima buona del territorio
Castiglione di Sicilia sta nel cuore della DOC Etna, una delle zone enologiche più interessanti del Paese. Suoli vulcanici, altitudini diverse e vitigni storici come nerello mascalese e carricante danno vini verticali e minerali. La Strada dei Vini dell’Etna collega cantine tra contrade celebri come Solicchiata, Passopisciaro, Verzella e Randazzo: durante le visite si passeggia tra filari scuri, si entra in barricaia e si assaggiano etichette affiancate da pane locale, olio e prodotti del territorio.
Una chicca è il Treno dei Vini dell’Etna: si sale sulla Ferrovia Circumetnea lungo le pendici del vulcano e, con un servizio bus dedicato, si raggiungono le cantine per le degustazioni.
L’identità gastronomica si ritrova anche a tavola. A Solicchiata, Cave Ox è un riferimento per cucina etnea e un’ampia selezione di vini della zona. In menu prevalgono ingredienti locali: verdure coltivate su suoli lavici, carni, formaggi, olio extravergine, oltre a pizze curate negli impasti.
Articolo visto su (travel.thewom.it) Sospeso tra il fuoco del vulcano e l’acqua del fiume: il magico borgo siciliano che sembra uscito da una fiaba
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Redazione
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