“Mani Libere”: Ferrara e Crescenzi lasciano. Mastrangeli perde altri due pezzi

C’è una scena che si ripete con stancante puntualità nella storia di questa consiliatura nel Comune di Frosinone: qualcuno lascia e si riposiziona. Ancora una volta sono Marco Ferrara e Sergio Crescenzi, che con una PEC inviata oggi alle 12:15 al sindaco Riccardo Mastrangeli, al segretario generale Mauro Andreone ed al capogruppo di Identità Frusinate Christian Alviani hanno formalizzato l’addio immediato al gruppo consiliare. Destinazione: Gruppo Misto, in attesa di costituire il Gruppo Mani Libere.

Una scelta fondata sull’articolo 27 comma 5 dello Statuto comunale. Come da prassi consolidata a Palazzo Munari, lo spostamento dei due Consiglieri innesca la ridistribuzione di spazi, risorse e quote di partecipazione nelle Commissioni Consiliari.

Il secondo cambio

Paolo Trancassini (Foto: Alessandro Amoruso © Imagoeconomica)

È il secondo cambio di Gruppo che Ferrara e Crescenzi compiono in questa consiliatura. Eletti in Fratelli d’Italia non erano stati accontentati dal loro Partito al quale chiedevano un assessorato (per Crescenzi) e la guida del Gruppo (per Ferrara). A mettere un punto fermo era stato il Coordinatore Regionale Paolo Trancassini bloccando qualsiasi operazione che potesse essere interpretata come un appoggio preventivo alla ricandidatura del sindaco Mastrangeli. Si erano spostati ad Identità Frusinate dove Ferrara ha reclamato la presidenza del Consiglio Comunale: anche questa è stata bloccata per il veto di FdI. Così hanno ripiegato i bagagli e sono andati via.

Mani Libere: due parole che dicono esattamente quello che le dimissioni dal Gruppo non dicono esplicitamente. Ferrara e Crescenzi non si sentono più vincolati dalle logiche di schieramento della lista d’origine. Non si sentono più obbligati a sostenere il sindaco. Non chiedono permesso. È un avviso ai naviganti — interni ed esterni alla maggioranza — confezionato con la stessa precisione chirurgica della PEC che lo accompagna.


Riccardo Mastrangeli (Foto © Stefano Strani)

Suona come un sinistro avvertimento per il sindaco Mastrangeli e  per la tenuta dei numeri della maggioranza, già al limite estremo di 17 voti: ci arriva e non ci arriva. Tradotto dal politichese: d’ora in avanti ogni singola delibera, passerà sotto il microscopio del neonato gruppo consiliare, che non si sente più vincolato ad alcuna disciplina di scuderia. Non equivale necessariamente a un’uscita dalla coalizione che sostiene Mastrangeli. Ma certamente aumenta il peso specifico dei due consiglieri, che da oggi potranno negoziare ogni passaggio con maggiore libertà.

Il conto che si aggiorna ogni settimana

Per chi segue le dinamiche di Palazzo Munari da mesi, la notizia non sorprende nella sostanza. Sorprende semmai nella forma: perché l’uscita da Identità Frusinate di Ferrara e Crescenzi arriva in un momento in cui la crisi della presidenza del Consiglio Comunale è ancora irrisolta, il blocco degli undici consiglieri che ha scritto al Prefetto è ancora compatto, e la maggioranza conta i propri voti come un cassiere di banca conta il resto prima di consegnarlo. Con la stessa ansia.  (Leggi qui: Undici consiglieri scrivono a Prefetto e Ministero: delibere dubbie a Frosinone. E qui: Il significato politico della lettera degli 11 al Prefetto ed al Ministero dell’Interno).

Massimiliano Tagliaferri (Foto: Simone Desiato)

Vale la pena ricordare il contesto immediato. Ferrara ricopre ancora la carica di vicepresidente vicario, esercitando le funzioni di presidente dell’aula dopo le dimissioni di Massimiliano Tagliaferri. È lui che convoca, lui che presiede. E ora è anche lui che ha appena cambiato etichetta politica. Una circostanza che aggiunge ulteriore complessità istituzionale a una situazione già sufficientemente ingarbugliata. E che tornerà probabilmente al centro del dibattito tra chi ritiene legittime le sue funzioni vicarie e chi, invece, continua a contestarle.

Nanogitis convoca il direttivo, ma il chiarimento non c’è

La PEC di oggi non è caduta dal cielo. Ha una storia, e quella storia doveva finire martedì 14 luglio alle 19: la Pec l’ha anticipata di un giorno e mezzo. Per martedì sera il presidente di Identità Frusinate Marcello Nanogitis aveva convocato formalmente il direttivo della lista con un obiettivo preciso: costringere Ferrara e Crescenzi ad assumere una posizione chiara sul piano politico. Tradotto: o siete con noi, o dite apertamente che non lo siete. Del resto la riunione era stata convocata con toni che non lasciavano spazio a diplomazie: «Sarà quella la sede naturale nella quale potranno rappresentare le proprie ragioni e chiarire le rispettive posizioni, senza sottrarsi al confronto interno».

Marcello Nanogitis

Nanogitis aveva anche risposto frontalmente alle rivendicazioni dei due sulla propria consistenza elettorale, tirando fuori i numeri delle ultime elezioni comunali: Valentina Sementilli con 611 preferenze e Christian Alviani con 289. Un modo per dire che il peso politico non si costruisce solo con le rivendicazioni. L‘aut-aut era netto: chi non condivide il sostegno al sindaco Mastrangeli come ragion d’essere della lista è libero di andarsene. L’ordine del giorno della riunione prevedeva anche un chiarimento sui temi amministrativi più divisivi: BRT, piste ciclabili, ascensore inclinato, verde pubblico, riqualificazione dello Scalo. Dossier su cui la posizione dei due consiglieri era rimasta, agli occhi degli iscritti, deliberatamente ambigua.


A quella riunione non ci si è arrivati: il nodo è arrivato prima al pettine. La PEC inviata oggi alle 12:15 ne è la prova più eloquente. Ferrara e Crescenzi non hanno risposto al direttivo con le parole: hanno risposto con un atto. Ed il nuovo Gruppo, il suo nome Mani Libere dicono tutto quello che c’era da dire sulla riuscita del tentativo di chiarimento convocato da Nanogitis.

Identità Frusinate si assottiglia

Christian Alviani

Per Alviani e per la civica che presiede, il colpo è duplice: perde due consiglieri e perde quella coesione interna che è condizione necessaria per avere peso politico. Identità Frusinate nasce con ambizioni di raccogliere consenso moderato a sostegno del sindaco: un’uscita così marcata, con tanto di nome provocatorio, è una ferita che lascia il segno.

Per Mastrangeli, il conto si aggiorna ancora. Ferrara e Crescenzi erano già da settimane consiglieri con un piede fuori dalla maggioranza. Il loro voto non era garantito, le loro posizioni erano autonome, la firma sotto la lettera al Prefetto aveva già detto tutto. Ma c’è una differenza tra un consigliere che si distingue e un consigliere che formalizza l’uscita. La prima è politica. La seconda è atto. E gli atti producono conseguenze regolamentari, numeriche, istituzionali.

La geometria variabile difficile da governare

Quello che sta accadendo a Frosinone non è una crisi politica nel senso classico del termine, con una maggioranza che cade, un’opposizione che avanza, un nuovo equilibrio che si forma. È qualcosa di più caotico e, per certi versi, più insidioso: una consiliatura che si sgrana lentamente, senza che nessuno abbia il coraggio (o l’interesse) di mettere un punto definitivo.

Come scriveva Henry Kissinger«Chiunque creda che la politica sia una scienza esatta non ha mai visto una coalizione dall’interno»A Palazzo Munari la coalizione, ormai, si vede benissimo dall’interno. E quello che si vede non è rassicurante.


Resta da capire come il sindaco e le forze rimaste fedeli a Identità Frusinate gestiranno questo ulteriore strappo. La risposta arriverà, come sempre a Frosinone, non dalle dichiarazioni, ma dai numeri. Quelli in aula. Quelli sulle schede. Quelli che, a meno di un anno dalle elezioni, nessuno può più permettersi di perdere.

«Mani Libere». Detto. Fatto.


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